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Coppa America: ecco perché se vince Team New Zealand non si torna ai monoscafi

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Alinghi nella Coppa del 2007. Photo: Ivo Rovira/Alinghi.

Manovre, grandi manovre in Coppa America. Con la finale in pieno svolgimento, c’è già chi pensa alla prossima edizione, soprattutto se a vincerla dovesse essere Team New Zealand. Alle Bermuda è infatti arrivato Ernesto Bertarelli e pare che ad ore dovrebbe sbarcare anche Patrizio Bertelli. Cosa sta succedendo? Al momento ancora nulla, ma tutto è in movimento e le voci di banchina più o meno attendibili si susseguono.

Sembrerebbe infatti che proprio Ernesto Bertarelli sia molto interessato al tema Coppa in caso di vittoria dei kiwi. Un indizio importante, un altro tassello di un puzzle che inizia a dirci qualcosa che non è detto piaccia al grande pubblico, o quanto meno ai critici di questa Coppa.

Da più parti gli indizi dicono che in caso di vittoria di Team New Zealand non è affatto detto che queste barche, gli AC50 o in generale i foil cat, vengano messe da parte, anzi. La retorica da “haters” di questa America’s Cup sostiene che in caso di vittoria di Team New Zealand ci possa essere un ritorno al passato, ai cari vecchi monoscafi sia pur in una forma più spettacolare. Una tesi che al momento ha veramente pochissime fondamenta e va anzi in controtendenza con quello che stiamo vedendo alle Bermuda.

Se Team New Zealand dovesse vincere questa Coppa infatti, i kiwi diventerebbero il defender, ed il defender storicamente se ne frega. Se ne frega mediamente di tutti, e fa di tutto per conservare la sua posizione di vantaggio. Sono queste, da 150 anni, le regole del gioco, e Team New Zealand non fa certo eccezione. Perché i kiwi, in caso di vittoria, dovrebbero abbandonare il vantaggio tecnologico, di ricerca e di conoscenza guadagnato su queste barche per ritornare ai monoscafi? Non c’è nessuna vera ragione logica per farlo. Team New Zealand fino a questo momento ha dimostrato di essere sensibilmente avanti, dal punto di vista della ricerca, rispetto a tutti i team presenti alle Bermuda, incluso Oracle. Certo, tutto dipenderà da cosa accadrà nei prossimi giorni, ma è chiaro che i kiwi su queste barche abbiano fatto uno sviluppo notevole, al quale difficilmente vorranno rinunciare.

Con l’invenzione dei ciclisti i kiwi hanno dimostrato di avere le competenze tecnologiche per restare uno dei tem più competitivi per la ricerca applicata a questi catamarani

Senza ombra di dubbio, i foil faranno parte del futuro della Coppa: la frontiera delle regate sono i foil, ed è impensabile che un evento come la Coppa ne resti fuori. Ma un monoscafo foil sarebbe di fatto un ripartire da zero per i neozelandesi, significherebbe ricominciare da capo con la ricerca applicata ad una barca nuova, e azzerare il vantaggio guadagnato fino a questo momento sui foil cat. In pratica significherebbe per i kiwi ritornare alla pari con tutti gli altri, e questo storicamente si sposa molto male con la logica del defender in Coppa America. Dovrebbero tornare ai monoscafi per accontentare una fetta di nostalgici che ha di fatto lanciato una crociata contro i cat volanti? Non è credibile: per ogni critico di queste barche, ci sono invece tanti ragazzi giovani a cui non importa nulla del dualismo mono-cat, velisti cresciuti nell’era dell’avvento del foil, un potenziale pubblico molto ampio che ama la velocità e vede in queste barche una grande fonte di interesse.

E poi c’è Ernesto Bertarelli, a cui pare sia tornata la voglia di Coppa America. I rumors bermudiani lo vogliono addirittura challenge of record in caso di vittoria di Team New Zealand, un ruolo che fino a questo momento era stato immaginato per Patrizio Bertelli. Sappiamo tutti che il Team Alinghi sta continuando con la sua attività velica, ed è impegnato con successo nel circuito delle Extreme Sailing Series sui GC32 volanti, non certo sui monoscafi. Un indizio questo che ci porta ancora verso la stessa strada: i foil cat, con un challenge of record che condivide la visione su queste barche.

Ma c’è di più. Restare su queste barche potrebbe convenire anche ad un possibile team italiano, anche a Patrizio Bertelli che da sempre si è dichiarato simpatizzante dei monoscafi. Questa Coppa America infatti è piena di italiani: tra designer, tecnici, velisti e professionisti vari, ci sono numerosi profili che stanno sviluppando competenze e conoscenze applicate a queste barche, facilitando di fatto il lavoro futuro di un possibile equipaggio italiano.

Max Sirena è l’indiziato numero uno per guidare una possibile futura sfida italiana

Una potenziale sfida di Patrizio Bertelli potrebbe così contare su una serie di professionalità che hanno già esperienza in una o due campagne di Coppa disputate con i cat volanti, anche in questo caso si tratterebbe di un vantaggio importante. Da sempre in Coppa America una delle variabili cruciali è stato il tempo: chi prima inizia a sviluppare la barca si troverà più avanti rispetto agli avversari nel momento giusto, e farlo con persone che hanno già esperienze e competenze specifiche nel settore è un grande vantaggio. Va poi detto che Luna Rossa stava partecipando a questa campagna, salvo poi decidere di ritirarsi per i continui cambi di protocollo di Oracle, sulla barca in particolare. Il team di Bertelli prima del ritiro aveva però portato avanti le ricerche su questi cat, sia pure sulla versione originale che sarebbe dovuta essere più grande prima del ripensamento di Oracle. In definitiva Petrizio Bertelli troverebbe la strada già battuta, un fattore che di fatto significa guadagnare tempo per preparare la sfida ed il tempo in Coppa, come detto, è prezioso.

Con un’eventuale vittoria di Team New Zealand potrebbero però cambiare tante altre cose. Se la barca dovesse restare uguale, o quanto meno simile, a cambiare potrebbe essere il formato delle regate e le regole. Un ritorno ad un vincolo di nazionalità più marcato, l’obbligo di costruire buona parte della barca nella nazione dello Yacht Club che lancia la sfida, un formato di regate più velico e meno da show televisivo. In pratica le innovazioni tecnologiche dei foiling cat inquadrate in regole che rispettino di più la tradizione delle vecchia Brocca. Un compromesso che piacerebbe a molti e che seppellirebbe in maniera definitiva, almeno per il momento, il ruolo dei monoscafi in Coppa America.

Oracle invece ha reso abbondantemente chiaro con il famoso accordo di Londra cosa farà in caso di vittoria: Coppa ogni due anni, circuito internazionale nell’attesa, stessi catamarani almeno per le prossime due edizioni, e probabilmente la solita arroganza nel fare e disfare le regole.

Realta? Fantasie? Chiacchiere da banchina? Forse si, forse no, tutto dipende da cosa accadrà il prossimo weekend alle Bermuda. La sensazione è che per gli amanti dei monoscafi, indipendentemente da come andrà a finire, tiri una brutta aria.

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Mauro Giuffrè

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