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Andrea Mura vuole vincere la Ostar: “Ecco tutti i segreti di Vento di Sardegna”

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 Mancano pochi giorni alla Ostar, Andrea Mura è pronto: pronto ad affrontare, tra freddo e tempeste, la mitica traversata dei veri marinai. Da Plymouth (UK) a Newport (Rhode Island, USA), quasi 3.000 miglia in solitario a bordo dell’Open 50 Vento di Sardegna: si parte il 29 maggio. Mura parteciperà da “defender”, visto che vinse in assoluto l’edizione del 2013: e non ha alcuna intenzione di cedere il titolo. Qualche giorno fa via abbiamo mostrato la barca dell’altro italiano in gara, Michele Zambelli, ai raggi X, oggi è quella del velista sardo sotto la lente di ingrandimento.

TUTTI I SEGRETI DI VENTO DI SARDEGNA ALLA OSTAR

Chiamiamo Andrea via Whatsapp: è a bordo della sua barca, a Plymouth, che sta compiendo gli ultimi preparativi. “Andrò in mare vincere, perché di fatto sono un derivista. Mi piace regatare e andare forte”, esordisce. 

LE VELE DEL FUTURO
E infatti le vele di Vento di Sardegna, progettate e realizzate da Mura nella sua veleria, sono state create per vincere: “Si tratta di vele davvero fuori dal comune: sono le prime al mondo realizzate con il filato “sk99 low crimp”, una fibra del 50% più forte del kevlar e del 30% più resistente del carbonio, oltre ad essere leggerissima e pressoché immune all’allungamento. Si tratta di un gioco del futuro, sperimentale, anche perché il materiale non è ancora in vendita. Sono inoltre soddisfatto della forma alare che sono riuscito a dare alle vele, nei test si sono rivelate davvero performanti: a me piace osare, credo di esserci riuscito. Marcolongo Compositi ha invece realizzato le stecche in carbonio kevlar custom su mie indicazioni. Davvero molto performanti!”

CONTRO LE BURRASCHE
Un’altra modifica sostanziale riguarda la nuova cappotta, anch’essa progettata dal velista: “Memore delle temperature polari dell’edizione 2013, ho optato per realizzare una cappotta dalla forma “geodetica” che mi consentisse di stare in pozzetto anche al freddo e nella burrasca. L’ho voluta vetrata (in acciaio e strataglass) per poter guardarmi sempre intorno. Pesa all’incirca 25 chili, ma mi consente di vivere la barca al 100%”. Sottocoperta, il mantenimento di una temperatura appetibile è garantito da “un riscaldatore Eberspächer Aitronic, compatto ed efficace. Tra questo e la super cappotta, mi sembrerà di vivere la Ostar da turista”, scherza Andrea. L’acqua dolce? “Non sarà un problema grazie a un dissalatore custom fornito dall’italiana Osmosea“.

IN COPERTA
Proseguiamo con l’attrezzatura di coperta: “Partiamo da prua, con Bamar, azienda con cui collaboro da tempo, che mi ha fornito gli stralli antitorsione e gli avvolgitori RLG EVO di ultima generazione: dotati di finiture al minimo dettaglio, in materiali nobili (tra cui l’Ergal), sono leggeri e performanti. Senza contare l’assistenza, di assoluto livello. Seasmart mi ha fornito bitte a scomparsa e hook, l’amico Paolo Santicchia, specializzato nella lavorazione del titanio, mi ha aiutato con la realizzazione di candelieri e pedaline ultraleggere”. Le cime sono Armare, il deck hardware (bozzelli, winch, pastecche, strozzatori) è un “potpourri” di prodotti Ubi Maior, Spinlock, Antal. Completa l’attrezzatura una “passerella in carbonio di Exit Carbon. Non l’ho pesata, ma è davvero leggerissima, sembra di non averla”.

MA CHE PANNELLI SOLARI!
Non ci sono pannelli solari a bordo di Vento di Sardegna: “Li detesto. Non li ritengo efficienti e sono scomodi”. Ma allora, per l’energia di bordo, come si fa? “Utilizzo due pile a combustibile di Efoy. Due “valigette” brevettate dal peso di 8 chili l’una, che tramite la combustione di metanolo (un materiale biologico, che viene dall’uva, tengo a precisarlo) mi garantiscono 24 ore su 24 un totale di 16 Ampere. Per questo non dispongo di sistemi fotovoltaici e altre fonti di energia tipo idrogeneratori e generatori eolici”.

QUEI TIMONI “LAMBORGHINI”
Partner tecnico di Mura fin dalla Twostar del 2012, Lamborghini è sceso nel mondo della vela realizzando per il marinaio un canard ultraleggero: “In vista della regata mi hanno aiutato a rettificare il profilo del timoni, che ricordiamo essere quelli originali. La barca è stata progettata da Umberto Felci nel 1997 per il Vendée Globe del 2000/01 di Pasquale De Gregorio, per cui c’era bisogno di un aggiornamento”.

ATTREZZATURA & ELETTRONICA
“Da tempo sono tester di Raymarine“, spiega Andrea, “per cui a bordo di VDS dispongo praticamente di tutta la gamma di prodotti della casa americana: dai piloti automatici, due, indipendenti di modo che uno mi serva di backup, con bussola EVO a 6 assi ultrasensibile, fino ai display a basso consumo i70, passando per un cartografico con AIS e165 (16 pollici) che io monto in pozzetto, a differenza della maggior parte della flotta. Ripeto, sono un velista, devo stare in pozzetto, devo regolare di continuo le vele. Inoltre ho il radar ultracompatto 4K, allo stato solido. E persino una piccola termocamera con tecnologia FLIR, mi servirà per individuare gli iceberg nella notte”. Sia sul cartografico, che sul software di navigazione (Andrea usa Timezero di Maxsea), “utilizzo carte Navionics. Bussola e impianto stereo mi sono invece stati forniti dalla gernovese Riviera. Tutta l’attrezzatura di bordo, dalle lampadine ai cavi elettrici, dalle torce ai nastri riflettenti passando per i giubbotti autogonfiabili, mi è stata fornita da Osculati, mentre le pompe di sentina, l’autoclave e le batterie al gel sono di Uflex“.

MOTORE E OPERA VIVA
Su Vento di Sardegna “il motore è un Lombardini Marine 1404 S-Drive con 40 cavalli di potenza, che trasmette a un’elica in titanio a pale orientabili Ewol. La carena è trattata con vernice antivegetativa Speedy Carbonium di Veneziani Yacht. Resine epossidiche, stucchi, vernici mi sono state fornite dal gruppo Boero. Per garantire alla barca la massima velocità e il minor attrito, resistenza ai raggi UV e alla corrosione, abbiamo utilizzato Polysil, il prodotto nanotecnologico di Nanoprom“.

LOGISTICA, SICUREZZA, TRASPORTI ETC…
Partecipare a una regata oceanica è un’operazione complessa, una vera e propria impresa che tocca vari settori: “Devo ringraziare Umberto Verna di Safety World per avermi seguito nella messa in sicurezza della barca, lo studio associato Akran di Roma per avermi seguito a livello legale, UVAI per la procedura di rilascio dei certificati di stazza e il Gruppo Grendi per il supporto logistico”.

CHI E’ ANDREA MURA
Andrea Mura nasce a Cagliari il 13 settembre 1964. Dall’età di 6 anni si dedica alla vela agonistica, collezionando successi e record nelle classi più diverse, che comprendono dieci titoli italiani, due titoli europei nella classe 420, un titolo mondiale Juniores 470, due campagne olimpiche in 470, una in Tornado. Nel 1992 gareggia con il Moro di Venezia per la Coppa America, vincendo due campionati del mondo, uno in Coppa e uno nella classe 50 piedi, e una Louis Vuitton Cup.

Andrea Mura non è solo un grande atleta: già fondatore nel 1985 della Veleria Andrea Mura Sail Design, Andrea sviluppa soluzioni tecniche innovative che gli valgono l’Oscar come “Miglior Velaio 2005”.

Nel 2007 Andrea lancia una nuova sfida votandosi alla vela d’altura a bordo di Vento di Sardegna, un formidabile Open 50. Vince la Route du Rhum, famosa regata transatlantica in solitario che si svolge ogni quattro anni, 3.543 miglia attraverso le fredde acque del Nord Atlantico, fino ai Caraibi. Con questa vittoria, Andrea è il primo italiano ad entrare nella leggenda. Andrea replica nel 2012 con vittoria e record sia nella Twostar (13 gg 14 h), sia nella Quebec – S. Malò. (11 gg, 12 h). Nel 2013, affronta e vince la terribile Ostar, 2.850 miglia dall’Inghilterra agli Stati Uniti, la più dura delle regate in solitario perché a temperature polari, controvento e controcorrente. Andrea nel 2014 è stato il nostro “Velista dell’Anno”.

A novembre 2014 ha concluso al secondo posto (primo dei monoscafi) la Route du Rum 2014 – Destination Guadeloupe in “Rhum Class”. Andrea Mura ha vinto per la quinta volta la “Roma x 1” nel 2016.

 

 

 

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