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Uberto Paoletti, nuovo direttore del Marina di Loano, “svela” la ricetta del porto perfetto

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Ancora più eventi legati al mare e al territorio”. Uberto Paoletti, classe 1979, romano, tradisce la sua natura di velista da competizione, quando gli chiediamo su cosa punterà in futuro per lo sviluppo del Marina di Loano di cui è appena diventato direttore succedendo a Marco Cornacchia.Abbiamo ricevuto diverse richieste da armatori che ci chiedono di organizzare manifestazioni di natura amatoriale oltre che professionistica e li vogliamo certamente accontentare”.

Un Marina “velacentrico”?Un Marina attento alle esigenze dei suoi ospiti che, insieme al suo Yacht Club, vuole promuovere la cultura del mare da ogni punto di vista. Organizziamo, tra l’altro, corsi per la gestione delle emergenze sanitarie in alto mare in collaborazione con la Croce Rossa di Loano, collaboriamo con la Fondazione Cima, da anni impegnata nel monitoraggio ambientale e la difesa dell’ambiente marino sulle nostre coste. L’impegno per l’ambiente è al primo posto dei nostri valori. Marina di Loano peraltro vanta sei anni consecutivi di Bandiera Blu”.

paoletti

Marco Cornacchia a sinistra e Uberto Paoletti

UN PO’ DI NUMERI (POSITIVI)
Paoletti ha “ereditato” le redini di un’azienda che, dati alla mano, è una delle più grandi del savonese con 980 posti barca totali, quattro stabilimenti balneari e un’area totale di 36 ettari:Nel periodo estivo la struttura dà lavoro a circa ottanta persone. Senza contare l’ottima ricaduta economica sul territorio (ristoranti, negozi, gite nell’entroterra). Ho accettato l’incarico in un clima di grande continuità professionale, il mio predecessore Cornacchia ha lavorato benissimo”. Nel corso del 2017 sono state 1.016 le imbarcazioni che hanno fatto tappa a Marina di Loano. Durante il 2016 i transiti erano stati 887: un incremento netto del 15%. Dal 1 gennaio al 31 dicembre 2017 i diportisti che hanno scelto Marina di Loano come “casa” della loro barca sono stati numerosi: novanta, infatti, i nuovi contratti stipulati. Di questi, ben ventitré hanno riguardato imbarcazioni di dimensioni superiori ai 40 metri. La percentuale di occupazione è cresciuta del 10%.

LA RICETTA PER ATTRARRE I DIPORTISTI
Che cosa permette a un porto turistico di essere attrattivo per gli armatori?Nel nostro caso, il primo fattore è la sicurezza per le barche che stazionano all’interno del Marina: una totale protezione da sud grazie a una soffolta costruita a regola d’arte e una diga foranea larga quasi 60 metri che proteggono il Marina anche nelle condizioni meteo più estreme. Dal lato nord i monti garantiscono un adeguato ridosso. Ovviamente, non si tratta solo di questo: credo che la scelta di aver optato per i ‘finger’ anziché delle tradizionali trappe per l’ormeggio sia una grande comodità per chi va per mare; senza contare l’attenzione maniacale per i dettagli in ogni genere di servizio che offriamo, dall’assistenza in fase di ormeggio allo scarico delle acque nere, dal guardianaggio al Wi-Fi. Sapete, tra l’altro, che collegandovi alle nostre colonnine, potrete accedere via cavo al digitale terrestre?”. I cosiddetti dettagli che fanno la differenza. E che attirano armatori dall’estero e dalla vicina Francia: “Sono sempre di più i francesi che vengono a trovarci. Va detto, a questo proposito che, per quanto riguarda i super yacht siamo stati avvantaggiati anche dalla pesante tassazione recentemente applicata in territorio transalpino”.

Uberto Paoletti

CODICE DELLA NAUTICA? OTTIMO!
Ma la famosa crisi, chiediamo a Paoletti, è ormai alle spalle?Non totalmente, ma il settore del diporto è in lenta e costante ripresa, il mercato oggettivamente si sta muovendo e la sfida, soprattutto per un Marina come il nostro, è sul rapporto qualità/prezzo”. Ecco invece cosa ne pensa Paoletti del nuovo Codice della Nautica: “Hanno fatto benissimo, credo che Ucina abbia svolto un grande lavoro nell’interesse sia dei diportisti che degli operatori. E non era facile!”.

ANCORA PIU’ LEGAMI CON IL TERRITORIO
Risolti in teoria i problemi con il nuovo codice, di cosa ha ancora bisogno la portualità turistica per crescere ulteriormente?Serve una maggiore collaborazione tra enti pubblici (Comuni, Province, Regioni) e porti privati. Perché dietro alle nostre coste ci sono un entroterra e tante eccellenze da scoprire. Aumentare la connessione tra queste due realtà credo che sia il punto focale: il porto non dev’essere una cattedrale nel deserto ma deve instaurare un legame con il territorio. Le faccio un esempio: lo scorso Natale abbiamo ospitato nel nostro parcheggio una pista di pattinaggio su ghiaccio. E’ stato un grande successo. Bisogna continuare così”.

1 Comment

  1. F. Tamburrano ha detto:

    Non si deve assolutamente snaturare le finalità di un porto. Molto bene VELA e REGATE. Ma che l’area normalmente destinata agli utenti di un porto venga sottratta occasionalmente a tale uso per ospitare esibizioni di moto o di automobili è demenziale. In un noto porto di Ponente è iniziata questa abitudine, e gli utenti si ritrovano “IMPEDITI” all’uso delle barche, posti auto, spazi. Il peggio sono le conseguenze indirette di queste manifestazioni: bar adiacenti con palchi-musica e fracassi che finiscono forse a tarda notte, gente estranea al porto che prende l’abitudine di frequentarlo lasciando non solo bottiglie vuote di birra, esiti di sbronze, ma purtroppo di ben peggio (visite ai pozzetti delle imbarcazioni, quando va bene), impossibilità di dormire a bordo … Gli Italiani sono abbastanza tolleranti ai rumori,(E POI SPESSO NON DORMONO A BORDO) ma i Francesi no (loro dormono a bordo). Date loro un’esperienza negativa, e NON TORNERANNO. Quindi ATTENZIONE A QUELLO CHE FATE: LA BARCA E’ SACRA E SACRO è L’AMBIENTE circostante, in cui anche se non si naviga, si viene per distendersi, fare qualche lavoretto, mangiare, rilassarsi.
    Insomma un porto non deve neppure lontanamente dare il sospetto di cominciare ad essere un mercato, un’area di eventi pubblici, di rumori d’ogni tipo, e non deve attrarre visitatori esterni che poi prendono l’abitudine di dimorarvi ed esercitarsi al tiro delle bottigliette di vetro vuote, mirando ai pozzetti dove fare “cesto”.

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