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STORIE La vita incredibile del marinaio-esploratore Bill Tillman

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La prima avventura di Harol William “Bill” Tilman, la crociera in Patagonia e la traversata della calotta polare, è raccontata nel libro “Mischief in Patagonia” (edizioni Ego)
, che verrà presentato il 16 novembre a Milano alla Libreria del Mare e a Verona il giorno successivo alla Libreria Gulliver.

Finalmente anche in Italia si sono accorti di lui, dopo tanto tempo (Tilman è scomparso in oceano nel 1977), visto che di fatto non esistevano fino ad oggi traduzioni dei suoi libri. Qualcuno di voi dirà: ma chi è, o meglio, chi è stato Bill Tilman? Un nome poco conosciuto, che nasconde una vita incredibile, di mare e di viaggio, che abbiamo deciso di raccontarvi.

L’INCREDIBILE VITA DI BILL TILMAN

La vita di Harold William (Bill) Tilman non ha eguali: nessuno può vantare come lui una serie di avventure ed esplorazioni al massimo livello sia come alpinista che come velista. Nonché gesta di grande eroismo durante entrambe le guerre mondiali. Tilman può essere considerato l’ultimo eroe romantico del secolo scorso, determinato nell’azione e sprezzante del pericolo.


Eppure Tilman è poco conosciuto, soprattutto al di fuori del mondo anglosassone di cui ha fatto parte
. I suoi libri, ne ha scritti ben quindici, di cui sette di montagna e otto di mare, salvo uno sul Nepal, non sono stati tradotti in italiano pur essendo talmente affascinanti e ricchi di sottile humour da costituire, insieme, il romanzo di una vita degna di un grande film. Con finale da lasciare incollati alla poltrona.

Proviamo a ripercorrere insieme la vita di questo grande alpinista-velista, soffermandoci in particolare sul velista, ovvero sulla sua seconda vita di marinaio-esploratore. Una vita che può essere tranquillamente divisa in due parti: prima e dopo i 55 anni di età. Ovvero prima e dopo la scoperta della barca a vela.

DALLE TRINCEE ALL’AFRICA NERA
Tilman è nato a Wallasey in Inghilterra il 14 febbraio 1898 in una famiglia benestante. Dopo aver frequentato la Royal Military Academy, non ancora diciottenne è volontario sul fronte occidentale della Somme contro i tedeschi, un fronte dove le aspettative di vita per un soldato sono di appena undici giorni. Ferito più volte ritorna sempre in prima linea. Quasi trent’anni dopo lo troviamo sempre volontario prima sul fronte francese e poi su quello dell’Africa del nord.  Sul finire del conflitto si fa paracadutare per organizzare la lotta partigiana prima in Albania, poi nelle Dolomiti friulane, dove adesso un lungo e bellissimo sentiero porta il suo nome.

Subito dopo la prima guerra mondiale Tilman si dedica all’esplorazione di quelle zone dell’Africa e dell’Asia Centrale che sulle cartine sono rappresentate da spazi bianchi con su scritto “unexplored”. Suo compagno di avventure è un altro inglese purosangue: Eric Shipton. I due sono riconosciuti fra le maggiori espressioni dell’alpinismo himalayano fra le due guerre. Nel 1936 Tilman raggiunge con Noel Odell la difficile vetta vergine del Nanda Devi, 7950 metri, che a quei tempi si pensava fosse la cima più alta del mondo. Pochi anni dopo, nel 1938, in un tentativo di spedizione leggera all’Everest, raggiunge senza ossigeno gli 8229 metri, record assoluto di altitudine, spianando la via alla spedizione vittoriosa di Hilary e Tenzing del 1953.

Il comando di questa grande spedizione sarebbe toccato senza dubbio a lui o a Shipton, se entrambi non avessero affermato che “qualsiasi seria spedizione può essere pianificata sul retro di una busta per lettere”. Lui e Shipton furono insomma dei grandi precursori delle spedizioni veloci e ultraleggere, così diverse dalle mastodontiche spedizioni di allora. A 55 anni Bill Tillman non si ritiene più adatto all’alpinismo di alta quota. Dopo una breve insoddisfacente parentesi come diplomatico in Birmania, scopre quella che sarebbe diventata la sua adorata compagna per il resto della sua vita: la barca a vela. Se una decadenza fisica più pretesa che effettiva è il motivo di questa scoperta, ben presto Tillman si rende conto che l’andar per mare è un modo di vivere di cui non può più fare a meno, come era stato l’andar per montagne. Con la straordinaria possibilità di coniugare uno e l’altro, andando a scalare montagne vergini, difficili e remote, con la sua barca. Con Tillman nasce l’idea dell’avventura “mare e montagna”, un binomio che oggi continua ad affascinare tanti spiriti liberi in fuga dalle banalità del mondo.


LA SECONDA VITA DI BILL

Per venticinque anni Tilman, congedatosi dall’esercito con il grado di maggiore, solca i mari più difficili, artici e antartici, alla ricerca di montagne inviolate da scalare utilizzando la barca come campo base. Lo fa con lo stesso stile minimalista che ha caratterizzato il suo grande alpinismo. Con barche vecchie come lui, di ridotte dimensioni, acquistate d’occasione e spesso piene di acciacchi, non in regola con le più elementari norme di sicurezza. Nessuna radio, nessun autogonfiabile, nulla di elettrico a bordo, unica concessione il motore ausiliario con pompa di sentina.  Nessun comfort. Forse soprattutto per questo motivo Tilman non vuole donne a bordo. Non è misogino e neppure gay. Semplicemente  la sua insaziabile voglia di esplorare viene prima di tutto. Inoltre pensa che una donna in barca sia una potenziale portatrice di discordia fra gli uomini.


Questo modo di navigare davvero duro non rende facile la ricerca di equipaggi per i suoi lunghi viaggi in mare.
Da notare che Tilman non è affatto un misantropo e tanto meno un solitario, in quanto la sua barca non può rimanere incustodita durante le esplorazioni sulle montagne. Per reclutare compagni d’avventura egli pubblica sul “Time” annunci del tipo: “Cercasi uomini forti per lungo viaggio in piccola barca. Nessuna paga, nessuna prospettiva, poco divertimento”. L’estrema durezza, lunghezza e rischio delle sue navigazioni gli causano non pochi problemi con gli equipaggi. C’è infatti chi condivide il suo modo di viaggiare e lo adora e c’è chi, non essendo all’altezza di tali sforzi, lo critica e non riesce ad accettarlo.


LE SUE BARCHE

Tilman ha avuto tre barche, nell’ordine Mischief, See Breeze e Baroque. Tutte Bristol Pilot Cutter, barche leggendarie per le loro doti marinaresche, sui quattordici metri di lunghezza e quattro di larghezza, quattordici tonnellate di peso, in legno, acquistate d’occasione, molto spartane e vecchie più o meno come lui. Nel 1964-65 Bill effettua la durissima spedizione alle Heard Island (nel Mare Antartico) come skipper dello schooner australiano in acciaio di 63 piedi Patanela. Purtroppo, proprio in quanto skipper su di una barca non sua, non può partecipare alla vittoriosa prima salita del vulcano attivo Big Ben di 2745 metri.


MISCHIEF, IL GRANDE AMORE

Delle sue tre barche, quella che gli dà le maggiori soddisfazioni è senza ombra di dubbio la prima, Mischief. Acquistata a Maiorca nel 1954, di solo otto anni più giovane di lui e con ben undici proprietari prima di lui, Mischief ha bisogno di cure per poter partire per una lunga spedizione nei fiordi della Patagonia. Il suo nuovo armatore freme però dalla voglia di salpare subito, malgrado la sua esperienza di vela sia limitata ad alcune uscite invernali con una deriva sul Tamigi e una certa predisposizione al mal di mare… Causa i lavori necessari alla barca riesce a partire solo l’anno successivo. Attraversati senza problemi l’Atlantico e lo stretto di Magellano, riesce a compiere una fantastica esplorazione dello Hielo Continental (in Patagonia), completando poi la circumnavigazione del continente sudamericano. Nel 1959-60 Mischief raggiunge le remote isole Crozet e le Kerguelen, nell’emisfero australe. Nel 1961 inizia una serie di spedizioni nei mari artici, con salite su cime senza nome lungo le coste orientali e occidentali della Groenlandia e con puntate nella Terra di Baffin. Ormai Tillman e Mischief sono una cosa sola, una coppia indissolubile. Le spedizioni in Groenlandia rappresentano una lunghissima luna di miele per i due, un inno al bello assoluto.


SULLE ORME DI SHACKLETON

Nel 1966, dopo la parentesi sul Patanela, Bill e Mischief puntano sempre più a sud, meta l’Antartide, con la salita del Monte Foster 2205 metri sull’isola di Smith. Vi arrivano purtroppo dopo aver perso un uomo in mare, con una formazione non all’altezza per una spedizione del genere. L’equipaggio stremato si oppone alla decisione di Bill di sbarcare e salire la montagna. Si tratta comunque del record di latitudine sud per una barca delle dimensioni del Mischief, fatta eccezione per l’epica traversata di Shackleton sulla James Caird, la mitica scialuppa dell’Endurance. Come Shackleton, Tilman fa rotta sulla South Georgia mettendoci più o meno lo stesso tempo. Quindi raggiunge Montevideo, dove può finalmente sbarazzarsi dell’equipaggio e arruolare nuovi marinai per ritornare in Inghilterra. Nel luglio 1967, dopo un anno di navigazione, ripassa per le Azzorre. Questa tribolata spedizione di ben 21000 miglia avrebbe dovuto far capire a Tilman che gli anni passano sia per le barche che per gli uomini. E che la sua estrema parsimonia e frugalità, nonché la mancanza a bordo di una radio e di tutte le altre dotazioni di sicurezza erano sempre meno giustificabili.

ADDIO ALLA BARCA DELLA VITA
Nel 1968 Bill e Mischief ritornano in Groenlandia. Sul ponte c’è finalmente un autogonfiabile, regalo di un membro dell’equipaggio. Bill commenta così l’avvenimento: “L’autogonfiabile è arrivato e gli abbiamo trovato una sistemazione. Stranamente, vedendo questo bianco scatolone sul ponte di Mischief, ho avuto dei cattivi presagi”. Purtroppo i cattivi presagi di Tilman si avverano. Nell’agosto del 1968 Mischief affonda dopo aver urtato uno scoglio nella nebbia nei pressi dell’isola Jan Mayen, fra Norvegia e Groenlandia. Tillman lotta per ben quattordici giorni fino allo stremo delle forze per salvare la sua amata Mischief. Poi deve arrendersi, dopo quattordici anni vissuti più su di lei che sulla terraferma, dopo oltre 115.000 miglia percorse insieme, arriva il dolore tremendo di vederla scomparire fra i flutti.

L’unico modo per vincere la disperazione è scrivere un quarto libro su di lei (“In Mischief’s Wake”) e continuare a navigare. Sea Breeze e Baroque sono le barche che lo accompagnano per altri nove anni di spedizioni sempre alle alte latitudini: Spitzbergen, Canada artico e ancora Groenlandia. è chiaro però che si tratta di barche che non sono all’altezza di Mischief. E forse anche lo skipper non è più quello di un tempo. Su otto spedizioni solo tre risultano soddisfacenti, nelle altre si sfiora spesso la tragedia. See Breeze affonda nel fiordo di Angmagssalik, causa l’errata decisione di entrare nel fiordo pieno di iceberg in seguito a una panne al motore. Baroque fa acqua dappertutto e, dopo essersi arenata nel porto di Angmagssalik, raggiunge a stento quello di Reykjavik.


L’ULTIMA AVVENTURA

Nella primavera del 1977 il ventiquattrenne Simon Richardson invita il settantanovenne Bill Tillman a effettuare un viaggio in Antartide sulla sua barca En Avant. Meta, non a caso, quel Mt. Foster, che Tilman non era riuscito a scalare dieci anni prima. Simon, giovane, bravo e ambizioso, ha navigato con Tilman in Groenlandia e lo considera il suo grande maestro. Tilman, che non ha figli, vede in Richardson il suo erede perfetto. è commosso, non può non accettare l’invito. Cosa c’è di più bello per un vecchio di vivere un’ultima grande sfida insieme a un giovane forte e motivato che potrebbe essere suo figlio o suo nipote e che stravede per lui? Malgrado gli acciacchi e la durezza della sfida, Bill sogna di festeggiare sulla cima del Foster il suo ottantesimo compleanno.


L’equipaggio di En Avant è giovane, forte e affiatato e tutti nutrono una profonda stima per il grande vecchio. En Avant deriva dalla trasformazione in barca a vela di una scialuppa di salvataggio acquistata da Simon in Belgio per 750 sterline. Con un lavoro forse troppo veloce Simon aveva saldato allo scafo una pesante deriva e montato un potente motore diesel. Senza avere il tempo di provare la barca (tutti fremono per partire!) il 9 agosto la spedizione lascia Southampton alla volta di Rio, che viene raggiunta senza problemi il 25 ottobre. Il primo novembre lasciano Rio diretti alle Falkland, dove sono attesi da due alpinisti neozelandesi che con Tillman tenteranno la salita del Mt Foster. Ma alle Falkland, En Avant e il suo equipaggio, non arriveranno mai.

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