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Un milanese alla Mini Transat: Ambrogio Beccaria vuole andare…alla Grande!

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Alla Grande Ambeco, il Pogo 2 di Ambrogio Beccaria

Il 1 ottobre 2017 partirà la Mini Transat, che anche quest’anno vedrà sullo start diversi velisti italiani su 84 partenti: Andrea Fornaro, Matteo Rusticali, Luca Sabiu, Emanuele Grassi, Andrea Pendibene ed Ambrogio Beccaria. Abbiamo sentito proprio quest’ultimo, il giovane skipper milanese fresco di un ottimo risultato al Mini Fastnet con il suo Alla Grande Ambeco, per saperne di più sulla sua preparazione e per conoscere i “dolori” dei ministi che si avvicinano alla mitica transatlantica.

Foto Benedetta Pitscheider

A che punto è la tua preparazione e su cosa stai lavorando?

La barca è in Francia a Lorient, stiamo facendo tutte le regate in Bretagna per prepararla al meglio, la Transgascone sarà l’ultima in programma prima della Transat. Stiamo andando bene, a parte nella prima regata in cui ho avuto dei problemi al pilota, ho ottenuto un 14-13-8 nelle tre regate disputate li, siamo in crescita. Con Giovanni Sanfelice della North Sails stiamo lavorando molto sulle vele. Dopo il gioco con cui ho fatto la prima stagione abbiamo ripensato il progetto, la barca andava fortissimo in Mediterraneo ma per le condizioni atlantiche era sempre troppo potente, un cavallo imbizzarrito. Adesso abbiamo un gioco mirato sull’Atlantico, va molto bene e siamo soddisfatti. L’ultima parte di preparazione la farò a La Rochelle con il polo dei ministi.

Come si svolge la giornata tipo del minista che prepara la Mini Transat?

Adesso è tempo di chiudere il budget necessario e le giornate si muovono anche in funzione di questo. Poi ovviamente c’è una cosa che “perseguita” il minista, il listone delle cose da fare. Nel listone c’è di tutto, dagli sponsor ai lavori tecnici, gli studi sulle vele, le migliorie per l’attrezzatura di coperta e l’ottimizzazione dei pesi che va fatta al grammo se vuoi essere competitivo. Si tratta di un aggiornamento continuo, uscita dopo uscita. Poi ho la fortuna di condividere le giornate con gli altri ministi, si fa molta squadra. 

Che differenze noti per il movimento velico tra la Francia e l’Italia?

In Francia sono aiutati dai numeri, nelle regate ci sono sempre una settantina di barche, questo attira gli sponsore crea movimento. Diciamo che il mondo dei mini in Francia forse è più capito  preso in considerazione. Io mi alleno anche in Italia e qui se organizzati bene in un centro possiamo ottenere buoni risultati.

Che obiettivo ti dai per questa Transat 2017?

Obiettivo, ho un problema con questa parola (ride ndr). Ovvio, si cerca di vincere, ma non bisogna illudersi. Quest’anno le barche di ultima generazione sono migliorate tantissimo anche nel vento leggero, quindi le armi a nostra disposizione diminuiscono. La classifica non ufficiale dei Pogo 2 onestamente non mi interessa molto, io spero di rompere le scatole alle barche nuove, se entro nei primi 12 sarò veramente felicissimo. I primi dieci oltre ad avere budget sono fortissimi.

Abbiamo letto che la tua barca è in vendita ed il prossimo step si chiama Pogo 3

Si, l’idea è di fare un nuovo progetto competitivo per la Transat 2019 con l’obiettivo di vincerla. Mi sto portando avanti perché la parte più lunga e difficile è reperire il budget necessario. Probabilmente un Pogo 3 usato, perché puoi risparmiare qualcosa in termini di investimento e di tempo per la messa a punto.

Che budget servono per fare la Mini Transat?

Per essere competitivi conta molto la determinazione, ma il budget ti aiuta a curare i dettagli ed a restare competitivo sul lungo periodo. Per una semplice partecipazione con una barca tipo Pogo 2 occorrono circa 90 mila euro. Per puntare a vincere con una barca nuova servono non meno di 200 mila euro. 

Che idea ti sei fatto dell’evoluzione dei Proto? Foil, ali rigide..

Penso che per fare bene con i proto occorra un po’ di pazienza e tempo. Arkema è quello più rivoluzionario, ma forse hanno voluto un po’ strafare ed i risultati al momento non sono grandiosi. Si, nelle condizioni perfette quel mini volerà, ma è una barca veramente difficile. Per sviluppare un prototipo così ci vuole un vero e proprio team, quasi da solo come sto facendo io è impossibile.

www.ambrogiobeccaria.com

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Mauro Giuffrè

 

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