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Italiani alla Transat Jacques Vabre: il sogno IMOCA di Giancarlo Pedote

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Giancarlo Pedote a bordo dell’IMOCA Newrest-Brioche Pasquier, sul quale è salito anche il suo storico sponsor Prysmian . Photo © Jean-Marie LIOT

Prosegue il nostro cammino di avvicinamento alla Transat Jacques Vabre, la transatlantica in doppio più dura e lunga che ci sia, start il 5 novembre da Le Havre, 4.350 miglia fino a Salvador de Bahia, aperta ai Class 40, Imoca 60, Multi 50 e ai maxi trimarani Ultime. Dopo avervi raccontato di “Quei bravi ragazzi di Bona e Fantini” (QUI LA LORO STORIA), la nostra nuova puntata dedicata all’Italia in Oceano vi racconta di uno skipper che ha bisogno di poche presentazioni.

E’ stato il nostro Velista dell’Anno 2016 (LEGGI QUI), è il più francese dei velisti italiani e il più italiano dei francesi, Giancarlo Pedote il suo esordio nella Classe IMOCA 60 se lo è guadagnato miglio per miglio, risultato per risultato, in lunghi anni di “sudore oceanico” dove ha dimostrato di poter giocarsela alla pari con i velisti francesi.

Dal mini, proto e serie, al Class 40 passando dal Figarò, poi i Multi 50 e adesso l’atteso arrivo in classe IMOCA 60. Le tappe della carriera oceanica di Giancarlo Pedote si arricchiscono di un tassello importante, quello fondamentale per entrare nell’ “alta società” della course au large con vista Vendée Globe.

Il toscano, 42 anni da Firenze, ha incontrato Fabrice Amedeo e, portando il suo storico sponsor Prysmian Group sull’IMOCA del 2008 Newrest-Matmut, farà coppia con lui alla TJV.  Un obbiettivo inseguito da tempo, una partecipazione che servirà a Pedote per entrare nel circuito e continuare a costruire nel frattempo il progetto di una sfida personale al giro del mondo in solitario, il mitico Vendée Globe. 

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente a Lorient, tra un allenamento e un altro, per farci raccontare come sta vivendo questi giorni di avvicinamento alla regata, per sentire le sue impressioni all’esordio di questa nuova esperienza oceanica e per ascoltare i suoi progetti. La sua voce era quella di chi è consapevole di avere fatto il primo passo, quello decisivo, verso qualcosa di importante. Lucido e preciso come sempre nelle sue spiegazioni, si appresta ad affrontare la TJV con la sua proverbiale professionalità.

Finalmente il tuo arrivo su un’IMOCA 60, sensazioni?

Mi sono trovato molto bene, in questi anni sono riuscito a fare un percorso mirato, a tappe, che mi ha fatto arrivare pronto a questo momento. Ho fatto due campagne mini in entrambe le categorie, proto e serie, sono passato dai Figarò e ho avuto la fortuna di fare l’esperienza della Route du Rhum sul Class 40 Fantastica che ha sistemi informatici simili a quelli di un’IMOCA 60 pur essendo una barca radicalmente più semplice. La Taransat Jacques Vabre l’ho vinta in Multi 50 con Erwan Le Roux e arrivo sugli IMOCA dopo avere provato lo “stress” della navigazione in Multi. Rispetto ai trimarani gli IMOCA sono forse più fisici ma hanno un pozzetto che ti consente di stare molto protetto e la navigazione è molto meno tosta.

Com’è nata la collaborazione con Fabrice Amedeo?

Come tutte le cose è nata sui pontili. Io da tempo sto cercando di fare un progetto personale, ma per questa regata non sarebbe ancora stato possibile realizzarlo. Fabrice cercava un co-skipper e abbiamo fatto nascere questa opportunità. Sono molto contento che uno skipper francese abbia pensato a me come suo compagno.

Che regata è la TJV

La TJV, in grandi linee, possiamo dividerla in segmenti: l’uscita dalla Manica, spesso con fronti freddi e di bolina, dove si creano già i primi distacchi. Poi c’è la Biscaglia dove può succedere un po’ di tutto. Superato Cap Finisterre, scendendo lungo il Portogallo e fino alle calme equatoriali di solito c’è l’Aliseo, anche se la teoria molto spesso non corrisponde con la pratica e si possono incontrare depressioni che ti costringono a bolinare. La zona dei dolldrums, la zona di interconvergenza tropicale dove si “scontrano” l’Aliseo di nordest e quello di sudest, è un tratto di mare che può riservare molte sorprese. Può essere ampio da 50 a 400 e più miglia o non esserci quasi completamente, ma è qui che a volte si rimescola la classifica. Poi si entra nell’Aliseo di sudest, che va gradualmente in rotazione e dalla bolina larga mure a sinistra si passerà fin quasi al lasco prima della discesa, strambando, verso Salvador de Bahia.

Come sarà quest’edizione 2017? A cosa puntate?

La flotta sarà divisa in tre parti: gli IMOCA foil, quelli di penultima generazione dotati di derive come i piani Verdier, e il resto dei progetti più vecchi di cui fa parte anche il nostro. Lottare con i primi due gruppi è impossibile per noi, che ce la vedremo comunque con skipper fortissimi ma con barche più omogenee come prestazioni. Per me questo è frustrante, ma bisogna essere realistici, prendere il massimo da ciò che abbiamo al momento lavorando per il futuro. Sono molto contento di potere partecipare perché è una tappa per inseguire il mio sogno.

Questo è il primo passo in IMOCA 60, verso cosa? Il sogno resta sempre il prossimo Vendée Globe?

Certamente, l’obiettivo è quello e credo veramente di poter essere alla partenza del prossimo Globe. Ci lavoro da tempo, è come costruire una casa, occorre partire dalle fondamenta. Sto inseguendo questo sogno da quattro anni. Non voglio creare un progetto solo per partecipare ma anche per fare bene in regata. Il mio obiettivo è essere competitivo con i primi o comunque lottare nella flotta magari con un’IMOCA di penultima generazione come gli ultimi Verdier con derive, che si dimostrano ancora molto veloci.

Che budget occorre per fare un Vendée Globe?

Per una partecipazione competitiva, spalmandolo su più stagioni, non meno di 1,5 milioni di euro, solo 250 mila vengono bruciati dall’assicurazione della barca. La cosa fondamentale è non sbagliare il target del progetto, programmare gli obiettivi ma avere le risorse adeguate per raggiungerli, altrimenti diventa tutto più complesso e si rischia di restare intrappolati di un progetto ambizioso senza poterlo perseguire.

Come procede il tuo programma? L’Italia risponde bene o stai guardando alla Francia per i tuoi sponsor?

Ho avuto interessamenti positivi da entrambi i paesi, ho una serie di contatti avviati ma è bene essere prudenti e aspettare gli sviluppi concreti. Ma ovviamente mi sento in piena corsa per il prossimo Vendèe.

Mauro Giuffrè

NON PERDETE LA PROSSIMA PUNTATA DI “ITALIANI ALLA TRANSAT JACQUES VABRE”, torneremo sui Class 40 con Massimo Juris e Pietro Luciani di Colombre XL.

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