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Giro del mondo in equipaggio, un’epopea lunga 45 anni. SECONDA PARTE

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Tappa numero 9 della Volvo Ocean Race da Newport a Cardiff, a bordo dei vincitori del giro di Dongfeng. I grinder Horace e Stu Bannatynne lavorano sotto cascate di centinaia di litri d’acqua.

Nella prima puntata (LEGGI QUI), vi abbiamo raccontato le origini del giro del mondo in equipaggio. Oggi vi raccontiamo l’avvento dell’era VOLVO fino all’edizione della Volvo Ocean Race 2017-2018, con uno sguardo verso il futuro.

IL PERIODO TECNOLOGICO

1993-94

Il sesto appuntamento con la Whitbread arriva con una novità: accanto ai maxi viene introdotta una nuova classe regolata dalla box rule, quella dei Wor 60. C’è una barca italiana, Brooksfield, capitanata da Guido Maisto, che chiuderà sesta tra i Wor 60 nonostante una grave avaria al timone. A bordo anche Mauro Pelaschier, che lascerà il team a Fremantle per dissapori con l’equipaggio. Si tratta dell’ultima esperienza italiana al giro del mondo. Vince Yamaha, tra i maxi trionfa New Zealand Endeavour.

’97/98

L’ultima edizione a marchio Whitbread vede al via dieci imbarcazioni: si tratta per la prima volta di un confronto tra barche molto simili, essendo tutte Wor 60. La classifica si stila in virtù dei piazzamenti in ognuna delle nove tappe e non più sulla base del tempo compensato. A trionfare è l’equipaggio svedese di EF Language capitanato dal “baffo” Paul Cayard.

’01/02

Nel 2001/02 la regata diventa Volvo Ocean Race, con l’ingresso della casa automobilistica svedese come sponsor. Al via ci sono otto team, vengono introdotte nuove tappe inedite (come quella di Goteborg e di Kiel) per assecondare le strategie di mercato di Volvo. Si registrano molti danni, e alla fine riesce a spuntarla l’equipaggio tedesco di Illbruck Challenge, con skipper John Kostecki. La folla di persone che accoglie gli equipaggi a Goteborg e in Germania non la si vedeva neanche in Coppa America.

Edizione 2001-2002, Amer Sport One di Grant Dalton in approccio a Sydney, con vento forte sotto spinnaker, incappa in una strapoggia clamorosa con l’albero che tocca l’acqua, per la gioia dei fotografi.

L’ERA VOLVO OCEAN RACE

2005/06

Sette barche, 10 tappe: e la comparsa dei nuovi Volvo Open 70, due metri più lunghi e una tonnellata più leggeri. Domina l’Olanda che vince con Abn Amro I di Mike Sanderson (la gemella ABN Amro II di Sebastien Josse chiude al quarto posto dopo avere perso in mare Hans Horrevoets ripescato morto), frutto della matita di Juan Kouyoumdjian. Si inaugura l’era delle barche vincenti firmate da Juan K che durerà ancora per ben due edizioni.

’08/09

L’edizione 2008/09 vede al via otto Volvo 70: le differenze tra le barche sono minime. Dopo 10 tappe, con scali in India, Singapore e Cina, gli svedesi di Ericsson 4, con skipper Torben Grael (foto in alto), vincono davanti agli americani di Puma Ocean Racing capitanati da Ken Read

’11/12

Un’edizione teatro di tante, troppe rotture che hanno coinvolto i sei team partecipanti (un minimo storico) fin dalla prima tappa, da Alicante verso Città del Capo. In più, per scongiurare il pericolo pirati, durante la seconda tappa le barche vengono scortate in un porto segreto (che si scoprirà poi essere Malé, alle Maldive) e di lì trasportate in nave fino a poche miglia da Abu Dhabi, giusto per lo sprint finale. Alla fine la spuntano, a sorpresa i francesi di Groupama 4 con Franck Cammas.

’14/15

November 30,2014. Team Vestas Wind fa naufraggio sull’atollo Cargados Carajos Shoals in pieno Pacifico

L’ex amministratore delegato della Volvo Ocean Race, Knut Frostad, tenta di rivitalizzare la Volvo Ocean Race con l’introduzione di una classe one design, i Volvo Ocean 65 progettati da Farr e realizzati da un pool di cantieri: una soluzione che consente di ridurre i budget di partecipazione e, in teoria, di navigare in maggiore sicurezza. L’obiettivo dichiarato era quello di avere otto barche, ci si ferma a sette con l’iscrizione in extremis dei danesi Team Vestas. Vince Azzam Abu Dabi Ocean Racing del britannico Ian Walker ma l’edizione verrà ricordata per il naufragio di Vestas.

Dongfeng Race Team

’17/18

Sette i team dell’ultima edizione e anche questa volta non sono mancate iscrizioni dell’ultimo minuto di team messi insieme in pochissimo tempo. La vittoria sul filo di lana è andata a Dongfeng Race Team di Charles Caudrelier che ha beffato tutti nell’ultima tappa. Un’edizione che ha fatto segnare due morti, il pescatore cinese deceduto nella collisione con Vestas a largo di Hong Kong e John Fisher di Scallywag. Nella nona tappa Team Akzo Nobel di Simon Tienpont abbatte il muro delle 600 miglia in 24h stabilendo il nuovo record in 601.63 a 25,08 nodi di media. Pochi giorni prima della fine della regata il managment annuncia la svolta. Volvo lascia, spazio a un nuovo proprietario e nuovi progetti.

VERSO IL FUTURO

La Volvo Ocean Race (ma si chiamerà ancora così?) pensa al futuro ed ecco che arriva a proposito di barche una soluzione che già da tempo appariva come la più logica: l’apertura agli IMOCA 60 foil (foto in alto), una classe di barche decisamente più performanti, rispetto ai robusti VO65, che con la loro box rules farebbero tornare il fascino della progettazione e la sua incertezza come ingrediente d’appeal della regata. Oltre a ciò gli IMOCA 60 sarebbero spendibili per più di una competizione, hanno un mercato molto attivo, e dal punto di vista di un team è una barca più semplice anche da reperire usata o rivendere dopo la regata. Le due barche comunque potrebbero vivere insieme una prima edizione come classi differenti. “E’ un primo passo dei molti che andranno fatti per la prossima edizione del 2021,” ha detto Johan Salen, co-Presidente della regata. “E’ in atto un processo per definire gli elementi che saranno necessari a rendere la prossima edizione del giro un successo, sia dal punto di vista tecnico che commerciale. Una questione complessa, con molte sfaccettature, stiamo rispettando l’input che ci arriva dalle varie parti coinvolte, da World Sailing (la Federazione Mondiale della Vela) ai velisti, ai team e ai partner”. In ballo non ci sono solo le barche: il Grande Sud non può più aspettare.

 

 

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