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Surprise: una barca che passò dal mito alla tragedia

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Vi stiamo presentando, in ordine di tempo, quelle che secondo noi sono le 30 barche mitiche della storia della vela. Hanno fatto imprese, riuscite e non, hanno segnato la storia dello yachting moderno, hanno stupito perché hanno osato anticipare i tempi. Non le troverete mai esposte in un museo reale, noi ve le mostriamo, vi raccontiamo le loro incredibili storie e vi invitiamo a votare online la vostra preferita.

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A bordo di questo sloop Ambrogio Fogar concluse la circumnavigazione del globo est-ovest: Fogar fu il primo italiano a riuscirci, contro i venti dominanti. Ma nel 1978 si scatenò l’inferno…

CHE IMPRESA CON IL SURPRISE (1973)
Sono passati più di quarant’anni da quando il primo italiano, Ambrogio Fogar, compì il giro del mondo in solitario al contrario “contro vento” con una barca a vela di undici metri, da est a ovest, ma sembra un’eternità. E, sbagliando, il mondo della vela ha dimenticato di ricordare che Fogar è il “papà” di tutti i navigatori italiani, il primo personaggio che ha fatto conoscere la vela agli italiani, prima di Azzurra, Moro di Venezia e Luna Rossa. 
Il primo che ha dimostrato che anche un uomo normale, senza grande esperienza velica, può realizzare un’impresa. Ex assicuratore a Milano, Fogar con una passione infinita per l’avventura, era partito dal porto di Castiglione della Pescaia la mattina del 1º novembre del 1973, a bordo del suo “Surprise”, un 11 metri in legno del 1968 (progetto di John Holden Illingworth, costruito a Castiglione della Pescaia da Niccolò Puccinelli) che poi diventò famoso come lui. Non esistevano telefonini o i Gps satellitari, e per rimanere in contatto via radio ci si doveva attrezzare con le rice-trasmittenti e stare in attesa dei ponti radio degli amici sparsi per il mondo per avere qualche notizia. Tornò 400 giorni dopo, il 7 dicembre 1974 a Castiglione della Pescaia acclamato come un eroe. Ad aspettarlo migliaia di persone.
Nel 1977 Fogar parte con il Surprise per un viaggio da Buenos Aires a Capo Horn assieme all’amico giornalista Mauro Mancini. Il 19 gennaio del ’78 l’imbarcazione affonda, attaccata dalle orche, e i due si mettono in salvo sulla zattera autogonfiabile, senza acqua né cibo. Il 2 aprile i naufraghi sono raccolti da un cargo greco, ma Mancini non ce la fa. Si punta il dito contro Fogar, colpevole di aver “costretto” il giornalista a partecipare all’impresa. Una lettera apparsa sul Corriere della Sera nel 2010, scritta da Mancini prima della morte, dipinge Ambrogio come un uomo coraggioso, equilibrato e buono, liberandolo dai sospetti di essere un egocentrico eterno cacciatore di notorietà. Fogar muore nel 2005.

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