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Giro del mondo in equipaggio, 45 anni di grande sfide ma adesso si cambia. PRIMA PARTE

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L’ingresso degli IMOCA 60 di fianco ai Volvo Ocean 65 monotipi è ormai ufficiale, anche se ancora non è certo quale sarà il nome della regata. Il giro del mondo in equipaggio però è una storia che va avanti dal 1973, una storia epica fatta di Oceani, uomini e barche. La andiamo a ripercorrere edizione per edizione, in attesa di sapere che ne sarà di una delle regate più famose al mondo.

IL PERIODO EROICO

Edizione 1973-74

Alla prima edizione della Whitbread partecipano 17 imbarcazioni: c’è anche il mitico Eric Tabarly con il suo Pen Duick VI. Tre le barche italiane al via: Guia di Giorgio Falck, CS&RB di Doi Malingri e Tauranga di Eric Pascoli. Vince il messicano Ramon Carlin a bordo dello Swan 65 Sayula, con un equipaggio composto da parenti e famigliari. La Whitbread si guadagnò la fama di regata più pericolosa del mondo già a partire dall’edizione del 1973/74. A morire furono tre marinai: Paul Waterhouse, imbarcato sullo Swan 55 italiano Tauranga e lo skipper di 33 Export Dominique Guillet caddero in mare e non vennero mai più ritrovati, mentre l’inglese Bernie Hosking, facente parte del team di Great Britain II, fu ripescato dopo essere caduto nel Mar di Tasmania ma vani furono i tentativi di rianimarlo.

’77/78

Il Flyer

La Whitbread del 1977/78 consacra l’industriale olandese Cornelis Van Rietschoten che vince a bordo del ketch Flyer. Il suo segreto? Un approccio che potremmo definire già professionistico, con lunghi periodi dedicati a testare le prestazioni della barca e sessioni di allenamento per l’equipaggio. L’unica barca italiana a prendere parte a questo giro del mondo è B&B Italia, capitanata da Corrado Di Majo, a bordo tra gli altri anche Paolo Martinoni: Di Majo a 24 anni è lo skipper più giovane nella storia della regata. B&B chiude al nono posto.

’81/82

Nell’81/82 è ancora Van Rietschoten a imporsi su Flyer II: è tuttora l’unico ad aver vinto due giri del mondo. Ben cinque gli equipaggi italiani: Rolly Go di Giorgio Falck. Il gagomma di Roberto Vianello, Save Venice di Doi Malingri, Viva Napoli di Beppe Panada e Laboratorio di Claudio Stampi.

’85/86

La Whitbread inizia a cambiare: chi vuole vincere si presenta con barche ultratirate. L’epoca dei navigatori leggendari sta finendo per lasciare spazio a quella dei regatanti. Vince Lionel Pean su L’Esprit L’Equipe. In questa edizione non partecipa nessun equipaggio italiano.

’89/90

Ventitre barche al via, di cui 15 maxi. Ormai non c’è più spazio per gli scafi più vecchi. Torna Giorgio Falck con Gatorade (che si piazza ottava). Ma gli occhi sono puntati su un tale Peter Blake, che a bordo del ketch Steinlager II (foto in alto) vince tutte e sei le tappe della regata trionfando davanti a un altro neozelandese che farà carriera, Grant Dalton.

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