Cesare se ne va, Sangermani resta

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Era malato da tempo e se ne è andato, a 71 anni, Cesare Sangermani jr.: rappresentava la terza generazione di un cantiere a conduzione familiare ultracentenario che ha fatto la storia della nautica. E che ha saputo diventare marchio, un’icona di stile, in un’epoca e un mondo in cui il concetto di marchio esisteva. (foto di James Robinson Taylor / Panerai)

Cesare Sangermani (fonte immagine http://ilnuovolevante.it)

“E’ UN SANGERMANI”, PUNTO E BASTA
“E’ un Sangermani”, si dice per identificare una qualsiasi delle oltre cento barche costruite dal cantiere di Lavagna (Genova). Basta un nome e subito saprete di barche in legno costruite a mano da sapienti maestri d’ascia, apprezzate in tutto il mondo per la lavorazione dei legni e delle essenze, per la purezza formale delle linee e la meticolosa ricerca della perfezione. E poi l’altro tratto distintivo: quella linea gialla che corre lungo lo scafo con i tre puntini finali verso poppa…

Dal 1946, anno in cui il cantiere, fondato da Ettore detto “Dorin” nel 1896, si spostò definitivamente a Lavagna, sotto la guida di Cesare Sangermani sr., Sangermani divenne una celebrità sui campi di regata e non solo: vennero costruite diverse barche per lo Sport Velico della Marina Militare: Chiar di Luna (1950) e Artica II, varata nel 1956, furono le più famose per le loro numerose vittorie nelle più importanti manifestazioni internazionali.

Tutte le più importanti famiglie italiane e straniere volevano una barca Sangermani. Il motivo è semplice: erano bellissime e veloci. Un progetto firmato Sangermani diede vita al Gitana IV (timonato anche dal barone Edmond De Rothschild), che vinse nel 1965 la regata del Fastnet abbassando di ben undici ore il record precedente. E ancora barche come Samurai (1962), il prima classe RORC di 18 metri che ancora oggi vince nei circuiti di barche d’epoca Panerai. E Ulisse (1972), il 24 metri che oggi è di Patrizio Bertelli.

Negli anni ’70 Sangermani è ormai una star della cantieristica e costruisce su progetti dei più famosi designer dell’epoca: Laurent Giles, Sparkman & Stephens, Illingworth, Angus Primrose, Anselmi Boretti, Reiners, Philip Rhodes, Buchanan, Alan Gurney, German Frers, Carlo Sciarrelli, Gary Mull.

IL CORAGGIO DI GUARDARE AVANTI
Ma torniamo a Cesare Sangermani. Era nato a Chiavari il 19 dicembre 1946, sposato con Gabriella (Lella) dal 1969. Lascia la moglie Gabriella e due figli maschi: Filippo e Giacomo. Tutti collaborano, ognuno con proprie specifiche mansioni, nella conduzione del cantiere.

Cesarino (così era chiamato per distinguerlo dal padre) era un grande velista, nel 1971 aveva vinto la Giraglia a bordo di un Mania (progettato e realizzato a Lavagna) e aveva preso le redini di Sangermani nel 1977, e se da un lato aveva mantenuto invariata la filosofia del cantiere, continuando a produrre “pezzi unici” dalle linee classiche, aveva avuto il coraggio di guardare avanti. A partire dal 1978, Sangermani iniziò a costruire utilizzando materiali compositi avanzati, quali le resine epossidiche, la fibra di vetro, il nido d’ape d’alluminio, il kevlar, il carbonio e il nomex.

Come Guia 2000 di Giorgio Falck, costruita nel 1979 su progetto di German Frers, vincitrice della Giraglia nel 1979 e nel 1983, campione del Mediterraneo per due anni consecutivi e nel 1985 vincitrice, con Pierre Sicouri e Paola Pozzolini, della Brooklyn Cup, la transatlantica a coppie.
Oppure Articolo V del 1980, realizzata come barca molto vicina al concetto di “monoscocca” in sandwich di kevlar e balsa aeronautica. E ancora Flash, secondo classificato al mondiale offshore classe II del 1984 e campione italiano offshore classe III nel 1986; Rolly Go, sempre di Giorgio Falck, che prese parte alla Whitbread del 1981-82 e Ottovolante, il primo catamarano Sangermani, varate nel 1981.

Nel 1989, arriva anche una barca che detterà uno stile: Wallygator (qua sopra), primo Wally ideato da Luca Bassani e progettato da Luca Brenta (realizzato in legno lamellare e kevlar). Anche la storia di uno dei cantieri più importanti al mondo, Wally, è partita da qui, a Lavagna.

Buon vento, Cesarino. Tu te ne sei andato, Sangermani resta.

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3 commenti su “Cesare se ne va, Sangermani resta”

  1. Credo sia doveroso che tutte le imbarcazioni del cantiere questo fine settimana, sullo strallo di poppa issino un nastro nero, in ricordo di Cesarino.

  2. Patrizio Corrò

    Una trentina di anni fa, in sosta forzata a Lavagna, decisi di vedere il famoso cantiere Sangermani. Non ricordo come fu ma mi ritrovai da solo a girare per il capannone chiedendo: “permesso, permesso…” a un certo punto sbucò un signore e disse: “prego!? “Buongiorno, sono di Venezia ho sentito parlare tanto di questo cantiere…” dopo quasi due ore di chiacchere su barche, legni, storie ed emozioni ci salutammo: “Grazie… ah! mi chiamo Patrizio Corrò”, “Piacere, Cesare Sangermani”. Semplicità, passione, grande umanità: forse sono questi i segreti che fanno di un marchio un mito. Ciao Signore della vela!

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