Tre dita amputate e la promessa di Bora Gulari: “Ci vediamo a Tokyo 2020”

Perché Bora Gulari ha perso tre dita della mano? Perché a questo velista, come a tantissimi altri, piace volare e vuole farlo fino a raggiungere Tokyo 2020. Quando ci sono di mezzo le alte velocità, siano esse su un Nacra 17 foil, su una macchina o su una moto, gli incidenti anche brutti possono capitare. Nelle ore immediatamente successive alla notizia dell’incidente, una parte del popolo del web, per fortuna contenuta, si è lanciata nei soliti “Ve lo avevamo detto”, “tragedia sfiorata e annunciata”, “Aboliamo i foil”, “la vela deve essere più tranquilla”.

A mettere fine a questo proliferare di banali luoghi comuni è stato lo stesso Bora Guliari da un letto di ospedale:Questa è stata una battuta d’arresto sfortunata ma Helena e io non ci fermeremo e torneremo presto per proseguire la campagna verso Tokyo 2020. Tornerò definitivamente in acqua non appena possibile, ciò dovrebbe accadere in circa un mese“.

Bora Gulari ha subito un intervento chirurgico con l’amputazione parziale di tre dita di una mano, non quattro come si pensava inizialmente. Rispetto a quanto ipotizzabile in prima battuta, le ferite non sono state causate dal contatto con uno dei foil ma, come dichiarato dalla federazione statunitense, dall’impatto con una parte dell’attrezzatura della barca a seguito della scuffia, quasi certamente con una mano sfortunatamente appoggiata sul trasto della randa. Certo è invece l’intervento di Gabriele Bruni, il coach italiano dei Nacra 17, che ha prestato al velista statunitense i primi soccorsi e allertato le unità mediche a terra.

Nella notte italiana alle parole di Bora Gulari ha fatto eco la sua prodiera Helena Sutt: “Un po’ sotto shock per quello che ci è successo qui a La Grande Motte. Bora ha subito un intervento chirurgico e ora siamo già tornati a casa. Se c’è qualcosa che ho imparato è che ciò che non ti uccide ti rende più forte. Non aspettatevi che questo possa fermare Bora in nessun modo. Contrariamente a quanto era stato dichiarato su alcunu media io non ho perso conoscenze e sto bene. Quest’estate avevamo fatto grandi progressi, ma non potremmo mostrarveli subito, lo faremo presto “.

Il problema a questo punto non è tanto lo sterile e tedioso dibattito tra foil e non foil, vela lenta o vela veloce, l’attenzione principale dovrebbe essere concentrata sulla sicurezza dei velisti della classe olimpica Nacra 17. Un cantiere, Nacra, che opera in regime di monopolio e ha dimostrato di non saper gestire al meglio la transizione verso i Nacra foil dopo Rio 2016, dato che solo poche settimane fa aveva ritirato le nuove barche dichiarando dei difetti di costruzione ai cuscinetti delle derive, difetto che adesso dovrebbe essere superato. World Sailing ha il dovere di vigilare sulla classe e di aggiornare le misure sulla sicurezza.

Caschi obbligatori, che dovrebbero essere già stati introdotti in verità, protezioni specifiche nelle zone vitali del corpo e la presenza di unità mediche in acqua durante le regate e gli allenamenti ci sembrano a questo punto più che necessari per evitare di esporre a rischi superiori i velisti. L’eventualità di perdere i sensi o di ferirsi in seguito a una scuffia ad alta velocità su queste barche si è dimostrata più che concreta. Va bene lo spettacolo, va bene la velocità, ma facciamolo in maniera sensata.


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