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Ciao Golden Globe, io seguo Moitessier: Phelipon dice no al giro del mondo e parte sulla “Lunga Rotta”

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Ci dispiace Patrick, ma in fin dei conti siamo anche contenti per te e ti auguriamo il meglio. Patrick Phelipon, “il più italiano dei navigatori francesi”, classe 1953, da una vita in Italia nella “cricca” di Cino Ricci che lo andò a “pescare” in Francia, dove il navigatore vantava già un pedigree da invidia (era a bordo del Pen Duick VI di Tabarly), ha deciso di abbandonare il suo progetto del Golden Globe.

Infatti Phelipon non sarà presente alla partenza del giro del mondo in solitario pensato per celebrare la regata del 1968, ma la prossima estate partirà da La Rochelle, città natale della sua famiglia,  per iniziare una grande avventura attraversando gli oceani del mondo seguendo la rotta di Bernard Moitessier. La decisione di Phelipon è maturata – come ha dichiarato – a seguito della scelta, da parte degli organizzatori della GGR2018, di trasformare l’evento da regata in record in seguito al divieto imposto dalla FFV. Sul perché la Federazione Francese abbia imposto un veto al Golden Globe vi segnaliamo un nostro precedente approfondimento (PUOI LEGGERO QUI).

Un viaggio quindi, sulla rotta di Moitessier. E perché no Patrick? Perché non prendersi il tempo giusto per viaggiare? Ciao Golden Globe, ciao regole su regole, veti e controveti, di un evento che, in attesa della partenza, a volte ci sembra quasi vittima di se stesso, della decisione di doversi disputare contro tutto e tutti. Ma non siamo qui per parlare di questo, non conoscendo nel dettaglio i motici che hanno portato Phelipon a questa decisione intanto gli auguriamo buon vento, sperando che ci venga ancora a trovare al VELA Festival di Santa Margherita (a proposito siete tutti invitati dal 3 al 6 maggio) come fece l’anno scorso, raccontandoci delle sue esperienze e di come stava preparando la barca. Per raccontarvi chi è veramente Patrick Phelipon lo facciamo con le sue stesse parole, riproponendovi le parti salienti dell’intervista che rilasciò al Giornale della Vela il 20 dicembre 2016 dopo avere annunciato la sua partecipazione al Golden Globe.

Patrick, raccontaci le tue esperienze oceaniche.
“Ho avuto la fortuna di navigare per un anno intero con Eric Tabarly a bordo del Pen Duick VI e abbiamo navigato, in occasione della prima edizione della Whitbread Round the World Race nel 1973, da Portsmouth a Rio (con un disalberamento), da Rio a Capetown, da Capetown a Sydney, da Sydney a Rio, da Rio a Brest e da Brest a Newport (in Rhode Island) per poi partecipare alla Newport to Bermuda Race. Oltre a questo ho navigato in molte occasioni lungo le coste europee dell’Atlantico, sono originario di La Rochelle, mi era facile”.

Ma dopo tutto quello che hai già fatto, a 63 anni chi te lo fa fare di rimetterti in gioco?
“Non considero la mia partecipazione alla Golden Globe Race del 2018 come un rimettermi in gioco, ma piuttosto il coronamento una lunga (e spero comunque che non finisca con questo giro) “carriera nella vela” con una sfida veramente affascinante, per niente scontata, che in un certo modo mi riporti al mio debutto nel mondo di questo sport come per chiudere un cerchio. Quando ho partecipato al giro del mondo con Tabarly, anche se ero soltanto uno dei 14 membri dell’equipaggio, si navigava come dovrò fare alla GGR 2018, cioè con il sestante, la radio SSB e pochi altri strumenti. Conto molto sul mio percorso professionale a quasi 360°, sulle mie conoscenze tecniche, sulla mia esperienza di regatante per preparare la barca e arrivare sulla linea d’arrivo nel migliore dei modi”.


Non sei solo un velista oceanico, vero? In breve, ci racconti cosa hai combinato nella tua vita?
Il tuo velista preferito di sempre ?
“Questa è una domanda alla quale faccio fatica a rispondere perché mi viene subito da fare delle distinzioni: per la navigazione oceanica sicuramente Eric Tabarly, ma ho molta ammirazione per i vari Riou, Le Cléac’h, Gabart e Coville. In un altro modo ho molta ammirazione per Cino Ricci per come è sempre riuscito a comporre degli equipaggi con persone apparentemente incompatibili tra di loro, ma che con lui a capo hanno sempre “tirato il carro” nella stessa direzione e con il massimo impegno. Infine ho sempre ammirato Tom Blackaller per le sue capacità di regatante attorno alle boe e per la sua gioia nel vivere la sua passione”.

“In breve? Elencare il mio curriculum mi è sempre risultato difficile perché mi vengono in mente talmente tante cose fatte che non riesco a farne una lista completa valutando le fasi più rilevanti. Possiamo dire che come velista oltre al giro del mondo ci sono state diverse Admiral’s cup, Fastnet Race, Half ton Cup, Quarter ton Cup, Mini ton Cup come numerose Rimini-Corfu-Rimini, Giraglia, Middle Sea Race, 151 Miglia, 500×2 di Caorle, Barcolane, Campionati Italiani d’Altura e ancora molte altre regate e navigazioni…”

In più hai progettato barche.
“Come progettista ho disegnato l’Effraie, il mini tonner armato a Cat Boat che ha vinto la prima Mini Ton Cup spiazzando tutti e portando il regolamento di stazza a essere cambiato. Ho progettato alcune barche prodotte in serie con un buon risultato commerciale come il P38, il JNP999, il Grand Duc e altre costruite in singolo esemplare con lunghezze fino a 60’”.

Come se non bastasse, hai fatto anche il velaio.
“Come velaio ho gestito per diversi anni la North Sails Adriatica a Cesena e ho anche realizzato le vele per Gulliver lo Swan 59 che vinse il primo Round The World Rally anche con il mio contributo a bordo per le ultime tappe”.

Il tuo amico Cino Ricci cosa ti ha detto quando gli hai detto che avresti partecipato alla GGR ?
“Cino sa, da quando mi ha chiamato dopo la Whitbread nel ‘74 per preparare il Deception per l’Admiral’s Cup del ‘75, che ho questa idea fissa in testa. Quando decisi di costruire una barca, l’ULDB Italia, per fare la Whitbread Round The World Race ‘81, Cino s’impegnò molto nel trovare i fondi per realizzare questo progetto che purtroppo per rinuncia di uno sponsor non ci permise di partecipare. Cino non fu quindi sorpreso quando gli comunicai la mia intenzione e mi propose subito di darmi il suo Sestante: poi fece qualche telefonata per aiutarmi a raccogliere i fondi per potere acquistare una barca e continuerà sicuramente ad aiutarmi in questa avventura con i suoi preziosi consigli e il suo appoggio presso potenziali sponsor che sono sempre necessari per queste imprese”.

 

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