Ieri come oggi, non c’è secondo: che la battaglia navale abbia inizio
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Detto ciò, l’attesa sta per finire. Con la conferenza stampa ufficiale possiamo anzi dire che la Coppa sia di fatto iniziata. Una conferenza stampa finta, piena di frasi di circostanza nella quale sostanzialmente gli skipper non hanno affermato nulla di rilevante, trincerati nelle tattiche psicologiche della vigilia, limitandosi ad ostentare sicurezza e a dire che più o meno tutti gli avversari sono veloci, tutti possono vincere, tutto può succedere.
Ovviamente non è così, i valori di questa Coppa America in parte sono già chiari, il resto lo scopriremo tra poco.
IL PROGRAMMA
Il Round Robin 1 andrà in scena dal 27 al 30 maggio, il Round 2 dal 31 maggio al 4 giugno. Il vincitore del Round Robin, che potrebbe anche essere Oracle, avrà diritto ad un punto bonus nel caso approdasse all’America’s Cup Match. Una mossa astuta quella di Oracle, dato che le possibilità del defender di vincere i round robin potrebbero essere concrete: con Groupama Team France destinato a fare la vittima sacrificale, Softbank Team Japan che, pur essendosi rivelato molto veloce, è di fatto alleato di Oracle, e Land Rover BAR Racing che viene dato in grande difficoltà, il defender potrebbe concretamente aspirare a vincere i round robin. Potrebbe contare sulla complicità di Team Japan, nel caso in cui Dean Barker e soci tolgano punti a Team New Zealand ed Artemis.
Dal 5 al 9 giugno, con giorno di pausa il 6, sarà la volta delle semifinali degli sfidanti, e saranno le prime regate senza la partecipazione straordinaria di Oracle. Il 10 giugno sarà dedicato al riposo o ad eventuali regate da recuperare nella serie delle semifinali. La finale sfidanti prenderà il via l’ 11 giugno e, con tre match race al giorno, si esaurirà il 13 giugno. Sono poi in programma quattro giorni di riposo durante i quali si disputerà la Red Bull Youth America’s Cu e la Superyacht Regatta. Il gran finale, l’America’s Cup match, prenderà il via ufficialmente il 17 giugno (su 13 regate), con le prime quattro in programma tra il 17 ed il 18. Poi ci saranno cinque giorni di pausa, in vista del rush finale previsto dal 24 al 27 giugno se la serie non si esaurirà prima.
Perché guardare questa Coppa
Al di la delle antipatie che suscita Oracle con la sua gestione, questa Coppa a nostro avviso va seguita ed esistono una serie di buone ragioni per farlo.
1 – Se le regate si confermeranno molto ravvicinate tra i top team sarà la prima volta nella storia della vela che dei mezzi a propulsione eolica si affronteranno in match race a contatto con velocità di punta superiori ai 40 nodi.
2 – Tifare Team New Zealand è un’altra buona ragione: se i kiwi vinceranno un ritorno dell’Italia in Coppa America è praticamente certo. LEGGI IL NOSTRO OMAGGIO AI KIWI
3 – Alle Bermuda va in scena la vela del futuro. I foil sono senza dubbio il futuro della nostra disciplina ed in Coppa America ne vedremo la massima espressione.
Le barche
Degli AC50 si è parlato molto nelle ultime settimane e rispetto alle passate edizioni della Coppa si è anche visto tanto. Andiamo a riepilogare i numeri di questo foiling cat che promette di dare spettacolo:
Lunghezza: 15 mt
Larghezza: 8,47 mt
Equipaggio: 6 uomini
Altezza ala: 23 mt
Superficie ala: circa 100 mq
Superficie fiocco: circa 20 mq
La caratteristica saliente di queste barche è l’importanza dell’idraulica nelle regolazioni dell’ala e nei set dei foil. Con un vento apparente che di bolina potrebbe anche superare i 50 nodi, è impensabile che le regolazioni possano essere gestite meccanicamente senza il supporto idraulico. I circuiti regolano sia l’apertura che la chiusura dell’ala e soprattutto l’assetto dei foil. Quest’ultimo viene regolato direttamente dal timoniere che ha nella sua postazione i comandi per settare l’inclinazione dei foil. Si calcola che gli imput lanciati dal timoniere possono arrivare ad essere anche due al secondo. Si intuisce così quanto sia delicato il ruolo di chi governa. La visione del timoniere dovrà essere tridimensionale: condurrà la barca sul vento e sull’onda (modesta alle Bermuda) ma contemporaneamente dovrà pensare a cosa accade sotto il cat. Un errore minimo nel settaggio dei foil può equivalere ad una scuffia o ad una perdita di terreno considerevole in termini di velocità. Il timoniere sarà assistito dal trimmer dell’ala che siede poco avanti a lui e che in alcuni dei casi avrà anche la funzione di tattico (ma non è uno schema fisso per tutti i team). Poi ci sono i quattro grinder, uno dei quali avrà anche compiti da freestyler tutto fare o di uomo di prua nel caso vengano usati i frulloni nel vento leggero.
Che vantaggi porteranno i pedali di Team New Zealand?
Sulla carta il vantaggio dei kiwi potrebbe essere importante. Una maggiore e soprattutto costante pressione idraulica nei circuiti, data dalla maggiore forza con la quale i grinder possono “pompare” con le gambe, garantirà all’AC50 kiwi di potere regolare più frequentemente il flap dell’ala e l’assetto delle derive. Un fattore che sul lungo periodo potrebbe rivelarsi decisivo. Va considerato infatti che lo sviluppo degli AC50 continuerà durante le regate, ed è lecito aspettarsi un incremento generale delle prestazione man mano che il programma di regate verrà svolto. I kiwi da questo punto di vista sembrerebbero il team con il potenziale maggiore dato il livello di sviluppo tecnologico raggiunto sui circuiti idraulici.
E gli altri sfidanti?
Salvo clamorosi colpi di scena, ad uscire ai round robin sarà Groupama Team France. La possibile semifinale sarà quindi tra Team New Zealand, Softbank team Japan, Artemis e Land Rover BAR Racing. Sulla carta tra questi quattro il ruolo di Cenerentola, per quanto visto nelle regate di pratica (ma potrebbero esserci sorprese nel vento leggero), dovrebbe toccare a Ben Ainslie con BAR Racing. E’ lecito aspettarsi una finale sfidanti tra Artemis e Team New Zealand. Il sindacato svedese, del quale fa parte anche il nostro Francesco Bruni, è sembrato solidissimo in acqua durante le regate di prova mostrandosi rodato e decisamente veloce. Non è noto però il livello raggiunto sulla curva di crescita, che potrebbe essere più alto rispetto ai kiwi e quindi con minori margini di miglioramento dato che Artemis si è affidata totalmente ai grinder classici. Non è invece al momento possibile fare considerazioni attendibili sui foil che verranno usati e sulle loro forme. Se infatti, come pare, si andrà incontra a settimane di vento medio leggero verranno usate le derive più voluminose che fino ad ora sono state solo intraviste e delle quali di fatto poco si sa in termini di performance per ciascun team.
Il defender
Oracle ha un budget praticamente sconfinato. Non a caso sull’AC50 hanno installato anche una pedaliera a poppa sul modello dei kiwi, che viene azionata in alcune circostanze, presumibilmente quando la pressione idraulica va in crisi. Se vogliamo questa modifica è un’ammissione di debolezza da parte di Oracle nei confronti di New Zealand, ma attenzione perché con i budget a disposizione gli americani possono davvero cambiare le carte in tavola in corso d’opera, come visto già a San Francisco con la clamorosa rimonta da 8-1 a 8-9.
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Mauro Giuffrè
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1 commento su “Ieri come oggi, non c’è secondo: che la battaglia navale abbia inizio”
Fantastico, è domenica tarda mattinata. Vi ringrazio per l’aggiornamento sulle regate di ieri, per i commenti e le analisi. Dopo l’articolo sulle veliste, con oggi vi siete superati.