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Maledetto Giro del Mondo. Dal 1973, ecco chi ci ha rimesso la vita

Come non morire cadendo nei mari del sud (un italiano ce l’ha fatta)
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La storia del Giro del Mondo a tappe in equipaggio, che oggi si chiama Volvo Ocean Race ma prima era conosciuto con il nome di Whitbread Round the World Race (la prima edizione andò in scena nel 1973/74) dimostra che, citando Vittorio Malingri, “l’oceano non è per mammolette”. John Fisher, caduto fuoribordo e scomparso nei mari del sud ieri (qui la notizia) non è l’unico marinaio esperto ad aver perso la vita per quella che ai profani può sembrare una folle impresa (“chi te lo fa fare di andare a rischiare in mezzo alle onde, ai ghiacci, ai venti impetuosi?”). (In copertina, Hans Horrevoets, che ha perso la vita alla VOR 2005/06. AFP PHOTO Martin Stockbridge VOLVO OCEAN RACE)

Ma che per molti velisti rappresenta il punto più alto della carriera, quello in cui puoi misurarti al 100% con gli elementi e con te stesso. Partendo dalla prima, tragica, Whitbread, ripercorriamo in questa “scheda” gli incidenti più gravi (e clamorosi) capitati durante il Giro del Mondo.

WHITBREAD 1973/74: TRE MORTI
La Whitbread si guadagnò la fama di regata più pericolosa del mondo già a partire dall’edizione del 1973/74. A morire furono tre marinai: Paul Waterhouse, imbarcato sullo Swan 55 italiano Tauranga di Erik Pascoli e lo skipper di 33 Export Dominique Guillet (nella foto) caddero in mare e non vennero mai più ritrovati, mentre l’inglese Bernie Hosking, facente parte del team di Great Britain II, fu ripescato dopo essere caduto nel Mar di Tasmania ma vani furono i tentativi di rianimarlo.

WHITBREAD 1981/82: TRAGEDIA SFIORATA
Non ci sono vittime ma uno è stato certamente miracolato. Paolo Martinoni (nella foto): primo uomo a cadere in acque nei mari del sud, al 52° parallelo e ad essere recuperato in vita. Vi abbiamo raccontato tutto qui

WHITBREAD 1989/90: ALTRA VITTIMA
Al giro del mondo 1989/90 nella tappa da Punta del Este a Fremantle, due membri a bordo di Creighton’s Naturally, Anthony Phillips e Bart van den Dwey, finirono in acqua, con il primo che venne ripescato senza vita.

Il francese Hervé Jan
in un momento drammatico a bordo di Brooksfield: il timone si è rotto e il Wor 60 inizia a imbarcare acqua.

WHITBREAD 1993/94: IL CASO BROOKSFIELD
Nel 1993 l’Italia tenne il fiato sospeso per i ragazzi a bordo di Brooksfield dopo che la barca aveva interrotto i contatti durante la tappa da Punta del Este a Perth, a circa 3000 miglia dalle coste australiane. Gli organizzatori basandosi sugli ultimi rilevamenti, ipotizzarono la posizione della barca e mandarono sul posto le barche concorrenti che erano più vicine, La Poste e Winston di Dennis Conner. Brooksfield venne individuata.

Il timone si era staccato dalla barca portandosi dietro un pezzo di poppa. La barca aveva iniziato a imbarcare acqua: per fortuna i Wor 60 avevano lo scafo diviso in paratie stagne, per cui i ragazzi isolarono la paratia di poppa scongiurando l’affondamento tappando il buco e montando il timone di emergenza. Il tavolo da carteggio, con tutta la strumentazione, era a poppa ed era andato in corto circuito: ecco così spiegato il silenzio radio dello skipper torinese Guido Maisto, Mauro Pelaschier e soci.

VOLVO OCEAN RACE 2005-2006: L’AFFONDAMENTO DI MOVISTAR E LA MORTE DI HORREVOETS
La Volvo Ocean Race 2005/06 segna l’ingresso in scena dei Volvo Open 70, realizzati seguendo i dettami di una box rule. Si tratta di barche velocissime, ma forse ancora più delicate rispetto ai precedenti Wor 60. Siamo nelle battute finali del giro del mondo, durante la settima tappa, quella che impegna i dieci equipaggi in gara sulla rotta che va da New York a Portsmouth: Movistar, la barca spagnola capitanata dall’olandese Bouwe Bekking, ha un’avaria al meccanismo che comanda la chiglia basculante e inizia a imbarcare acqua. I ragazzi dell’equipaggio provano a riparare il danno ma non c’è nulla da fare. Prima o poi la barca affonderà: Bekking lancia il “Pan Pan”come richiesta di soccorso.

Hans Horrevoets

Le barche più vicine sono l’australiana Brunel e l’olandese ABN Amro II di Sebastien Josse. I ragazzi di ABN si prendono la briga di raggiungere Movistar e caricano a bordo l’intero equipaggio di 10 persone, con una sola richiesta: “Fate come se foste a casa vostra, ma non aiutateci nelle manovre”. Infatti, un aiuto esterno significherebbe squalifica e gli olandesi vogliono concludere la tappa. Che tempra i ragazzi di ABN Amro II: solo tre giorni prima hanno assistito alla morte di un loro compagno di equipaggio, Hans Horrevoets, caduto accidentalmente in mare in condizioni meteo estreme a 1.300 miglia dalle coste della Cornovaglia. Josse ha impiegato 40 minuti a ritrovare il trentaduenne olandese, ma i tentativi di rianimarlo una volta issato a bordo si sono rivelati inutili.

VOLVO OCEAN RACE 2014/15: VESTAS A SCOGLI
Il 30 novembre del 2014, la barca danese Team Vestas, capitanata da Chris Nicholson, si incaglia clamorosamente nel pomeriggio in una barriera corallina a Cargados Carajos Shoals, nella zona delle Isole Mauritius. Nessuno si fa male ma per molte ore l’equipaggio è costretto a stare a bordo del VO65 (i VO65 hanno preso il posto dei VOR70, ritenuti meno sicuri) danneggiato, la cui poppa era continuamente in balia delle onde oceaniche.

John Fisher

VOLVO OCEAN RACE 2018/19: MUORE JOHN FISHER E IL PESCATORE CINESE SENZA NOME
Ve ne abbiamo parlato approfonditamente qui. Ma nel corso della settima tappa, quella che va da Auckland a Itajaì, il velista 47enne britannico John Fisher del VO65 Sun Hung Kai Scallywag è caduto fuoribordo mentre la barca era lanciata a tutta velocità nei mari del sud, con venti di 35 nodi e temperatura dell’acqua a 9 gradi. Nessuna speranza di recuperarlo vivo. Quest’edizione ha già mietuto una vittima. A 30 miglia dall’arrivo di Hong Kong (nella quarta tappa) la barca di Vestas, al secondo posto, è andata a scontrarsi con un peschereccio cinese, facendo una vittima. Il pescatore cinese rimasto vittima nell’impatto è ancora senza nome.

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