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Tante idee, ma confuse: quale futuro per la vela olimpica?

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Un Finn della Nazionale al trofeo Princesa Sofia di Palma

 

Cambiare o essere cambiati. World Sailing ha un problema enorme da risolvere, cioè far sopravvivere la vela olimpica, culla dei migliori velisti e cuore pulsante dello sport velico, che sta rischiando di essere tolta dalle Olimpiadi. Il momento è delicato, non si può e non si deve sbagliare, ma il movimento internazionale sta mostrando poca coesione e chiarezza. La riunione di metà anno della vela internazionale, il Mid Year Meeting in programma a Londra dal 10 al 15 maggio, si avvicina e sono state rese pubbliche le submissions, ovvero le proposte che classi internazionali e federazioni affiliate inviano a  World Sailing. Il tema caldo di gran parte delle proposte è sostanzialmente uno: rivoluzionare la vela olimpica per le Olimpiadi di Parigi 2024 rendendola più dinamica e “televisiva”.

Delle 62 submissions totali, la maggior parte sono soluzioni per uscire dal “pantano” e non uscire dalla competizione a 5 anelli. La più emblematica arriva dalla Federazione vela statunitense con un programma che vuole smantellare il format delle normali regate di flotta, dove attualmente cambiano solo le classi in gara e mai la “sostanza” delle regate. L’idea made in US è di aggiungere regate offshore, triathlon con i windsurf/kitesurf e regate a squadre per differenziare l’offerta, coinvolgere di più e divertire.

Anche con l’ingresso di tutte queste novità, il problema di fondo rimarrebbe lo stesso che avevamo già evidenziato per Rio 2016 (CLICCA QUI), ovvero la difficoltà di copertura da parte dei media sulle regate che in questo caso è addirittura aumentata: un conto è seguire una flotta di 470 davanti alla costa, un altro è tenere il contatto con una regata di centinaia di miglia senza ricorrere ai tanto utili, quanto poco adrenalinici tracker. Il paragone con i 470 non è casuale perché proprio lo storico doppio olimpico sarebbe una delle vittime illustri insieme al Finn. Infatti, se la proposta USA venisse accolta sarebbero queste due classi ad essere “mandate in pensione”, per fare spazio a offshore, kite e barche per le regate a squadre. Proprio con il team race abbiamo un’altra contraddizione rispetto ai propositi di coinvolgimento e spettacolarizzazione: se una regata di flotta normale appare ai “non addetti ai lavori” come un puzzle indecifrabile, cosa penseranno davanti ad una regata a squadre?

La proposta Usa, una delle oltre 62 pervenute a World Sailing, vuole rompere in modo drastico con il passato e con il presente della vela. Ma è difficile capire come il Finn, la classe che ha forgiato miti assoluti ed eterni come Ben Ainslie, Paul Elvstrom e Russell Coutts, possa essere sostituita alle Olimpiadi dal kitesurf. Vederli insieme sarebbe certamente più auspicabile e potrebbe soddisfare un po’ tutti, dai nostalgici agli innovatori, senza passare da un estremo da un altro. La federazione statunitense avrà avuto delle ottime ragioni per formulare proposte come quelle citate qui sopra, ma non sarebbe forse meglio concentrare gli sforzi su una linea comune, in termini di copertura e produzione per televisione e web? Fare un tentativo concreto di rilancio della vela, sperimentando metodi di ripresa con inquadrature come possono essere quelli del MotoGP con supporti come le on-board camera e i droni – dopo aver individuato i luoghi con le condizioni  meteo ideali – che potrebbe rendere le regate più intuitive, emozionanti e “partecipate” anche da casa.

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