developed and seo specialist Franco Danese

Consigli per una crociera felice: sapete manovrare in rada?

Caro ministro si dia da fare: scopra perché non c’è ancora il registro telematico!
7 giugno 2018
L’alluminio è per sempre. Torna di moda un materiale che ha fatto la storia della nautica
8 giugno 2018

Sharing is caring, condividilo con i tuoi amici!

rada fotoVia dai porti, è il momento di godersi in crociera baie e insenature: ecco i nostri consigli per eseguire le manovre corrette, comode e in sicurezza, in modo da non dare fastidio ai vicini e passare la notte tranquilli.

LO STUDIO DELL’AMBIENTE
Per passare la notte tranquilli in rada, dovrete predisporre con cura la manovra di ancoraggio studiando l’ambiente circostante, cercando di cogliere gli “indizi” necessari a prevedere ipotetici problemi. La prima domanda da porsi è relativa all’ingresso della rada: il suo posizionamento fornisce protezione sia dai venti principali che dalle onde? Tenete presente che il regime di brezza può cambiare anche drasticamente dal giorno alla notte (con il sole la terra si scalda maggiormente dell’acqua, attirando a sé l’aria più fresca, mentre di notte, raffreddandosi prima del mare, crea il processo inverso). Prima di dare fondo, poi, guardatevi intorno: non solo alla ricerca di imbarcazioni ormeggiate o secche che potrebbero dar luogo a problemi, ma con un occhio attento a ciò che racconta la natura intorno a voi. Gli alberi sulla costa piegati in un certo modo, ad esempio, indicano la direzione e l’intensità del vento che solitamente soffia nell’area. Un paesaggio molto brullo favorisce il riscaldamento della terra e potrebbe causare brezze termiche di maggiore intensità. Se non siete in Italia (dove è vietato), valutate se, in rada, ci sia qualche posto che possa prestarsi al più sicuro ormeggio con le cime a terra. Anche il fondale va studiato minuziosamente, sulla base del modello di ancora che possedete. Occhio che alghe e fango, in genere, non garantiscono buone tenute. Se avete paura di spedare, utilizzate anche l’ancora di rispetto per effettuare un afforco o un appennellaggio.

gavitello-ormeggioORMEGGIARSI AL GAVITELLO
Sono sempre di più le baie in Italia in cui vengono predisposti dei gavitelli per l’ormeggio: una volta ormeggiati sarete al sicuro, ma le difficoltà arrivano al momento dell’aggancio. In assenza di corrente, si avanza a motore verso il gavitello, prua al vento e a bassa velocità; quando la ruota di prua arriva all’altezza del gavitello, si passa una cima nell’anello dell’asta e i giochi sono fatti. Per facilitare ulteriormente le operazioni, esistono mezzi marinai “intelligenti” come l’Hook&Moor o l’HandyDuck che permettono di far passare la cima senza doversi chinare dalla prua. La situazione si complica se la corrente è forte e non viene dalla stessa direzione del vento. La tecnica da marinai provetti prevede di togliere gas per lasciarsi scivolare assecondando la corrente e accelerare a fondo quando si arriva al livello del gavitello, per eseguire una rotazione sul posto. Per ottenere tale rotazione, si toglierà nuovamente il gas e si aggancerà il gavitello al volo. C’è comunque un metodo più sicuro, ma per prima cosa dovrete determinare la risultante tra forza del vento e forza della corrente: guardate le altre barche ancorate, individuando la posizione neutra rispetto al vento e alla corrente. Qualora non fossero presenti altre imbarcazioni, bisogna che troviate da soli la posizione di equilibrio: mettetevi abbastanza lontani dal gavitello e cercate un punto di partenza da cui si possa puntare verso la boetta, senza essere deviati né da un lato né dall’altro, anche a velocità ridotta. Trovato il punto, risalite verso il gavitello: arrivati a destinazione, fatelo sfilare lungo la barca e una volta che siete alla sua altezza mettete il motore in folle e procedete ad agganciarvi.

notte-radaLEVARE L’ANCORA DI NOTTE CON VENTONE
Può capitare, in rada, di doversi spostare nella notte: una delle difficoltà dell’operazione consiste nel levare l’ancora, soprattutto se il vento raggiunge i 20 nodi e c’è un po’ di maretta (dato che le condizioni stanno diventando ingestibili, opterete giustamente per riparare in porto). Proviamo a simulare una situazione: sono circa le tre del mattino, il vento soffia a forza 5, e siete ancorati su 6/7 metri di fondo (circa 18 m di catena a cui si aggiungono 10 m di cima). Per sollevare l’ancora fate indossare i guanti all’ancorista, accendete il motore, portatevi perpendicolari alla posizione dell’ancora e date ancora un po’ di gas. Anche se a fatica, dovreste riuscire a recuperare a mano i 10 metri di cima. Dopodiché, una volta arrivati alla catena, rimettetela nella puleggia del musone (e se lo avete, nel salpancora). Non dovete lasciarla filare quando la barca sale sull’onda e dovete approfittare dei momenti in cui scende per recuperarla. Se non ce la fate, la soluzione sta nel mollare l’ancoraggio: prendete un parabordo (con su scritto il nome della barca) e una cima che sia un po’ più lunga della profondità dell’acqua. Mettete la cima tra la catena e il parabordo (in un punto qualsiasi della catena) e tagliate con un coltello la legatura. La catena a quel punto è libera e il tutto cade in acqua. Tornerete a recuperare l’ancoraggio quando le acque si saranno calmate.

ancoraggio-a-velaL’ANCORAGGIO A VELA IN RADA
Se il motore vi lascia in panne e dovete fermarvi in un luogo riparato per cercare di individuare il guasto (sempre che sappiate dove mettere le mani), l’unica soluzione consiste in una manovra di ancoraggio a vela. Quando avete il vento in prua (foto in alto) occorre innanzitutto che rallentiate il moto della barca lascando un po’ le vele, specialmente il fiocco. Ancora e catena vanno disposte in chiaro tenendo conto che potrete lavorare solo sul lato sopravvento. Rollate il fiocco (per avere la prua sgombra), proseguendo solo di randa e portando la barca all’orza verso il punto in cui si vuole ancorare. Giunti in posizione, tenete il più possibile la barca controvento (è bene che una o due persone a bordo stiano fisse alla randa, pronte a manovrare) e date fondo velocemente (se siete dotati di salpancora, potrebbe essere bene levare il blocco per una più rapida discesa manuale). Quando lo scafo inizia ad arretrare filate il calumo, con l’accortezza di non frenarlo, poi date volta sulle bitte. L’ancoraggio con vento in poppa (foto 2) è consigliabile solo con venti deboli, perché altrimenti risulta assai difficile posizionare correttamente l’ancora a causa dell’eccessiva velocità della barca. Se ritenete che la manovra sia fattibile, calate l’ancora da prua e filate la catena mentre la barca avanza lentamente spinto dalla randa. Dopo aver calato la quantità di cavo necessaria, orzate velocemente per portare la barca al vento e lasciatela scarrocciare per assicurarvi che la presa sia buona. Ora, in tutta tranquillità, potrete fissare la catena alla bitta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le tue informazioni non verrano mai cedute a terzi