I maxi "mostri" della Rolex Cup: alla scoperta delle tre novità in regata a Porto Cervo

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Spettacolo puro a Porto Cervo per la maxi Yacht Rolex Cup dello Yacht Club Costa Smeralda, uno degli appuntamenti clou della stagione. Per l’edizione 2017 sono 50 gli iscritti, in rappresentanza di 15 nazioni, di cui cinque correranno per il mondiale Maxi 72. Non mancano le novità e in particolare sono tre le barche sulle quali i riflettori sono puntati: oltre al già citato maxi 72 Cannonball, sono nella loro stagione di debutto altre due barche: il “Ribelle”, il 32 metri dell’avvocato Salvatore Trifirò e Sorceress, il Southern Wind 96 di Will Apold  disegnato dallo studio Farr. Andiamo a conoscere nel dettaglio queste tre novità “monstre”, tre vere e proprie barche da sogno che accontentano un po’ tutti i gusti: dagli amanti della regata pura a quelli della crociera, passando dagli appassionati delle “fuoriserie” sportive.

Un Ribelle per la crociera extra lusso

Ribelle

Lungo 32,64 metri, è stato costruito dai cantieri olandesi Vitters su progetto di Malcom McKeon. Una superbarca che fa del titanio e del carbonio i suoi elementi principali (pesa solo 84 tonnellate), larga 7,72 metri e con un pescaggio di 6,05. Uno degli elementi estetici che la contraddistinguono è la tuga, appena accennata e che chiude ben a poppa dell’albero, dalla forma tondeggiante e in vetro, che assicura una visione interno/esterno praticamente a 360 gradi. Pozzetto all’insegna della più totale pulizia, con le manovre rigorosamente a scomparsa. La linea dello scafo si caratterizza per un leggero spigolo, piuttosto alto sull’acqua, che corre fino a prua. Un elemento con una triplice funzione: la parte anteriore aumenta la stabilità a barca sbandata; garantisce un leggero guadagno di larghezza all’interno e in caso di mare formato e alte velocità taglia il flusso dell’acqua mantenendo il ponte più asciutto.

La sportiva purosangue per una miniserie ad alte performance

Sorceress

Sorceress è il primo scafo di una miniserie concepita dalla Southern Wind su progetto Farr per andare incontro ad armatori esigenti che cercano una vera barca dalla doppia pelle: confortevole in crociera ma in grado di sviluppare performance di assoluto rilievo quando naviga a vela e viene impiegata in regata. Il ponte è costruito in carbonio per ottimizzare i pesi, l’estetica si caratterizza per una tuga quasi flushdeck e per le linee dello scafo molto morbide e prive di spigoli. L’utilizzo per cui è stata pensata è un mix di regate costiere e offshore, senza dimenticare la dimensione del blue water cruising. Lunga 31,41 mt, larga 6.95, ha un pescaggio (con lifting keel) che oscilla dai 3.4 m ai 5,5 m. Il dislocamento complessivo è di appena 56.700 kg, un dato che tradisce una costruzione pensata anche per le regate. 

Il mostro da regata

Cannonball

La barca è stata costruita da Premier Composite Technologies sotto la guida dei project managers Ilan Graetz e Micky Costa, su disegno Botin&Partners. Un maxi per molti aspetti rivoluzionario, su cui sono stati notati alcuni elementi che lo differenziano piuttosto nettamente dalle ultime generazioni di 72 piedi. La prua è nettamente inversa, con volumi piuttosto rotondi e una sezione potente. Una scelta che arriva dal mondo dei multiscafi e si giustifica non tanto per motivi estetici ma per ragioni strettamente aerodinamiche e funzionali. La resistenza aero/idro-dinamica della prua rovescia è minore rispetto a quelle classiche e i volumi potenti saranno decisivi nei laschi ad alta velocità con onda formata. Sempre a prua si nota un’altra particolarità decisiva, già osservata su una delle barche più rivoluzionarie dell’ultimo Vendée Globe, l’IMOCA 60 Hugo Boss. Stiamo parlando della parte più estrema del ponte caratterizzata da volumi svasati: anche questa scelta si giustifica con un sensibile guadagno in termini di aerodinamica e soprattutto serve a ridurre decisamente le turbolenze nella parte bassa delle vele di prua. Lungo 21,94 mt, largo 5,80 (il più largo della classe Maxi 72), con un’immersione di 5,40 mt. 

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