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Al VELAFestival c'è anche Mylius! Per il velista che non vuole passare inosservato

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I Mylius sono come i pezzi unici di un’artista, barche pensate su misura per i propri armatori, delle fuoriserie sportive per veri intenditori, per i velisti che non si accontentano di passare inosservati. Tutto questo mondo lo ritroverete al VELAFestival di Santa Margherita dal 3 al 6 maggio, perché il cantiere italiano ha dato conferma della sua presenza,un altro tassello importante che va a delineare una quattro giorni dove anche le barche saranno grandi protagoniste.

L’anno scorso siamo stati a provare il nuovo Mylius 65 FD, ecco e impressioni della nostra inviata.

IL TEST A BORDO DEL MYLIUS 65 FD

L e linee del nuovo Mylius 65 FD (Flush Deck) si fanno notare da lontano. Appena arrivata al porto di Santa Margherita il mio sguardo è stato catturato dallo scafo grigio scuro e dalla tuga corta e filante della barca che mi aspetta, ancora lontana, in banchina, ha un “certo non so che” già a prima vista. Ad accompagnarmi a bordo per la prova Mario Sassi del cantiere Mylius e l’armatore della barca, l’architetto Aldo Parisotto che, forte della sua esperienza di interior designer, anche per la nautica, ha collaborato al progetto arrivando a creare un layout interno sperimentale, sia nei dettagli che nei materiali di arredo. Il tutto mentre in cantiere sono attualmente in costruzione altri due Mylius 65’ (uno in versione Flush Deck ed uno in versione Raised Saloon) e tre Mylius 76’ (due Flush Deck ed un Deck Saloon).

COSTRUZIONE LEGGERA E PULIZIA IN COPERTA

Il progetto, ancora una volta, è di Alberto Simeone e rappresenta un’evoluzione delle carene dei precedenti 60’- 65’ del cantiere: su questo nuovo scafo, infatti, si è lavorato per migliorare il rapporto tra superficie velica e dislocamento. La nuova carena è anche decisamente più “piena” delle precedenti, soprattutto per quanto riguarda le sezioni poppiere, caratterizzate da un baglio massimo arretrato, promettendo migliore stabilità di forma, performance nelle andature portanti e stabilità di rotta alle alte velocità. Lungo 20,20 metri, largo 5,25 metri, con una superficie velica (di bolina) di 258 mq, Oscar 3 è costruito interamente in sandwich di fibre di carbonio, unidirezionali e multiassiali, con anima in PVC espanso a densità differenziata, salvo alcune zone con laminazione “solida”, in matrice epossidica con tecnica del sottovuoto (vacuum-bag) e “post cura”. Una scelta che ha consentito di contenere il dislocamento intorno alle 20 tonnellate, seguendo una regola d’oro del cantiere nella distribuzione dei pesi: un terzo per gli impianti, un terzo per gli arredi e un terzo per la struttura. Una caratteristica, questa, che rientra perfettamente nei parametri dei fast cruiser targati Mylius. La pulizia in coperta è accentuata dalla presenza del winch della scotta randa posizionato su una colonnina a centro barca, mentre i primari e quelli di manovra (tutti elettrici della Harken) sono dislocati sulle estremità poppiere delle panche, dove troviamo rimandate anche tutte le manovre dell’albero che arrivano a una serie di stopper della Spinlock “nascosti” sotto l’estremità poppiera della tuga. Il trasto della randa è recessato a prua della colonnina che ospita il winch della scotta ed è regolabile, grazie a un cilindro idraulico, dalla zona timoneria. Ad aumentare ulteriormente la sensazione di pulizia concorre l’eliminazione delle rotaie trasversali, sostituite da un sistema volante di barber per i fiocchi da regata, sgombrando così i passavanti: la sola rotaia presente è quella classica del fiocco autovirante per le navigazioni in crociera. L’ormai irrinunciabile delfiniera è perfetta per murare le vele asimmetriche (un Code 0 da 240 mq e un gennaker da 451 mq) e funge anche da musone dell’ancora. Per quanto riguarda albero e sartiame, il primo (come il boma) è in carbonio High Modulus della Hall Spars, il secondo è in PBO della Future’s Fibre.

INTERNI CON FIRMA D’AUTORE

Come già abbiamo visto, è stato lo stesso armatore Aldo Parisotto a collaborare a quattro mani con Alberto Simeone per dare una decisa impronta agli ambienti interni dove hanno scelto di utilizzare come legni eucalipto affumicato e rovere a poro aperto. La dinette è un grande open space caratterizzato dalla presenza di divani contrapposti. Particolare la concezione della zona dedicata all’armatore: dopo aver superato una porta scorrevole in carbonio si accede a una suite “extralarge” dove la scelta degli allestimenti ricorda quelli delle valigie da viaggio, realizzati con una pregiatissima pelle beige. Il letto matrimoniale è stato posizionato sulla paratia di prua, mentre la zona bagno è divisa in due, con una doccia separata. Il layout degli interni prevede, oltre all’armatoriale, altre due cabine doppie più una cabina equipaggio. L’impianto elettrico è basato sul “Masterviews system” della Mastervolt, che permette il controllo e la gestione di tutte le utenze di bordo, sia dal pannello “touch screen” che tramite connessione remota; strumentazione elettronica e pilota automatico sono della B&G, con le innovative funzioni di diagnostica wireless integrata.

IN NAVIGAZIONE

Appena ci accorgiamo di una leggera brezzolina che segna le acque del Golfo, decidiamo di non perdere nemmeno un secondo e molliamo gli ormeggi. Acceso il motore noto come prima cosa l’estrema silenziosità dello Yanmar 160 cv dotato di elica Gori-3 Pale “Overdrive”. Appena usciti dal porto ne approfittiamo per testarne le prestazioni: per quanto riguarda la velocità ideale di crociera, a 2.000 giri con l’overdrive a regime, l’imbarcazione naviga a 10,5 nodi, consumando 18 l/h. Decidiamo di issare la randa e srotolare il fiocco (3Di della North Sails e curate da Andrea Casale) per testare le velocità a vela: con un angolo apparente di 28° e un vento reale di 4,7 nodi la SOG della barca è stata sempre sopra i 6 nodi, il che dimostra una spiccata capacità di crearsi l’apparente. Il vento non dà segni di rinforzare e così decidiamo di dare alla barca la giusta potenza srotolando il Code 0 dal frullino: l’accelerazione è immediata è la SOG schizza fino a 9,5 nodi con un vento reale mai superiore ai 5,5 nodi e un angolo apparente tra i 100 e i 110 gradi. è subito tutta un’altra storia.

www.mylius.it

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