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I segreti di un successo: le scelte vincenti dietro il record di Soldini e Maserati

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Non era banale, non era semplice. Questa volta il percorso era di quelli tosti, praticamente mezzo giro del mondo, con una partenza da Hong Kong estremamente rischiosa per il traffico marittimo. Questa volta nessuno, inclusi noi che a volte – ammettiamolo – abbiamo guardato con distacco i record di Maserati, può dire niente. La sfida era di quelle vere e anche se il tempo di riferimento di Gitana 13 era piuttosto vecchio arrivare al traguardo di Londra era tutt’altro che scontato (LEGGI QUI).

Uno stop, solo momentaneo, ai foil

Lo sapeva bene Giovanni Soldini che infatti ha scelto, con il suo equipaggio, un assetto prudente per Maserati. Via i foil a L per volare, troppo rischiosi nella parte iniziale dove i detriti in mare erano moltissimi e il rischio di collisione enorme, come infatti è avvenuto a uno dei timoni. Maserati ha navigato con il classico assetto, rodato e ottimizzato al meglio (LEGGI QUI COME E’ EQUIPAGGIATA MASERATI), che garantiva la sicurezza di una barca forse meno performante in certe condizioni rispetto all’assetto foil ma offriva maggiori certezze. Oltre al rischio collisioni, i foil, come raccontato in un report dallo stesso team di Maserati, generano a certe velocità un problema di cavitazione sui timoni dello “scafetto” che è ancora in via di risoluzione e che sul lungo periodo come quello del record avrebbe potuto causare dei seri problemi.

Una questione di scelte

La sfida di Maserati Multi 70, fin dalla scelta della barca, è stata infatti anche tecnologica. Come i mostri sacri della vela, François Gabart con Macif e Armel Le Cleac’h con Banque Populaire (LEGGI QUI), Soldini e i suoi hanno come obiettivo quello di volare in Oceano con un multiscafo. Lo hanno già fatto, anche se per brevi tratte, e continueranno a provarci, il record Hong Kong – Londra in questo senso rappresenta solo una parentesi ma anche una scelta tecnica giusta. E proprio sulle scelte, oltre che sulla velocità del mezzo, il team di Maserati ha costruito il successo. Scegliere la finestra meteo giusta per la partenza, avere un buon bordeggio nella fase iniziale e un primo attraversamento veloce delle calme equatoriali, ma anche sapere gestire al meglio l’emergenza della rottura del timone, che avrebbe potuto compromettere la sfida. Da Capo Buona Speranza in poi il record è stato relativamente in discesa e Soldini e i suoi hanno avuto il “lusso” di potere gestire un vantaggio sempre superiore alle 1000 miglia. Ma “lusso” significa giocare su quel limite tra mantenere medie di percorrenza comunque veloci e gestire lo stress e l’usura dei materiali. Significa sobbalzare al minimo rumore sospetto della barca ( e su Maserati l’orchestra dei rumori è importante), significa capire quando è il momento di schiacciare l’acceleratore e quando arriva invece quello di frenare e tirare il fiato, il successo di questo record alla fine sta in buona parte nella ricerca di questo equilibrio.

Vittorio Malingri lo aveva detto

Come ci ha scritto un giorno Vittorio Malingri: “Provateci voi!” (LEGGI QUI LA LETTERA INTEGRALE DI VITTORIO). Perché forse è vero, ha ragione Malingri, che scriveva: “Cosa fanno Peyron, Joyon, Coville, Soldini, ecc.? Fanno i record. Navigano cioè in quella zona altamente superiore a tutte quelle precedenti, facendo la cosa più difficile in assoluto. Per la quale non basta essere i migliori marinai del mondo, ma bisogna continuar a innovare e inventare tutte quelle cose che 30 anni dopo arrivano alla Coppa, alla Volvo, e a cascata alle altre barche. Questo alza notevolmente l’asticella della difficoltà e abbassa la garanzia di buon esito di ogni prova“. Noi del Giornale della Vela a volte abbiamo storto il naso su alcune sfide, ma non possiamo che levarci il cappello nei confronti di colui che resta il velista italiano più famoso del mondo, l’unico dei nostri a riuscire a vincere un giro del mondo in solitario (con scalo, l’Around Alone del 1999), che ancora oggi ha dimostrato con questo record che quando ci sono sfide dure la sua “pelle” non è cambiata, se mai qualcuno ne avesse dubitato.

Mauro Giuffrè

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