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Quarant’anni fa l’Italia doppiava Capo Horn alla Whitbread e Pierre Sicouri scriveva a Giorgio Falck

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Carissimo Giorgio, ti mando qualche notizia sulla terza tappa del giro del mondo. E’ stata davvero bella, forse la più bella di tutto il giro, per il suo fascino misto di mari del sud, Capo Horn e caldo Aliseo”. Così scriveva nel marzo del 1978 il compianto Pierre Sicouri sulle pagine del Giornale della Vela, in una lettera indirizzata a Giorgio Falck, raccontando la tappa della Whitbread da Auckland a Rio de Janeiro. In questi giorni, durante i quali la flotta della Volvo Ocean Race è ormeggiata ad Auckland, la città della vela, in attesa di partire per la tappa icona del giro del mondo in equipaggio, quella dalla Nuova Zelanda a Itajai, Brasile (7600 miglia), abbiamo scavato nel passato del nostro archivio. Divisi in redazione tra chi sostiene che la Volvo sia il top delle regate oceaniche e chi invece dice “si, è una delle regate di vertice ma con i nuovi percorsi “commerciali” ha perso il suo fascino e i monotipi sono noiosi”, abbiamo deciso di ritrovare nelle pagine del Giornale della Vela il sapore pionieristico di quelle avventure lontane ormai quarant’anni. Non vogliamo risolvere con quest’articolo le contese tra chi amava la regata di un tempo e chi preferisce quella di oggi, anzi da un punto di vista giornalistico vorremmo che queste contese non finissero mai perché ci danno sempre nuovi fertili spunti. Vogliamo semmai fare un regalo ai protagonisti di ieri e offrire un pezzo di storia della vela italiana agli appassionati di oggi. LEGGI QUI L’ARTICOLO INTEGRALE SU VELA 1978

Ai tempi si chiamava Whitbread Round the World Race, si correva in sole quattro tappe, e l’Italia era tra gli assoluti protagonisti. Tre barche addirittura per la prima edizione del 1974 (tra cui il Guia di Falck che chiuse quinto), una per l’edizione 77-78, B&B Italia guidata da Corrado Di Majo, in un equipaggio di cui facevano parte Pierre Sicouri, Paola Pozzolini, Paolo Martinoni, Enrico Sala, Enrique Vidal, Bruno Finzi, Vittorio Ferreri e Adriano Di Majo.

Erano anni ruggenti in tutti i sensi per il nostro paese, politicamente si viveva la coda della contestazione e la tragedia degli anni di piombo. Da un punto di vista velico era un’Italia un po’ avventuriera, un po’ hippie degli oceani, ma un’Italia che iniziava a trovare una sua dimensione e da li a qualche anno l’avrebbe mostrata a Newport con la sfida di Azzurra alla Coppa America.

Guardate queste foto, guardate queste facce, il loro abbigliamento. Poco da dimostrare agli sponsor, tanto da dimostrare a se stessi, in un certo senso il sapore autentico della sfida sportiva.

Arrivano le prime volate pacifiche, ritroviamo il fascino delle planate tra due muri d’acqua, fino a 19 nodi, mediamente a 12. Sono anche le prime di Paola che, superata la tensione iniziale, porta tranquillamente il B&B Italia, molto stabile in poppa. E’ bello avere una donna a bordo non relegata in cucina ma a prua e al timone tanto e quanto noi”, racconta Pierre Sicouri di Paola Pozzolini che diventerà sua moglie.

Ci investono autentiche nuvole di grandine prima, di neve poi, superbe e gelide. Comincia a fare decisamente freddo e la stufa, in barba agli sforzi di Corrado ne approfitta per rifiutare di accendersi. Guanti e suolate di montone rimediati ad Auckland ci risparmiano i congelamenti e le sofferenze della seconda tappa. Sotto si installa una fastidiosa condensa, piove dovunque, i sacchi a pelo umidi, ma la vicinanza dell’Horn ci tiene alto il morale”.

Il 19 gennaio sono fuori turno ma non riesco a prendere sonno. Salgo in coperta, alle 3 prendo il timone, 35-40 nodi da SW, genoa 3 tangonato, due mani di terzarolo, avvisto le Isole della Terra del Fuoco, atterriamo su Capo Carfort, mare verde scuro, alto, violento. Terra dantesca che fuma nuvole. E’ il momento più emozionante della mia vita. Lasciamo Les Islas Ildefonso a dritta, il falso Capo de Hornos, l’Isla Hermite e l’Horn. Siamo terribilmente emozionati”.

Questo era Capo Horn per noi italiani nel 1978. Forse erano velisti poco tecnologici, certamente erano poco interessati ai record e molto alla sfida vera, all’avventura della regata estrema. Perché gara vera lo era anche per i nostri quella Whitbread, che vedeva nella competizione mostri sacri come Eric Tabarly, B&B non navigava certo intorno al mondo per spirito di avventura ma semmai per l’avventura di una regata.

All’alba del 3 febbraio avvistiamo la familiare sagoma del Corcovado. Tagliamo la linea alle 4 locali sotto al Pan de Açucar. Il nostro nono posto in classifica è in parte giustificato da numerose ore perse a causa delle troppe defaillances delle nostre vele e a circa 20 giorni di bolina, andatura che non ci è molto favorevole”. B&B chiuse nona anche nella classifica finale del giro del mondo vinto dagli olandesi di Flyer. Nell’edizione 81-82 furono addirittura cinque le barche italiane, l’ultima partecipazione italiana risale invece a quella, non fortunatissima, di Brooksfield nell’edizione 1993-1994, poi un vuoto di oltre vent’anni. 

La leg da Aucland a Itajai partirà il 18 marzo e la classifica dopo sei tappe vede in testa gli spagnoli di Mapfre tallonati dall’equipaggio franco-cinese di Dongfeng.

Mauro Giuffrè

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