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Come non morire cadendo nei mari del sud (un italiano ce l’ha fatta)

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mari del sudC’è un motivo se noi giornalisti e appassionati di vela, davanti alla locuzione “mari del sud”, spesso, mettiamo un aggettivo: “terribili”. A latitudini così basse, se cadi fuoribordo mentre navighi, sei perduto. La temperatura dell’acqua difficilmente supera i 7/8 gradi. In pochissimi minuti il tuo corpo va in ipotermia: a 28° gradi sopraggiunge l’incoscienza, a 24° la morte. Sempre che non avvenga per asfissia prima, perché il vento forte solleva l’acqua che “nebulizza” e impedisce la respirazione. I terribili mari del sud non perdonano. Il caso di John Fisher, caduto fuoribordo 1.400 miglia ad ovest di Capo Horn alla Volvo Ocean Race (qui la ricostruzione della tragedia), è solo l’ultimo di una lunga lista di marinai “caduti sul campo”.

Paolo Martinoni alle fine degli anni ’70

L’UNICO UOMO “GRAZIATO” DAI MARI DEL SUD
I terribili mari del sud non hanno mai perdonato. Tranne che in un caso. Una sola volta un uomo, caduto nelle acque gelide del 52° parallelo, conscio di andare incontro a morte sicura, è stato salvato dal suo equipaggio. Un equipaggio di grandi marinai italiani. Era la Whitbread del 1981/1982, terza tappa (Da Auckland a Mar del Plata, in Argentina), quell’uomo era Paolo Martinoni. E per sua fortuna, al timone del Rolly Go di Giorgio Falck, in quel momento, c’era il grandissimo Pierre Sicouri.

IL RACCONTO DELL’UOMO A MARE…
Racconta Martinoni: “Eravamo a latitudine 52° sud, di notte, sotto spi. Il mare era agitato. All’epoca si teneva un piccolo genoa anche quando c’era lo spinnaker, si diceva che stabilizzasse la barca. Mentre stavo legando la sacca dello spi alla battagliola, il genoa cambiò improvvisamente mura e mi sbatté fuori dalla barca.

Quando ho visto la scritta ‘Yacht Club Costa Smeralda’ sulla poppa della barca che si allontanava, ho realizzato quello che era successo. Con l’acqua a sette gradi, dopo pochi minuti sei morto. E fino ad allora, nessuno che era caduto nel Pacifico del sud era mai stato ripescato vivo. Mi tolsi li stivali e mi misi a fare il morto, perché meno ci si muove e meno calore si disperde, nell’attesa che mi venissero a riprendere. E nel frattempo, pensavo. Venni preso da un dispiacere indicibile, con la consapevolezza che di lì a breve, se non fossero venuti a salvarmi, sarei passato dalla vita alla morte.

Fortunatamente Pierre Sicouri prese il timone e in sette minuti riuscirono a tirarmi su, dopo essermi passati sopra, avermi individuato una volta sopravvento ed essersi lasciati scarrocciare per avvicinarsi a me. Mi issarono a bordo, mi spogliarono nudo, mi offrirono una sigaretta e un tè e mi fecero saltare il turno di guardia successivo. Dopodiché ero pronto per ripartire. Jepson (Giovanni Verbini, il marinaio di Giorgio Falck fin dal primo Guia, ndr), immancabile a bordo, mi confidò che durante le operazioni di recupero era stato chiuso in cuccetta a pregare San Silverio, il patrono di Ponza, la sua isola di origine, di salvarmi. Promisi a Jepson che sarei andato l’anno successivo a onorare San Silverio durante la sua festività a Ponza, ma poiché ci andai a vela e presi bonaccia, arrivai all’isola il giorno successivo”.

Pierre Sicouri a bordo del Rolly Go

… E DEL SUO SALVATORE
Leggendo le parole di Martinoni, pubblicate sul numero di ottobre 2014 del Giornale della Vela, ci è venuto in mente che nel 1982 la vicenda ci era stata raccontata anche da Pierre Sicouri, in un articolo da lacrime. Siamo andati a ripescarlo per voi:
Siamo a 52° gradi Sud., c’è freddo e si rolla parecchio, ma il morale è alto. Fuori il vento è calato, siamo nell’occhio della bassa…Di colpo sento un terribile urlo di Jacopo:
Paolo, Paolo è in mare! è caduto in mare!

…schizzo fuori coperta. Il buio totale, le vele che sbattono, gli spruzzi che mi lavano, il freddo pungente mi danno la misura del disastro. A poppa stanno lottando in due con uno dei salvagenti ma la boetta è impigliata…così Paolo è senza salvagente.
Prendo il timone e Jacopo mi dà la rotta precedente e la invertiamo di 180°. “E’ stato catapultato in mare dalla scotta del fiocco”. “Accendi il motore! Senza scaldare le candelette! dov’è? Guardate con i flash! … ho un nodo tremendo allo stomaco. Stiamo costeggiando un immenso burrone, siamo sull’orlo del disastro. Dei cinque uomini che sono caduti in mare durante la scorsa Whitbread uno solo è stato tratto in salvo, e nessuno è stato salvato di notte.

Ma noi dobbiamo salvare Paolo.
Lo stiamo salvando…Dal nulla spunta la voce di Paolo: “Di qua, di qua!”. E’ un miracolo! Ma la barca e velocissima e non riusciamo a fermarla. Passiamo letteralmente sopra Paolo senza vederlo… è lui che ci indica il da farsi. “A sinistra, puggia, di qua, di quaaa!” .

Pierre Sicouri

In pratica si sta salvando da solo…
gli passiamo vicino e finalmente riusciamo a tirargli un salvagente con una luce intermittente…dobbiamo fare presto, a questa latitudine la sopravvivenza in acqua è di 12 minuti…una cima e lo tiriamo contro la fiancata..grazie al suo fisico eccezionale, lentamente si riprende…
lo abbraccio fortissimo, non so come esprimergli la mia gratitudine per aver salvato la sua vita e la mia felicità”.

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