Dieci chilometri di cime made in Italy per vincere la Coppa America
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“Sul catamarano di Emirates Team New Zealand? A spanne direi che ci sono circa 10.000 metri di nostre cime”. A parlare è Stefano Finco, titolare di Armare Ropes, storica azienda italiana specializzata in cordami e accessori ad alte prestazioni per la vela. Infatti Armare è stata scelta come Official Supplier dai kiwi per la loro sfida alla riconquista della Coppa America. E c’è da dire che fino a qui (le finali contro il Defender Oracle inizieranno sabato prossimo) non hanno sbagliato un colpo.

Chi ha memoria delle barche tradizionali di America’s Cup (i monoscafi utilizzati qualche edizione fa) ricorderà decine e decine di manovre correnti composte da centinaia di metri di cime, che ingombravano il deck; oggi invece i catamarani sembrano quasi “nudi” e sprovvisti di cime. In realtà l’uso di svariate cime altamente performanti è massiccio e fondamentale, pur se poco è visibile a bordo.

“Abbiamo gettato le basi per una collaborazione con ETNZL alla fine del 2015, quando siamo stati contattati da Max Sirena (che per il team neozelandese è manager con competenze tecniche e sportive), che è voluto venire a parlarci di persona e a vedere le nostre tecnologie nello stabilimento di San Giorgio di Nogaro (Udine). Abbiamo avuto proficui scambi con i loro tecnici, abbiamo preparato una serie di campioni di prodotto e dopo i primi test soddisfacenti abbiamo siglato il contratto da Official Supplier per la Campagna di Coppa America”. Le cime Armare sono state quindi scelte sia per l’impiego sulle barche utilizzate durante le qualificazioni, gli AC Acts, sia per il catamarano AC50 varato il 16 febbraio 2017 ad Auckland, in Nuova Zelanda, proprio quello che vediamo in questi giorni sfrecciare e vincere sulle acque cristalline del Great Sound in Bermuda.

Di che cosa avevano e avranno bisogno i kiwi, in termini di cime, per provare a soffiare la “vecchia brocca” a quel volpone di Russell Coutts? “Ci hanno chiesto prodotti ovviamente custom e la cui composizione è vincolata da segreto per contratto, con alcuni requisiti fondamentali. C’era la necessità di avere cime ad altissima resistenza, dotate di basso allungamento e nel contempo del minore diametro possibile, per risparmiare peso. A bordo sono state pensate mille soluzioni diverse, i diametri variano da 2 millimetri a 12-14 mm, i materiali utilizzati sono generalmente il Dyneema® SK99 e il PBO Zylon, più altre miscele di fibre”.
I PUNTI CARDINE
Ma quali sono, su queste velocissime “non barche” volanti, i punti cardine dove una cima di buona qualità può fare la differenza? “Sicuramente uno è il cavo di controllo dell’ala”, ci racconta Finco, “che abbiamo realizzato con una tecnologia segreta. In passato fu proprio con quello che i kiwi ebbero i maggiori problemi”. Poi, le cime servono per regolazioni che la maggior parte dei diportisti – a ragione – ignorano completamente, visto che stiamo parlando di vere e proprie astronavi.

Chiediamo a Stefano come sia lavorare a contatto con i neozelandesi: “Non potevamo chiedere di meglio. Innanzitutto, sono veramente alla mano, e sanno esattamente cosa vogliono. Forse è più facile soddisfare le loro richieste piuttosto che quelle di un armatore che fa cinque regate l’anno”, scherza. “La collaborazione con loro ci ha fornito l’accesso a una miriade di dati sul comportamento delle nostre cime in azione e sotto carico, ne faremo tesoro per migliorarci ulteriormente”.
Cime a parte, un pronostico spassionato su come finirà questa Coppa? “Penso (e spero) che Team New Zealand possa portare a casa la Coppa. Ho visto un team determinato, carico e concentrato”.
www.armareropes.com
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