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Il pesce è uno dei protagonisti della nostra cucina e mangiarlo fresco, si sa, è tutta un’altra cosa. Noi crocieristi che viaggiamo in barca, con un po’ di pazienza e organizzazione, abbiamo la possibilità di procurarci ottime cene a base di pesce. Perché non approfittare delle crociere estive per dedicarsi un po’ alla pesca? Molto del tempo che trascorriamo in barca può essere anche dedicato a questo divertente, e gustoso, passatempo: i trasferimenti, le soste in rada o in porto, ogni momento può essere buono per pescare. Andiamo allora a vedere tra tecniche che possiamo praticare con successo dalla barca: in questa prima puntata ci occuperemo della traina, proseguiremo poi con il bolentino, lo spinning e  molto altro.

La traina

La più classica delle tecniche di pesca che si possono eseguire in barca a vela. Spesso facciamo lunghi trasferimenti e ci servirebbe un buon passatempo, basta calare un paio di lenze ed avremo di che essere impegnati, sperando nella fortuna. La traina si esegue con la barca in movimento, filando una lenza a poppa (zavorrata con piombo o altri sistemi affondanti a seconda della situazione), dotata di un’artificiale o di esca viva (calamaro, totano, occhiata, aguglia).

La traina è la tecnica più semplice che possiamo praticare: con un po’ di precisione nella preparazione della lenza e di intuito sull’artificiale giusto da usare in base alle condizioni, ci saranno buone possibilità di catturare prede importanti.

Cosa serve

L’attrezzatura minima da avere è una canna da 8 libbre in su, un mulinello rotante del 4/0 (è l’unità di misura con la quale si classificano i mulinelli rotanti), del buon nylon o filo trecciato con il quale caricare il mulinello (preoccupatevi di imbobinarne non meno di 500 mt, potrebbero essere utili per prede importanti), del fluorocarbon (un particolare filo invisibile in acqua e particolarmente resistente) per i terminali, ami da 2/0 in su, girelle semplici e a moschettone di grosse dimensioni (in base alla casa produttrice il vostro negozio di fiducia vi saprà consigliare), un grosso guadino, un grande secchio con coperchio, un portacanna ed una batteria di artificiali. Per questi ultimi avrete letteralmente l’imbarazzo della scelta: dai siliconici (imitazioni di aguglie, pesciolini e piccole seppie), fino ai cosiddetti minnow e derivati (pesciolini guizzanti realizzati in materiale plastico e dotati di una paletta in testa che ne determina la profondità d’azione). Per una dotazione simile, il costo minimo si aggira intorno ai 200 euro, ma è un prezzo che può variare anche in misura sensibile in base alla qualità del materiale scelto.

Trainare in barca a vela durante un trasferimento

Posto che, durante il trasferimento, la rotta e la velocità sono obbligati in base alla nostra destinazione e alle condizioni meteomarine, dovremo adattare la tecnica alla situazione. Spesso la velocità della nostra barca sarà troppo elevata per un certo tipo di artificiale e per una determinata impostazione di pesca: da escludere la pesca con il vivo con la lenza affondata tramite piombo, l’esca viva se non trainata lentamente soffre troppo e morirebbe velocemente. Saremo obbligati ad usare gli artificiali: in caso di minnow optate per un pesciolino dotato di paletta piuttosto importante o di acciaio, in modo tale da potere pescare almeno 30-40 cm sotto la superficie dell’acqua ed evitare che a causa della velocità la nostra esca inizi ad uscire fuori dall’acqua perdendo così efficacia.

In alto ed in basso due differenti modelli di minnow. In mezzo quello che vine comunemente chiamato Jig, un piccolo artificiale metallico affondante

Nel caso di esche siliconiche, non dotate di paletta, sarà importante zavorrarle adeguatamente con testine piombate.

Se navighiamo a motore fileremo non meno di 30-40 metri di lenza, avendo cura di posizionare il nostro artificiale alla fine della nostra scia: lontano dal rumore del motore ma in una zona di turbolenza che può comunque attirare i pesci e confondere l’inganno.

A questo punto posizioneremo la canna nell’apposito portacanna (accessorio indispensabile), tareremo il freno del mulinello in modo tale che, con una trazione robusta, si inneschi il tipico cicalio della lenza che “parte” e ci metteremo in attesa.

Il recupero

L’abboccata avviene all’improvviso e il consiglio più scontato è quello di mantenere il sangue freddo. E’ bene generalmente diminuire i giri del motore, non fermarsi, ed assecondare con il timone eventuali fughe laterali della preda cercando di mantenere la lenza sempre dritta e e mai obliqua rispetto alla nostra scia. Dopo avere ferrato (si stringe il freno e si tira su la canna con un colpo secco e deciso), inizia il recupero o se il pesce è di dimensioni importanti occorrerà dare filo all’occorrenza per ammortizzare la sua reazione. Occorre recuperare lentamente ma in maniera costante, senza lasciare mai la lenza in bando. Una volta arrivato sotto bordo, si aspetta che il pesce sia definitivamente stanco e tranquillo e lo si guadina. L’uso del guadino rispetto al raffio è utile perché ci lascia la possibilità di rilasciare il pesce se la taglia non è adeguata. Se il pesce è di dimensioni veramente importanti l’uso del raffio diventa quasi obbligato. In alternativa, si può preparare un’asola a stringere con la quale legare la coda del pinnuto una volta arrivato stremato sotto bordo.

Le prede e la loro gestione a bordo

Con questa tecnica le prede che “rischiamo” di catturare possono essere varie. Dai vari membri della famiglia dei tonni (ricordiamo che la pesca del Tonno Rosso è vietata), alle lampughe, ma anche aguglie imperiali, ricciole, lecce e sgombri, in base alla zona di pesca, alla stagione e al tipo di artificiale.

Tre esemplari di discreta taglia di tonnetti alletterati

I tonni, gli sgombri e spesso anche le lampughe sono rari da incontrare sotto costa (tranne che in situazioni particolari come dopo le mareggiate), le ricciole e le lecce invece possono cacciare lungo le dighe foranee o in generale anche nel sotto costa.

Una volta portato il pesce a bordo è consigliabile riporlo immediatamente dentro al secchio con coperchio per evitare di sporcare la barca. In caso di esemplari della famiglia dei tonni può essere utile eviscerare la preda e lasciarla scolare fuori bordo.

I cosiddetti tombarelli invece si caratterizzano per avere il dorso quasi “tigrato” con dei disegni azzurro scuro

Per quanto riguarda le taglie minime e la quantità di pescato per ogni specie è opportuno consultare una guida sulla pesca dilettantistica o consultare la normativa in vigore.

E’ buona norma non trattenere esemplari inferiori ai 50 cm, ma questo parametro varia in base alla specie, cercando di catturare solo pesci che hanno già svolto almeno una parte della propria vita riproduttiva.

1 Comment

  1. Carlo ha detto:

    Sailors find less fish to catch the more you sail as our fishing stock are being depleted. This is very worrying. You cover 1000’s of nautical miles and you might catch one fish.

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