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E’ morto Doug Peterson. La sua Black Magic nel 95 aveva portato la prima Coppa a Auckland

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Ironia della sorte. Davanti a questa notizia è proprio il caso di dirlo. A poche ora dal trionfo di New Zealand in Coppa America, arriva la notizia della morte di Doug Peterson, il geniale designer di San Diego che nel 1995 progettò Black Magic, la barca con cui i kiwis vinsero per la prima volta la brocca d’argento più famosa del mondo, stappandola agli americani di Star and Stripes.

L’hippie desiegner, così era conosciuto nell’ambiente, ci ha lasciato dopo una lunga malattia all’età di 71 anni.
Doug Peterson è una pietra miliare dell’America’s Cup: il suo debutto in Coppa risale al 1992 quando disegna America3 per il team di Bill Koch chiamato a difendere la Coppa nelle acque di San Diego.

Tre anni dopo Peterson “passa al nemico”, vola in Nuova Zelanda per partecipare al progetto di Black Magic che nel 1995 strappa a San Diego la Coppa agli americani di Stars and Stripes al comando di  Conner.

Nel 2000 è ancora protagonista, chiamato da Patrizio Bertelli a collaborare al progetto di Luna Rossa.

Ma la storia di Doug Peterson non si ferma alla sola America’s Cup, perché il designer americano negli anni 70 rivoluzionò il mondo delle regate IOR con un progetto per l’epoca avveniristico.

Correva l’anno 1973. Alla One Ton Cup di Porto Cervo una barca impressiona tutti per la sua velocità e per la sua storia. Si chiama Ganbare ed è stata costruita in sole cinque settimane seguendo un’intuizione geniale di un giovanissimo progettista californiano, soprannominato “hippie designer”, che si era messo in tesa di sfidare i due architetti “intoccabili” dell’epoca IOR, ovvero Dick Carter e Olin Stephens. Stiamo parlando sempre di Doug Peterson che con questo One Tonner ha rivoluzionato per sempre la storia dello yachting moderno, disegnando uno scafo dal dislocamento leggero (5.400 kg contro un peso medio delle altre imbarcazioni intorno ai 7.000), estremità fini, forme piene distribuite su tutta lunghezza e non concentrato attorno alla sezione maestra e timone molto grosso non solo per manovrare meglio ma per migliorare l’idrodinamica. Negli anni Settanta le barche leggere non erano ben viste nel mondo delle regate perché “accusate” di non essere in grado di risalire il vento. Anche la costruzione di Ganbare era rivoluzionaria: a “strip planking”, ovvero con lamine e listelli di cedro rosso, a sezione quadra ricoperti di resina epossidica ed appoggiati sulle ordinate. Il risultato? Barca più leggera e rigida delle altre.


Peterson si presentò in Sardegna con soli (per l’epoca) quattro winch a bordo e finì con un secondo posto, frutto di una penalizzazione per un passaggio contrario dell’Asinara che faceva da boa, dopo aver vinto tutte le altre prove e aver lasciato tutti a bocca aperta con le sue prestazioni, compreso l’ammiraglio Straulino, che quella regata la vinse con Ydra. Oggi, dopo un meraviglioso restauro che l’ha riportata al suo antico splendore, potete incontrare Ganbare sui campi di regata delle vele d’epoca e classiche. Da ammirare.

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