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IRC vs ORC: chi fa le barche più belle? Super sfida tra l’NMD 43 e l’Aquatich 40

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Nelle regate a rating, ad alti livelli, non si vince mai per caso. Il risultato è un mix di fattori dove conta senza dubbio la bravura e la tecnica dell’equipaggio ma tutto parte dal progetto della barca, studiato su un regolamento o su un determinato tipo di regate.

Prendiamo come esempio due barche di ultimissima generazione e di recente varo, entrambe costruite con materiali ad alta tecnologia dal cantiere sloveno Oceantec. Uno è un progetto IRC, l’ NMD 43, progettato da Nivelt-Muratet Design. L’altro un progetto ORC, l’Aquatich 40, disegnato da Rob Humphreys.

NMD 43

Acquatich 40

I progetti IRC spesso sono pensati per partecipare alle grandi classiche regate offshore che si corrono tutte con questo regolamento. Fastnet, Middle Sea Race, Sydney to Hobart, RORC 600, regate dove spesso la differenza la possono fare i lunghi bordi alle andature portanti. Ed ecco che infatti l’NMD 43 presenta tutte quelle caratteristiche tipiche della barche IRC che corrono forte al lasco: doppio timone, baglio massimo arretrato che prosegue fino a poppa, chiglia a L per non penalizzare le velocità al lasco con una T rovesciata, spigoli a poppa, tuga leggermente pronunciata per proteggere il pozzetto dall’acqua quando la barca vola ad alta velocità sotto asimmetrico.

NMD 43

Aquatich 40

Tutti elementi che sono generalmente piuttosto penalizzanti con il rating ORC: un regolamento che non premia particolarmente, anzi le danneggia, in termini di rating le barche larghe, con doppio timone e spigoli. Ed ecco che arriviamo infatti al disegno di Rob Humphreys, l’Aquatich 40. Qui gli spigoli a poppa spariscono, il baglio massimo è decisamente più contenuto, i volumi della carena decisamente morbidi e rotondi, la chiglia a T rovesciata. Il disegno della tuga è morbido e vasso sulla coperta, la pala del timone rigorosamente singola.

Scheda tecnica NMD 43

Lunghezza: 13.07 m

Lunghezza al galleggiamento: 11.50 m

Baglio massimo: 4.15 m

Immersione: 2.60 m

Superficie velica di bolina: 105 m²

Dislocamento: 6.500 kg

Scheda tecnica Aquatich 40

Lunghezza 12.20 m

Lunghezza al gall. 11.00 m

Baglio max 3.80 m

Immersione 2.55 m

Dislocamento 5920 kg

Zavorra 3300 kg

Superfice velica di bolina: 97

www.oceantec.eu

5 Comments

  1. Lucio 5295 ha detto:

    Qual è la barca più bella? La risposta è facile, quella che piace e la scelta è solo un problema di cultura.
    Ai cafoni piace esibire, piace il Kitch e soprattutto vincere, costi quello che costi. Purtroppo la storia dello Yachting è tutta qua. Lo sport è un’altra cosa.
    Fin dalle prime regate del 1800, è sorto il problema di come confrontare in modo “Fair”, yachts con dimensioni e prestazioni diverse. Tutti i regolamenti di stazza che si sono succeduti in più di 200 anni hanno cercato (fallendo) di dare una risposta a questa pia esigenza.
    Indubbiamente L’ORC è il miglior modello matematico “semplice” oggi disponibile per valutare su PC, le prestazioni di Yacht non troppo diversi l’uno dall’altro.
    Non è la verità assoluta; la sua precisione è quella tipica dei calcoli di Ingegneria basati su dati sperimentali: 1-3%. In regata questo margine di incertezza aumenta perché le vele sono diverse, gli equipaggi sono diversi, mare, condizioni meteo e tattiche sono diverse.
    Troppe variabili.
    L’ORC ha inoltre un enorme difetto: il Board è Italiano. Francia e Paesi Anglosassoni hanno sempre voluto autoamministrarsi e quindi Brexit e Il Brexit si chiama IRC.
    L’IRC è la risposta più logica ai cafoni di cui sopra. Un sistema di rating meraviglioso, basato su poche misure e concepito e mantenuto in modo volutamente opaco e incomprensibile.
    Gli algoritmi IRC non sono infatti mai stati resi pubblici. Questo significa una cosa terribile: i progettisti e gli armatori IRC devono restar stupidi e senza elementi di valutazione sul come verranno assegnati gli handicap alla propria imbarcazione!
    Un approccio per niente simpatico: tu Cliente paghi e io IRC ti dirò come ti tratto e lo farò a mia discrezione. Stai contento e corri.
    L’ORC è l’esatto contrario: massima trasparenza, algoritmi scaricabili gratis dal WEB, programma di calcolo acquistabile a basso costo. In poche parole Know How a disposizione.
    Indubbiamente, nei secoli, tutti i Regolamenti di stazza hanno generato TypeForming e alcuni oggi sono convinti che l’IRC generi barche alla “Francese”: barche modernissime, grandi macinatrici di miglia, stabilità di forma, fondo piatto, baglio max. spostato a poppa, poppe larghe, doppia timoneria, ecc., ecc.
    Niente di più falso: le barche Francesi sono così solo perché i francesi corrono in Atlantico e al lasco, non perché lo vuole l’IRC. Le andature larghe sono facili e piacciono, le regate veloci piacciono, gli eroi degli oceani piacciono, di conseguenza l’IRC e le barche alla “Francese” piacciono.
    Una moda e come tale, opinabile.
    Sono barche più marine, più sicure, più veloci? Assolutamente no, queste caratteristiche si possono realizzare anche in modo molto diverso. Sono semplicemente barche che rispondono a un modo di utilizzo.
    Un esempio facile facile: Wild Oats XI (Maxi 100 ft. del 2005, barca lunga e stretta) ha vinto 8 Sidney-Hobart.
    Negli ultimi anni correva in IRC contro Comance (Maxi 100 ft. del 2014, modernissimo e di concezione tipicamente “Francese”) ed è stato un caso che non abbia nuovamente vinto.
    Nessuna meraviglia perché il suo engineering ha una concezione generale non modaiola ma semplicemente appropriata al tipo di regata. Se troveranno fondi per tenerla armata e aggiornata, penso che Wild Oats potrà vincere ancora.
    Come sempre alla fine la domanda sorge spontanea: ma in definitiva, qual è oggi il miglior Regolamento, l’ IRC o l’ORC?
    La risposta è altrettanto semplice, nessuno dei due. Sono solo prodotti per gente che ha esigenze diverse.
    Spesso si è parlato della necessità di unificare ORC e IRC, senza mai arrivare a una sintesi.
    Perciò probabilmente anche questi due Regolamenti rallenteranno il loro sviluppo e alla fine moriranno dignitosamente come tutti quelli che li hanno preceduti.
    E’ sempre stato così, perché il sistema di handicap “Fair” non si può fare. E’ solo una costosa chimera abilmente confezionata e gestita, per regatanti ignari e creduloni. Gente che vuol credere e paga altri per pensare.
    La F1 non ha handicap perché non si prefigge di essere “Fair”, la F1 ha restrizioni sul progetto, sulla costruzione e sulla tecnologia. Ma a quanto pare, nel mondo della vela questo approccio è inaccettabile.
    E allora avanti così, lunga vita ai Regolamenti di stazza, fin che dura. Poi si ricomincia, come 200 anni fa.
    E ci sarà sempre qualcuno che chiede: per voi qual è la barca più bella?

  2. Lucio 5295 ha detto:

    PS. Ho scritto tutto di getto, ma dopo una rilettura capisco che il termine “Cafoni” se associato all’IRC potrebbe risultare ingiurioso per molti regatanti.
    Vi pregherei pertanto di ignorarlo. Perdonate la goffaggine

  3. Sandro Alessi ha detto:

    Concordo su tutto e faccio i complimenti a Lucio per la sua lucidità e competenza. La frase forte, secondo me, non è “i cafoni …” che come ha giustamente spiegato poteva forse essere associata al fatto che le barche IRC, larghe, con poppe ancora più larghe, gli spigoli, i timoni doppi, ecc. si discostano drammaticamente dai canoni della bellezza classica, i cutters per dirla in breve.
    Tuttavia i canoni della bellezza evolvono: la donna “a pera” dell’Ellade non è più la topona dei nostri giorni, sempre per dirla in francese.
    Dicevo che forse la frase più forte è “Gente che vuol credere e paga altri per pensare”.
    Che dire: molti armatori non hanno la cultura tecnica per scegliere consapevolmente, ma hanno i soldi per comprarsi barche nuove ed agguerritissime, oltre a stipendiare equipaggi di professionisti che prosciugherebbero una banca …
    In conclusione concordo sul fatto che non esisterà mai un regolamento di stazza perfetto, che ORC e IRC non si fonderanno mai, che l’algoritmo segreto dell’IRC è un’inglesata tremenda (ma produce barche formidabili) e che le regate più “teoricamente” fair sono quelle dei monotipi (che infatti hanno avuto e stanno avendo un discreto successo).
    Tuttavia gli armatori continueranno a comprare le barche che più gli piacciono e analogamente ad iscriversi alle regate che più li divertono (ricordiamoci sempre che si tratta di uno sport, ma anche di un gioco).
    Personalmente, tra vincere il Fastnet o un mondiale ORC preferirei di molto il primo: se lo vinci overall entri nella storia; i mondiali ORC, tra qualche anno, non se li ricorderà più nessuno … un po’ come le Ton Cup.
    SA

    • Lucio 5295 ha detto:

      Grazie per la risposta,
      Su un Giornale che parli di Vela, i Regolamenti di stazza meriterebbero una continua e approfondita analisi, partendo dalla loro evoluzione e coinvolgendo persone che siano capaci di guardar lontano osservando da vicino. Non sono tante.
      Il problema lo hai evidenziato: per alcuni è uno sport e per altri è un gioco. I regolamenti a questo servono, a farli regatare insieme.
      Probabilmente perdono di significato quando non è più un gioco e resta la competizione.
      Indubbiamente per la gratificazionee personale è meglio un Fastnet, ma è molto meglio un campionato se la vela è una professione.
      Ciao, alla prossima.

      • Sandro Alessi ha detto:

        Nella tua ultima frase c’è forse una chiosa a tutta la discussione che, concordo anche su questo, non ha appassionato molti altri velisti …
        “E’ molto meglio un campionato, se la vela è una professione”.
        Una volta, quando si “stava peggio, ma si stava meglio”, gli armatori erano relativamente pochi, in genere molto competenti e i professionisti, per un motivo o per l’altro, erano abbastanza rari: i grandi armatori erano sempre a bordo e quasi sempre al timone: Falck, Recchi, Bonadeo, Calandriello, Boris, Gardini, Mazzaferro e mi scusino figli e nipoti di quelli che non ho nominato.
        E capivano di rating, qualcuno anche troppo (il compianto Giorgio …).
        Oggi invece stabiliscono il budget e si affidano a a designer, boat manager ed equipaggi professionali che, facendo per lavoro quello che la massa dei praticanti fa per gioco o per sport, “inquinano” (se mi si passa il termine) l’ambiente. Tant’è che, nelle classi fair per definizione (i monotipi) esistono le classifiche separate per i Corinthians.
        Non so qual’è la morale, probabilmente entro una decina d’anni ORC e IRC imploderanno (o esploderanno) come lo IOR, per un po’ ci sarà maretta e poi evolveranno in qualcosa di ancora più scientifico di quello che sono.
        Io non possiedo un cabinato bensì un monotipo, un Dinghy 12′, col quale mi diverto ancora, a prenderle …

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