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GIRO DEL MONDO Storie di record e di miti, da Gabart a Slocum

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Se da bambino il tuo eroe è Corto Maltese, se a sei anni hai compiuto la tua prima traversata atlantica in barca, se la vela ti ha accompagnato per tutta la vita, sei predestinato a compiere grandi imprese per mare. Come il giro del mondo in solitario senza scalo più veloce della storia, in 42 giorni, 14 ore, 40 minuti e 15 secondi: 27.859,7 miglia reali (passando per i capi di Buona Speranza, Leuwin e Horn) coperte all’incredibile media di 27,2 nodi.

Francois Gabart, classe 1983 da Saint-Michel-d’Entraygues (Francia), è l’ultimo dei grandi marinai (in ordine di tempo) che si è misurato, con successo, in un’impresa che al netto dell’evoluzione tecnologica di scafi e materiali, di foil e piloti automatici, non ha perso un milligrammo di romanticismo col passare degli anni. Il giro del mondo è il giro del mondo. Poche storie. Anche a bordo di un maxi trimarano con i foil a “L” in grado di volare sull’acqua a 45 nodi come Macif (30 x 21 metri di “bestio”).

Il 17 dicembre, una volta tagliata la linea di traguardo immaginaria vicino all’isola di Ouessant, in Bretagna (da dove era partito il 4 novembre 2017 scorso), Gabart in poche parole ha riassunto il suo stato fisico: “Non faccio una doccia da quando sono partito, mi sento un animale selvatico, non dormo da settimane, mi nutro di liofilizzati da un mese e mezzo. Ho navigato sempre al limite e ora ho male dappertutto. Fatica e dolore vanno a braccetto. Sono sfinito”.

Se a dirlo è lui, uno dei velisti oceanici più forti al mondo, già vincitore del Vendée Globe (giro del mondo in solitario a bordo di IMOCA 60) nel 2013, capite bene che genere di impresa titanica sia una circumnavigazione del globo.

Gabart, che in Francia è una celebrità nazionale, soprannominato il “biondino degli oceani”, ha migliorato di ben sei giorni il precedente primato stabilito dal conterraneo Thomas Coville (49 giorni e 3 ore a bordo del maxi trimarano Sodebo) l’anno precedente, che a sua volta aveva migliorato i 57 giorni di Francis Joyon (su Idec Sport) nel 2008.

Il giro del mondo ultraveloce in solitario senza scalo è una questione tutta francese. Ma è solo uno dei “rami” in cui è declinata quella che per molti marinai è l’avventura della vita: lo si può affrontare con estrema lentezza, a tappe, contro i venti dominanti (ovvero da est verso ovest), in equipaggio, a bordo di barche microscopiche, ispirati dal desiderio di staccare completamente la spina.

Ma quando è iniziato tutto ciò? Quando si è iniziato a navigare intorno al mondo con l’idea di lanciarsi in un’avventura prima che essere spinti da motivazioni meramente commerciali (leggi: di conquista)?

In principio ci fu Joshua Slocum: dopo aver perso suo moglie e la sua barca, arenata sulle coste del Brasile, maturò l’idea di compiere il giro del mondo a vela in solitario , impresa mai tentata prima da nessun altro uomo.La portò a termine tra il 1895 e il 1898 sullo Spray, uno sloop prima adibito alla pesca delle ostriche che lui stesso aveva rimesso a posto.

Pensateci: lo Spray era una piccola barca (lunga 11,20 metri, larga 4,32 e pesante nove tonnellate), che impiegò tre anni, due mesi e due giorni per circumnavigare il globo a tappe. A spanne, 27 volte il tempo di Gabart! Slocum fu considerato un eroe per breve tempo, poi la stampa se ne dimenticò. Perennemente insoddisfatto, se non negli infiniti spazi oceanici, 14 novembre 1909 partì per l’ultimo viaggio verso le Indie occidentali e non fece più ritorno.

Ci vorranno più di 60 anni affinché un velista solitario ci riprovi, ci riesca e questa volta diventi un’icona dello yachting univeralmente riconosciuta, con tanto di nomina a baronetto da parte della Regina Elisabetta. Stiamo parlando di Francis Chichester, che a 65 anni suonati circumnavigò il globo in solitario sul suo Gypsy Moth IV doppiando i tre grandi capi (Buona Speranza, Leeuwin e Horn), impiegando 274 giorni tra il 1966 e il ’67. Il primo grande navigatore dell’epoca contemporanea, il primo a riuscire nell’impresa (Slocum aveva impiegato tre anni ma senza doppiare tutti i capi).

Fa sorridere paragonare Chichester con Gabart: quest’ultimo è un atleta al 100% che si è nutrito di liofilizzati per tutta la durata del suo record. Il baronetto invece, quando fuori la burrasca incombeva, pare si chiudesse sottocoperta e… trincasse. Un giorno, caricando su una barca delle casse di gin, lo sentirono pronunciare la storica frase: “Ogni sciocco potrebbe fare il giro del mondo a vela, ma ci vuole un marinaio con gli attributi per riuscire a farlo da sbronzi”. Altri tempi, la vela è cambiata. Nel 1968 venne organizzata la Golden Globe Race, la prima regata intorno al mondo in solitario, quella che ebbe tra i protagonisti Robin Knox-Johston (vincitore, in 268 giorni a bordo della suo ketch Suhaili) e Bernard Moitessier (ritiratosi in Polinesia come gesto di rivolta contro il mondo moderno), arrivarono gli sponsor.

Era nata l’avventura “sportiva”, quella che continua ancora oggi con regate mitiche come il Vendée Globe, la Volvo Ocean Race (ex Whitbread, ovvero il giro del mondo in equipaggio a tappe) e le più “dilettantistiche” Clipper Race e Global Ocean Race. Alcuni nostalgici sostengono che la vela oceanica di oggi non abbia più lo stesso fascino di una volta (gli stessi che “ma quale Alonso, viva Nuvolari!”). Ma che ci provino a non chiudere occhio per settimane, volando sulle acque a 27 nodi, circondato dall’oceano, come ha fatto Gabart. Qui sotto, vi raccontiamo otto giri del mondo entrati nella storia.

OTTO GIRI DEL MONDO (O QUASI) ENTRATI NELLA STORIA

1890
Joshua Slocum
1157 giorni
Viene considerato il più grande di tutti semplicemente perché è stato il primo uomo ad aver completato la circumnavigazione intorno al mondo su un ex peschereccio per ostriche di poco più di 11 metri. Lo Spray di Slocum impiegò tre anni, due mesi e due giorni per fare ritorno a Newport (Massachussets), dove era partito nel 1895. Diventato un eroe, Slocum non seppe gestire la sua gloria: eterno irrequieto, salpò nel 1909 e sparì nell’Oceano.

1967
Francis Chichester
274 giorni
A 65 anni suonati, Francis Chichester (1901-72) circumnavigò il globo in solitario sul suo Gypsy Moth IV doppiando i tre grandi capi (Buona Speranza, Leeuwin e Horn), impiegando 274 giorni tra il 1966 e il ’67. Il primo grande navigatore dell’epoca contemporanea, il primo a riuscire nell’impresa (Slocum non aveva doppiato tutti i capi). E pensare che la passione per il mare a lui, amante dell’aviazione, era nata molto tardivamente.

1969
Robin Knox-Johnston
313 giorni
E’ la leggenda vivente della vela oceanica. Dopo 313 giorni di navigazione, nel 1969, Robin Knox-Johnston vinse la folle regata, la Golden Globe, e a soli 28 anni entrò nella storia: era il primo uomo ad aver circumnavigato l’orbe terracqueo in solitario e senza scalo. La barca che lo condusse al successo, Suhaili, l’aveva costruita lui stesso completamente in legno. Per orientarsi in mare usò solo il sestante.

1969
Bernard Moitessier
Ritirato “per protesta”
Il grande navigatore francese (1925-1994), padre di quella vela romantica che ha fatto sognare generazioni di marinai, divenne famoso non per aver concluso il giro del mondo, ma per averlo interrotto. Stupì il mondo intero quando, nel 1969 annunciò di voler abbandonare la Golden Globe (dopo 37.455 miglia: mentre stava insidiando la vittoria di Knox-Johnston) e fece rotta verso Tahiti per “salvare la propria anima” e fuggire dal mondo moderno.

1990
Peter Blake
128 giorni
“Per vincere devi credere che ce la potrai fare. Devi essere convinto. Devi veramente desiderare il risultato, anche se dovrai lavorare per anni. La parte più difficile di qualsiasi progetto è iniziare”. Massima del grande marinaio neozelandese Peter Blake (1948-2001). Voleva vincere il giro del mondo a tappe: ce l’ha fatta dopo cinque tentativi consecutivi. Trionfò alla Whitbread 1989-90 con il ketch Steinlager 2. Dalla prima edizione, nel 1973, ci provava senza successo.

1999
Giovanni Soldini
116 giorni
Fu proprio grazie alla vittoria nell’edizione 1998-99 della Around Alone (giro del mondo in solitario a tappe), a bordo del 60 piedi Fila, che lo skipper milanese (classe 1966) conquistò la fama mondiale: soprattutto per il salvataggio di Isabelle Autissier, rovesciatasi in pieno Pacifico. In effetti, il risultato sportivo passò in secondo piano: ma ad oggi, Giovanni Soldini è l’unico marinaio italiano ad aver vinto in giro del mondo in solitario. Chapeau.

2010
Alessandro Di Benedetto
268 giorni
Alessandro Di Benedetto, nato a Roma nel 1971 da papà siciliano, a bordo di un minuscolo 6 metri e mezzo (Findomestic, un Mini 6.50 modificato per l’occasione), ha compiuto il giro del mondo in solitario senza scalo. Mai nessuno ci era riuscito con un’imbarcazione di tali dimensioni. Partito da Les Sables d’Olonne il 26 ottobre 2010, vi è ritornato dopo 268 giorni di navigazione sulla stessa rotta della Golden Globe Race del 1968-69.

2017
François Gabart
42 giorni
Le cifre parlano per lui: 42 giorni intorno al mondo, volando a una media di oltre 27 nodi e percorrendo quasi 28.000 miglia. Un record incredibile, quello che ha realizzato a bordo del maxi trimarano Macif nel 2017. E che fa “filotto” con le vittorie al Vendée Globe 2013, alla Route du Rhum 2014, alla Transat Jacques Vabre nel 2015 e alla Ostar 2016. A 34 anni, quello del francese è un palmares davvero eccezionale. Cos’altro gli riserverà il futuro?

 

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4 Comments

  1. Lucio 5295 ha detto:

    Questo articolo è scritto con misura e può insegnar qualche cosa alle nuove generazioni.
    Può insegnare che per fare questo genere di cose non basta essere preparati tecnicamente, fisicamente e mentalmente. Bisogna essere cresciuti in un ambiente in cui ci sia questo tipo di cultura, bisogna aver maturato l’esperienza che serve ed essere determinati a “fare” l’impresa.
    Bisogna poter disporre delle tecnologie necessarie, bisogna avere Sponsor che finanzino il tutto e un servizio di supporto a terra che ti segua 24/24.
    Queste sono sfide organizzative, tecniche e tecnologiche prima ancora di essere sfide di singoli. E’ toccato a Gabart, potevano esserci degli altri e altri ce ne saranno dopo di lui.
    Oggi questo approccio è possibile solo in Francia, ma solo per pochi eletti e per poche volte nella vita.
    Gabart è un atleta professionista che certamente non opera in un aurea di romanticismo. Qui siamo fuori dal concetto di “Marineria classica”, tanto caro dalle nostre parti. Romantici sono quelli che leggono Moitessier, sognano e magari si buttano in avventure per ambizione o spirito di emulazione.
    In pochi anni è cambiato un mondo, basta confrontare le frasi riportate di Gabart (uno pagato per far l’impresa) e Chichester (che l’impresa l’ha fatta per se).
    Al prossimo record dunque e al prossimo…….. Gabart.

  2. Antonio ha detto:

    Credo abbiate scordato Sir Blyth Chay che ha circumnavigato con British Steel contro vento

  3. Fantastico viaggio nella storia della vela. Ottimo articolo, grazie!

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