Un mostro chiamato Charal: obiettivo 40 nodi per l’IMOCA 60 più estremo mai visto

Il primo volo di Charal

Basta darle uno sguardo per capire subito che non si tratta di una barca comune. Il nuovo Imoca 60 Charal, disegnato dallo studio VPLP e costruito dal cantiere CDK, destinato allo skipper Jérémie Beyou, fa parte della seconda generazione degli IMOCA foil ed è destinato a stupire.

I riferimenti al più rivoluzionario dei 60 della prima generazione, Hugo Boss di Alex Thomson, sono subito evidenti: svasatura del ponte esasperata per avere il massimo dell’aerodinamicità e la minima resistenza al flusso d’acqua che sale sul ponte, volumi anteriori molto potenti in particolare nella parte bassa della prua. Ma soprattutto il progetto di Charal è tutto incentrato sui foil. Non come la precedente generazione, dove i foil venivano concepiti in base alla carena, ma questa volta è avvenuto il contrario: si è partiti da un’idea di foil per poi concepire la carena. Il modello ancora una volta è stato probabilmente Hugo Boss, che montava delle appendici particolarmente voluminose, ma è chiaro che stiamo parlando di qualcosa di diverso.

I foil a spigolo, dalla forma spezzata, ricordano addirittura quelli visti sull’ AC50 di Team New Zealand che vinse l’America’s Cup alle Bermuda, non a caso Guillarme Verdier dello studio VPLP faceva parte del design team dei kiwi.

Il varo

Alla prima uscita la barca non ha fatto alcuna fatica a mostrare subito un volo stabile e duraturo, e l’obbiettivo dichiarato dal Team di Beyou è quello di poter portare la barca fino a 40 nodi. Esordio in regata alla Route du Rhum.

Mauro Giuffrè


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