Volvo Ocean Race e Golden Globe, di sola passione… si muore

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volvoDopo questa edizione della Volvo Ocean Race, in partenza da Alicante il prossimo 22 ottobre, il buio. E’ appena arrivata l’ufficialità: “Dopo colloqui con i partner chiave, è stato deciso che sarà necessario dedicare più tempo per attuare i cambi al programma delle prossime edizioni della regata. Di conseguenza, l’edizione 2019/20 con le nuove barche non verrà disputata“.

VOLVO A MARCIA INDIETRO
Grande marcia indietro dell’organizzazione, che qualche tempo fa aveva annunciato l’intenzione di rendere il giro del mondo a tappe in equipaggio un evento con cadenza biennale invece che triennale. Forse una decisione iniziale dettata dalla “pancia” più che da un’attenta analisi di bilancio, nella speranza di risollevare le sorti di una regata epica che nelle ultime edizioni ha arrancato, con un numero esiguo di equipaggi partecipanti? A condire il tutto, le dimissioni del CEO della regata Mark Turner.

GOLDEN GLOBE IN MANO AI FRANCESI?
Basta superbarche, basta spettacolarizzazione, potrebbe dire qualcuno di voi. “Torniamo a giocarcela vecchio stile, come facevano Robin Knox-Johnston e Bernard Moitessier”. A dire il vero ci stanno provando: nel 2018 sarebbe dovuta partire da Plymouth la Golden Globe Race. Il giro del mondo in solitario a bordo di barche a chiglia lunga costruite prima del 1988, senza strumenti. Una avventura romantica per celebrare i cinquant’anni della prima e finora unica edizione del 1968. Anche in questo caso, però, l’emozione non ha fatto i conti con il portafoglio. Voci di banchina (e un’intervista a uno degli organizzatori, poi rimossa al volo dal web) fanno capire che l’organizzazione dell’evento potrebbe passare in mano ai francesi, che ovviamente sposterebbero la partenza sulla loro costa atlantica. Con buona pace dei partecipanti che hanno pianificato la propria organizzazione logistica e dei loro sponsor. A ottobre si saprà tutto nei dettagli.

L’OCEANO CON I PIEDI PER TERRA
Bello l’oceano, cari CEO, ma con i piedi per terra: perché poi, stringi stringi, a rimetterci sono quelli che fanno sacrifici e carte false per poter partecipare. Che investono tutte le loro risorse e il loro tempo per inseguire un sogno e talvolta rischiare la vita. A rimetterci sono loro, i velisti oceanici.

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