Non basta definirlo "mostro". Ecco perché il nuovo Ran ha delle forme innovative (ma già viste)

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Foto credits Louay Habib

Definirla semplicemente come “strana” significa di fatto banalizzarla. In realtà il Fast 40+ Ran del findatore di skype Niklas Mårten Zennström, progetto Carkeek  Design, è un concentrato delle ultime evoluzioni tecnologiche e di design nel campo dei racer. 

Ma prima di addentrarci nell’analisi di questo “nuovo mostro”, partiamo da un concetto generale. Cosa sono i Fast 40? Di che classe si tratta?

La classe Fast 40+

Il richiamo alle Level Class di un tempo è molto più di un accenno, anche se in chiave decisamente moderna. La Fast 40+ Class è aperta ai monoscafi con una lunghezza dello scafo compresa tra i 12 metri e i 12.60, e larghezza massima di 4.35 mt con un’immersione non superiore ai 3 mt.

LE BARCHE

Il regolamento di classe ammette le imbarcazioni con un rapporto dislocamento/lunghezza (DLR) inferiore ai 90 per le barche di nuova costruzione e con un massimo di 110 per quelle già esistenti: progetti quindi a dislocamento leggero. Per quanto riguarda le imbarcazioni varate prima del 1 settembre 2015, la lunghezza massima può salire a 12.85 mt. La Fast 40+ Class corre con la formula IRC, ammettendo progetti con un TCC compreso tra i 1.210 e i 1.270.

EQUIPAGGIO E TIMONIERE

Il numero di persone d’equipaggio è di 11, con un peso che non deve superare i 950 kg. Si tratta di una classe owner-driver e i professionisti ammessi a bordo possono essere 5.

I SEGRETI DI RAN

E andiamo adesso a vedere cosa ha di particolare il nuovo Ran. L’elemento eclatante è quello della “svasatura” della parte alta della murata e di parte della coperta. A cosa serve? Il motivo di fatto ha delle ragioni legate alla fluidodinamica. Una murata così disegnata offre minore resistenza ai fluidi, aria e acqua, rendendo di fatto la barca, almeno in linea teorica (perché il resto lo devono fare le linee d’acqua) più veloce di una con le classiche murate verticali. Volete una spiegazione pratica? Quando siete in macchina ad alta velocità tirate fuori la mano dal finestrino e ponetela in posizione verticale contro la vostra direttrice di avanzamento. Sentirete un’opposizione consistente dell’aria. Ora provate ad inclinare un po’ la mano, sentirete che questa resistenza diminuisce in maniera proporzionale con l’angolo d’inclinazione. Nel vostro piccolo avrete fatto un esperimento di fluido dinamica.

Ma c’è di più. In linea teorica senza la murata verticale diminuiscono le turbolenze nella parte bassa delle vele di prua, migliorando così l’efficienza della performance a vela. E ancora: è verosimile che ci sia un risparmio in termini strutturali, ma non una semplificazione nella costruzione che anzi dovrebbe risultare più articolata, e quindi di peso, consentendo al nuovo Ran di essere più leggero rispetto ai Fast 40 tradizionali. In realtà non è niente di nuovo.

Foto credits Louay Habib

L’IMOCA 60 Hugo Boss di Alex Thomson, grande protagonista dell’ultimo Vendée Globe, aveva soluzioni simili. Così come anche il Maxi 72 Cannonball presenta delle idee progettuali molto vicine a quelle di Ran, solo per citare due esempi eclatanti ma ne esistono molti altri.

Tutto qui? Non sarebbe poco, ma non è tutto qui. Osservandola da prua è facile notare che quanto viene tolto in termini di volumi dall’opera morta, viene riportato invece nella parte bassa della prua.

Foto credits Louay Habib

I volumi anteriori in basso infatti appaiono decisamente consistenti e potenti, per garantire un passaggio efficace e con poco noose diving  (ingavonamento della prua), quando la barca navigherà alle andature portanti con vento forte, ma al tempo stesso rappresentano un vantaggio probabile anche di bolina con aria sostenuta. Un punto debole di Ran, ma tutto da verificare, potrebbe invece forse essere la bolina con vento leggero. 

Osserviamo poi come sale la prima parte di murata: ha una forma che ricorda molto quella di una V: perché? Il motivo potrebbe essere semplice. Essendo la parte superiore completamente svasata, senza questa V nella parte bassa la barca rischierebbe di essere molto bagnata sul ponte in certe condizioni, in questa maniera invece il flusso viene deviato ed è lecito pensare che il ponte di Ran non sia più bagnato che su altre barche della stessa classe.

Mauro Giuffrè

 


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