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Un giorno tra gli orologi, l’altro tra 567 barche: il mio tranquillo weekend svizzero

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bol d'or“Non sei mai stato in una fabbrica di alta orologeria? Vedrai, ti piacerà”: questo mi dice Enrico Zazzali, editore della rivista specializzata in orologi Revolution, mentre a bordo della sua auto varchiamo i confini della Svizzera. Stiamo andando a seguire la Bol d’Or Mirabaud sul lago Lemano, l’affollatissima (quest’anno 567 barche al via) regata “long distance” organizzata dalla Société Nautique de Genève. Ma prima è d’obbligo una capatina nello stabilimento Hublot (partner della regata da cinque anni) di Nyon, poco a nord di Ginevra, per vedere come vengono creati orologi e cronografi top di gamma.

L’esterno della fabbrica Hublot a Nyon (Svizzera) – foto http://robbreport.com.my/

LA FABBRICA “NON FABBRICA”
La particolarità della fabbrica è che… non sembra una fabbrica. Ricorda piuttosto una clinica, proprio come quella di Youth, il film di Paolo Sorrentino. Infatti ci danno il classico camice bianco all’ingresso. Tutto è pulito, tutto è curato nei minimi dettagli. Dopo un pranzo nella mensa dipendenti (o meglio, ristorante stellato, a giudicare dai filetti di persico in salsa e dalla millefoglie ai frutti di bosco che ci servono), passiamo alla visita dello stabilimento.

Sembra di essere in un centro di ricerca farmaceutica

Hublot (fondata dall’italiano Carlo Crocco nel 1980, poi passata al businessman svizzero Jean-Claude Biver), produce orologi di lusso che si ispirano all’arte della fusione.

Cioè la combinazione di materiali diversi tra loro, come ad esempio l’oro e la gomma naturale, alluminio, magnesio, carbonio, carburo di boro e chi più ne ha più ne metta. Per non parlare della forma e del design.

Cristalli di Osmio: questa specie di ovetto, allo stato grezzo, vale circa 25.000 euro

Orologi che ricordano il motore di una Ferrari, piccole “astronavi” da polso, cinghini che sono arazzi pregiati e via dicendo Da vero profano rimango a bocca aperta dalla ricerca che c’è dietro a questi oggetti.

Vedete la foto che a lato? Quella specie di “ovetto” che tengo in mano sono cristalli di Osmio, uno dei metalli più rari e preziosi del mondo. Trecento euro al grammo, quel pezzetto costa 25.000 euro. “Si, stiamo provando a utilizzare anche l’osmio”, mi dice Luca, un giovane ingegnere italiano che lavora nel settore ricerca e sviluppo.

Al lavoro su un modello in “Magic Gold”, una lega speciale inventata da Hublot, inscalfibile, a 18 carati (oro e ceramica)

Imparo che il valore di un orologio è dato dal numero di “complicazioni”, tutte quelle funzionalità aggiuntive presenti in un orologio oltre alla visualizzazione dell’ora. Tutto analogico: se apri la cassa di un orologio, sembra di essere nella fabbrica di “Tempi Moderni” di Chaplin in miniatura. Pazzesco, davvero. Ora capisco perché questi gioielli arrivano a costare anche milioni di dollari.

Fermento in banchina della Société Nautique de Genève in attesa della Bol d’Or

DOMANI SI PARTE!
La sera siamo invitati al cocktail di benvenuto alla Société Nautique de Genève: in banchina c’è tantissima gente, visto il numero di equipaggi, ma manca forse un po’ di spirito “caciarone” tipico delle grandi regate italiane. Si chiacchiera, si beve, si parla di vela, ma in modo molto composto, prettamente svizzero.

Alain Roura (destra) e Conrad Colman

Si fanno previsioni sulla regata del giorno dopo: è prevista una bella “bise”, la tramontana tipica del lago Lemano. In banchina, la star è Alan Roura, lo svizzero che ha preso parte all’ultimo Vendée Globe, a bordo di un Diam 24. In coppia con lui Conrad Colman, il neozelandese che è stato suo avversario proprio al giro del mondo in solitario.

Il Decision 35 Alinghi

I FAVORITI
Tra i favoriti, per la vittoria in tempo reale, il catamarano D35 Alinghi di Ernesto Bertarelli (al timone Arnaud Psarofaghis: Bertarelli era alle Bermuda a seguire la Coppa America e a tifare kiwi: se vincono, la Svizzera tornerà alla conquista della vecchia brocca) e l’M1 Ladycat della sorella Dona. La solita sfida in famiglia! Nei monoscafi, occhi puntati sul classe libera Raffica dell’ungherese Zolt Kiraly, vincitore della Centomiglia e Syz & Co di Jean Psarofaghis.

Il cronografo Hublot Classic Fusion Bol d’Or Mirabaud 2017

Il record assoluto da battere, sul percorso di 66,5 miglia che attraversa l’intero lago Lemano, con partenza e arrivo davanti a Ginevra, è di 5 ore, un minuto e 51 secondi. Appartiene al trimarano Triga, ed è datato 1994.

Il giorno successivo ci imbarchiamo su una specie di vaporetto per seguire la Bol d’Or. In attesa di raggiungere il campo di regata, mi diverto a fotografarmi al polso il cronografo ufficiale della regata Classic Fusion Bol d’Or Mirabaud 2017 (realizzato da Hublot in 79 esemplari, come il numero di edizioni della Bol d’Or): bellissimo, ma costa “solo” 12.000 euro.


CHE PELO!

Come da previsioni, la bise soffia forte, con punte di 20 nodi che fanno montare un’onda corta. Il lago è uno spettacolo, con centinaia di vele a coprire lo skyline di Ginevra: la partenza è alle 10, e ci sono due linee di start.

Quella dei multiscafi, leggermente più a nord, e quella dei monoscafi, più vicina alla città. Subito dopo il segnale di partenza, il nostro vaporetto si piazza in mezzo al campo di regata.

Sul catamarano imprecano, dal battello tutti sorridono e fanno foto con lo smartphone

Ahia, penso, presto saranno dolori. A bordo, assieme a me, ci sono persone pressoché profane di vela e appaiono tutti molto tranquilli. Sorridono e fanno foto con i loro smartphone mentre un catamarano ci fa il pelo con tanto di equipaggio che – a ragione – ci impreca contro. (Qui potete vedere il video dell’incontro ravvicinato, intorno a minuto 2.00).

I catamarani sono velocissimi, troppo veloci per noi che li perdiamo subito di vista, e andiamo incontro ai monoscafi. Mi sorprende la presenza di tantissimi Surprise (scusate il gioco di parole), un monotipo datato (1976 il primo progetto) che qui sul lago continua ad essere ampiamente utilizzato, anche nella sua versione “aggiornata” e più veloce Grand Surprise.

La galea genovese sul lago Lemano

C’E’ PURE UNA GALEA GENOVESE!
Ad ogni modo, il concetto di “lasciare libero il campo di regata”, alla Bol d’Or, sembra non essere contemplato. In acqua, in mezzo alle barche, centinaia di motoscafi, barche di ogni genere: pensate che c’è persino una galea genovese (“Cosa ci fa lì?”, chiedo via Facebook al volo allo storico ligure Mauro Salucci, che risponde puntuale: “I maestri d’ascia genovesi lavorarono per decenni alle dipendenze dei Savoia, che avevano bisogno di imbarcazioni agili ed affidabili per il controllo anche fiscale del lago”).

Con gli ospiti del battello infreddoliti e umidi, ma soddisfatti per l’esperienza vissuta, rientriamo a terra mentre gli ultimi monoscafi ci sfrecciano a fianco bordeggiando verso nord. Mi faccio una promessa: prima di morire, almeno una volta, voglio prendere parte a questa splendida regata.

Il team di Alinghi alla premiazione

I VINCITORI
Alla fine la spunterà, in tempo reale, Alinghi, con un tempo di 5 ore e 11 minuti, solo 1 minuti e 24 secondi davanti a Ladycat di Dona Bertarelli. Qui sotto tutti vincitori di categoria:

Tempo reale e Classe M1: nome barca Alinghi 1, modello Decision 35, armatore Ernesto Bertarelli
Classe M2: Teamwork, Ventilo M2, Neils Palmieri
Classe C1: The Vampire Project, C1, William Sunnucks
Surprise: Mirabaud 1, Nicolas Anklin
Grand Surprise: Little Nemo II, Bernard Borter
Classe TCFX: Syz & Co, Psaros 40, Jean Psarofaghis
Classe TCF1: Cold Duck, Quant 30, Nico Delle Karth
Classe TCF2: Eole 7, JPK 998, Jean-Luc Haldimann
Classe TCF3: Cross Systems, First 40.7, Janine Arnulf
Classe TCF4: CDE.CH, J/70, Marc Stern
Classe NJ: 823, Lavarelo 823, Pascal Lavarelo

Eugenio Ruocco

UN PO’ DI FOTO DALLA REGATA

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