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Attento Spithill: Peter Burling non è Dean Barker e Team New Zealand ha fame

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Il momento del “photobomb” di Peter Burling. Foto facebook Adventures of a Sailor Girls

Forse non lo abbiamo mai visto così, o forse si, ai tempi della “strigliata” di Russel Coutts a San Francisco ma li il “Pitbull” James Spithill sembrava avere ancora il suo ghigno. Il timoniere più aggressivo che ci sia in circolazione, ridotto a semplice comparsa davanti allo show di Team New Zealand? E’ presto, molto presto, per dirlo, ma il dato di fatto è che al momento il confronto contro il giovane rivale Peter Burling, il “Freddo”, viene stravinto dalla stellina kiwi. LEGGI QUI IL PROFILO DEL “PITBULL” E DEL “FREDDO”

Peter Burling è sempre più leader di Team New Zealand, impressionante la calma e la freddezza lucida del giovane olimpionico kiwi: con i suoi 60 battiti al minuto nel prestart, sembrava quasi non dovesse andare a disputare la Coppa America ma una regata della domenica. La calma dei forti senza dubbio è una delle doti di Peter Burling. Una calma che potrebbe fare saltare i nervi a James Spithill o forse in parte è già accaduto: nell’ultima poppa di race 4 il timoniere di Oracle che saliva di bolina è andato addirittura a cercare la bagarre con Team New Zealand che scendeva in poppa, forzando un incrocio con le mure a sinistra nel tentativo disperato di trasformarlo in una penalità per i kiwi (non si sa bene come poi). Un chiaro segnale di poca lucidità, un tentativo di strafare con il colpo ad effetto per riaprire una contesa che in quel momento appariva più chiusa che mai. Lo avevamo detto, sarà una guerra di nervi questa finale di Coppa America: ma non ci aspettavamo di vederla così a favore del timoniere neozelandese.

Chi pensava poi che il kiwi in partenza sarebbe stato azzannato da Spithill si è dovuto ricredere. Su quattro partenze possiamo darne 3 a Peter Burling ed una (la quarta) più che a Spithill la si potrebbe considerare pari. Segno chiaro che il timoniere di Team New Zealand non ha sofferto di alcun timore reverenziale, ma anzi è andato all’attacco come non lo avevamo visto fare nei Round Robin, confermando che in quel caso vi fu una chiamata di scuderia per evitare il rischio di collisioni in partenza.

Per i tifosi kiwi la ciliegina sulla torta è stata poi l’incursione in mixed zone durante l’intervista di James Spithill. L’australiano era impegnato con una giornalista, quando alle sue spalle passa facendo finta di nulla Peter Burling che fa un gesto inequivocabile con la mano. Provocatorio forse, ma che fotografa benissimo il momento dell’AC match: il “Pitbull” di un tempo reso mansueto dalla giovane stella, che ne oscura la fama e ne mitiga gli intenti bellicosi.

Non è sfuggito un post di Tom Slingsby che su facebook ha espresso tutto il suo rammarico: ” Team New Zealand sta navigando in modo più veloce ed intelligente. Noi attualmente siamo più veloci rispetto ai Round Robin, vuol dire che loro hanno acceso il jet. Dobbiamo trovare un po’ di velocità e migliorare il modo di navigare, altrimenti dovremo salutare la Coppa. Io continuo a credere che possiamo vincere ed il nostro team sa come rimontare”. Un post che si conclude poi con le scuse ai tifosi, per i momenti di rabbia visti in pozzetto nelle fasi finali della quarta regata, dove Tom Slingsby non ha nascosto tutto il suo disappunto.

Tra qualche giorno ne sapremo di più. Oracle ha serrato le fila, niente conferenze stampa, niente interviste: il team si è chiuso su se stesso per cercare di far quadrare il cerchio e fare quelle modifiche indispensabili per riportare la contesa in equilibrio. Difficile capire se questo gap sia colmabile, sicuramente 5 giorni di lavoro non sono pochi e possono succedere molte cose.

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Mauro Giuffrè

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