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Guarda che Luna! Aspettando la Coppa America, la storia riparte da Trieste. FOTO

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Agostino Randazzo
Patrizio Bertelli
Luisa Penso. photo: Carlo Borlenghi

Viene da pensare una cosa. Se per il varo del Tp 52, che di fatto sarà solo una barca di allenamento per il team in questa stagione, è stata quasi riempita una delle piazze più belle di Trieste, con tanto pubblico anche in acqua, cosa accadrà quando andrà in acqua l’AC75 per la Coppa America?

Luna rossa è ufficialmente tornata e lo ha fatto a suo modo, con una grande festa, con tanta allegria e soprattutto con quello che sembrerebbe l’entusiasmo della prima volta, come ha confermato anche Max Sirena: “Rivedo la stessa voglia e lo stesso entusiasmo di quando abbiamo iniziato”. E sembra proprio così, forse anche perché la meta finale, Auckland e la Nuova Zelanda, evoca per tutti, equipaggio, addetti ai lavori e appassionati, i ricordi bellissimi della prima campagna di Patrizio Bertelli.

Ne è passato di tempo da quella sera di febbraio del 1997 dove, i racconti dicono, in uno studio di Milano,  il grande designer German Frers la lanciò quasi come una provocazione: “Perché non facciamo la Coppa America?”. Fu l’inizio del mito. Oggi siamo alla sesta sfida di Patrizio Bertelli e Luna Rossa, che tecnicamente in realtà sarebbe la quinta dato che una campagna, l’ultima, è stata interrotta e non portata fino in fondo per protesta contro le regole di Oracle. Bertelli praticamente eguaglia le cinque sfide di Sir Thomas Lipton con gli Shamrock, e scusate se è poco. 

A Trieste c’era tutta la “new generation” della futura Luna Rossa: Jacopo Plazzi, Matteo Celon, Andrea Tesei, Enrico Voltolini, Umberto Molineris, Nicholas Brezzi e la new entry, il cagliaritano Davide Cannata. A completare il team i veterani,  Max Sirena, Gilberto Nobili, Vasco Vascotto e Francesco Bruni, Pietro Sibello, Francesco Mongelli, Shannon Falcone, Pietro Mantovani, Pierluigi De Felice, Giuseppe Acquafredda, James Spithill, Michele Cannoni. A proposito di nuove generazioni, fortemente simbolica anche la scelta della “madrina” del varo, colei che ha avuto il compito di rompere la classica bottiglia sulla prua di Luna Rossa: era la diciassettenne triestina, promessa del 420, Luisa Penso.

A fare gli onori di casa Mitja Gialuz, presidente della società velica di Barcola e Grignano, organizzatrice di Barcolana, la più grande regata velica del mondo, che durante la conferenza stampa svoltasi nel Salone della Prefettura prima del varo, ha così dichiarato: “Luna Rossa Challenge ha un compito veramente importante: ancora prima della Coppa America, ha il compito di ispirare tutti gli appassionati del nostro sport a eccellere e fare il meglio”.

Ed è così forse che ci piace pensarla questa Luna Rossa, una nuova fonte di ispirazione e di entusiasmo per tutto il nostro movimento velico e per il paese in generale.

Mauro Giuffrè

1 Comment

  1. Emanuele ha detto:

    E che dire del numero 46? Magico..

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