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INTERVISTA ESCLUSIVA Colin Firth: “Grazie a Crowhurst mi sono innamorato della vela”

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colin forthOggi finalmente esce nelle sale italiane “Il Mistero di Donald C.” di James Marsh (in inglese, “The Mercy”), il film che racconta l’incredibile storia vera di Donald Crowhurst. Il velista dilettante che decise di partecipare alla Golden Globe Race 1968, la folle sfida intorno al mondo in solitario, sul trimarano Teignmouth Electron: Crowhurst fu attirato dalla somma in denaro in palio per il vincitore, una quantità di soldi che avrebbe salvato la sua attività sull’orlo della bancarotta e avrebbe permesso di dare sostegno alla sua famiglia. Pagò con la vita, dopo essere letteralmente impazzito a bordo, comunicando posizioni nave false all’organizzazione della regata (QUI VI ABBIAMO RACCONTATO LA STORIA DI CROWHURST).

Sul grande schermo, Crowhurst è interpretato dall’attore inglese e premio Oscar Colin Firth, che, in questa intervista esclusiva, ci ha raccontato la sua ammirazione per il “pazzo” Donald, il suo innamoramento tardivo per la vela, le difficoltà delle riprese in barca, la claustrofobia, la nausea.

PARLA COLIN FIRTH

Mr. Firth, cosa ne pensa dell’avventura di Donald Crowhurst?

Ancora oggi, quello che Crowhurst (e gli altri partecipanti al Golden Globe, ndr) ha intrapreso è ineguagliabile poiché, nonostante altre persone abbiano compiuto il giro del mondo fronteggiando ogni sorta di difficoltà, non so se sia nemmeno possibile ricostruire una sfida con il tipo di avversità da lui affrontate. Penso sia stato Robin Knox-Johnston a dichiarare che loro ‘erano come astronauti’.

Stavano superando un limite, poiché non esistevano GPS e i sistemi per ritrovarti erano piuttosto scarsi. Avevano sì una radio, ma rispetto agli standard di oggi le comunicazioni erano rudimentali. Navigavano con lo stesso tipo di equipaggiamento utilizzato dal Capitano Cook. Non c’era ancora stata una grande evoluzione in questo senso. Si usavano il sestante, il barometro, la bussola, il segnavento e… le tue capacità. Ti potevi perdere in mezzo al mare e non ci sarebbe stato nessuno a salvarti, a meno che tu non fossi così fortunato da trovare qualcuno nel raggio di portata del Codice Morse.

Non sto dicendo questo per sminuire la portata straordinaria di ciò che altri marinai fanno oggi, ma non riesco a pensare come si possa eguagliare quel livello d’isolamento per un tempo così lungo, perché oggi le comunicazioni sono molto più complete. Mi pare che ci sia l’idea di riproporre questa gara per l’anniversario (si riferisce al discusso Golden Globe 2018, ndr) e, nel caso si decidesse di non usare il GPS ma solo gli strumenti e la tecnologia che erano disponibili negli anni ’60, oggi ci sono comunque così tanti satelliti in cielo, che non si sarebbe mai così completamente e totalmente soli come allora.

Come è stato trovarsi nei panni di Crowhurst?

Nelle sue registrazioni, Crowhurst parlava del rumore costante che lo accompagnava. Disse: ‘Tutto sulla barca è bagnato. Non è solo umidità, ma un gocciolio continuo nelle orecchie’. Ti immagini che passare un po’ di tempo giù in cabina sia confortevole, ma quando abbiamo girato le scene delle tempeste in mare, non sono mai rimasto sotto a lungo, per le onde, la claustrofobia, la nausea: vuoi uscire al più presto. È stato orrendo…quasi come essere stesi in un tunnel sotterraneo durante un terremoto! Quello che ha fatto Crowhurst è straordinario, così come il fatto che sia rimasto coerente tanto a lungo. È riuscito ad arrivare alle isole Falkland e poi a tornare indietro. Credo che molti marinai non si sognerebbero nemmeno di riuscire a fare un percorso simile.

Che esperienza di navigazione aveva alle spalle e che cosa ha dovuto imparare?

In pratica non avevo nessuna esperienza. Sono andato in barca a vela con mio zio Robin quando ero un bambino: l’ultima volta che ci sono stato, credo che avessi circa otto anni. Durante le riprese, mi è venuto a trovare sul set e, visto che vive nel Devon, esce ancora in barca a vela ogni weekend. Lui rappresenta la mia connessione con il tutto, in quanto è della stessa generazione di Donald e Clare Crowhurst e conosceva benissimo la storia.

Chiaramente si è vissuta una certa fretta, nel farmi prendere dimestichezza con le basi necessarie per girare il film. Ho fatto un po’ tutto, dall’uscire con la barca che abbiamo dovuto costruire per il film, al timonare da solo un piccolo catamarano quando ero in vacanza sulle coste della Cambogia: è proprio in quest’occasione che ho iniziato ad appassionarmi. A capire cosa significa stare da soli, su una piccola barca e iniziare a prendere confidenza con i venti. Era una barca molto semplice, non aveva il fiocco e nemmeno il boma. Però, faceva tutto quello che le barche devono fare. Sono stato fuori solo un pomeriggio in quel caso, ma è lì che tutto ha cominciato ad avere senso.

Donald Crowhurst posa davanti al Teignmouth Electron

Secondo lei, perché Crowhurst lo ha fatto?

Devo semplicemente prendere per buono ciò che lui stesso disse sulla questione (“Ho deciso di andare perché se fossi rimasto non avrei più avuto pace”: in realtà Crowhurst prese parte alla regata perché sperava, vincendo, di risanare la sua disastrosa situazione economica, ndr). Però ritengo che non accettare questa sfida avrebbe cambiato profondamente qualcosa dentro di lui. Mi sembra sensato: credo che Crowhurst avesse una possibilità di successo più alta rispetto a molti di noi “dilettanti”, sia in termini di design della barca, sia di abilità nella vela e nella navigazione.

Le cose sono semplicemente andate male. C’è una linea molto sottile tra l’avere successo e il non riuscire. Nove uomini gareggiarono e solamente uno tornò a casa, per tante diverse ragioni. La gente compie azioni incredibilmente pericolose. Posso capire perché Crowhurst lo fece. Come dice quel famoso detto, sul perché si scelga di compiere una determinata impresa, il motivo è ‘Perché è lì’ (detto del celebre esploratore George Leigh Mallory).


QUI IL TRAILER DEL FILM IN LINGUA ORIGINALE

Accanto a Colin Firth, un cast di tutto rispetto con Rachel Weisz (che interpreta la moglie di Crowhurst), Jonathan Bailey, David Thewlis, Ken Stott.

 

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