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Crocieristi, dovrete pagare una tassa sulla pesca per finanziare chi distrugge il mare?

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pescaAncora una volta, le mani nelle tasche dei diportisti. Potrebbe arrivare una tassa per chi pratica pesca sportiva. Quindi anche chi, durante le proprie crociere, getta l’amo alla traina nella speranza di agganciare un tonnetto o una lampuga (a proposito, qua un bel po’ di consigli).

La norma è inserita nel disegno di legge “Settore ittico” (in corso di esame in commissione). Prevede il pagamento di una licenza annuale: se il costo è quasi trascurabile, 10 euro annui che diventano 20 se si pratica la pesca da imbarcazioni a motore, a noi preme sottolineare l’inutilità della norma.

MA SI, COMPLICHIAMOCI LA VITA!

Se ne sentiva davvero il bisogno? Secondo noi assolutamente no. A fronte di un ricavo risibile si aggiunge una nuova magagna al calderone burocratico, invece che sfoltirlo. I controlli saranno a carico delle Capitanerie di Porto (non a caso, secondo la proposta, destinatarie del 30% dei ricavi per coprire le spese). Come avverranno tali controlli? Ci sarà la “flagranza di reato”? Se vi trovano a bordo lenza e piumetta da traina, magari inutilizzati da anni, come potrete dimostrare che non li usate?

PERCHE’ PAGARE CHI DISTRUGGE IL MARE?

Dalla norma si apprende anche che un restante 10% andrà come “contentino” al CONI (leggi FIPSAS, la federpesca sportiva nazionale, che ha rifiutato a gran voce questa proposta, ritenuta dannosissima per i suoi associati) e il 60% ai pescatori professionali (per garantir loro un introito durante il periodo del fermo pesca).

Ci sfugge un dettaglio. Noi andiamo per mare per passione. Caliamo le lenze tuttalpiù per rimediare una cena in crociera. Perché dovremmo finanziare il fermo pesca su proposta di “lobby o faccendieri” – sono parole di Gabriele Tubertini, titolare di una delle più famose aziende di attrezzatura per la pesca italiane – “il cui solo interesse è il risvolto economico, che riguarda una parte di pescatori professionali che senza regole e limiti stanno spopolando i nostri mari”?

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3 Comments

  1. enrico ha detto:

    uno stato che chiede sempre senza mai rinunciare..se questo servisse a qual cosa, mentre è la solita tassa,
    si ruba hai poveri per dare hai ricchi !!

  2. Giampaolo Buonfiglio ha detto:

    Vorrei osservare che il ricavo potrebbe non essere risibile considerati i milioni di pescasportivi marini che, a differenza di quelli delle acque interne, sono da sempre censiti e pagano la licenza. Ma senza entrare nel merito delle scelte interne al ddl sono a dir poco contrariato nel leggere che la vostra rivista (che da armatore velista militante compro quasi regolarmente) non esita a definire i pescatori (addirittura nel titolo) “distruttori del mare” e “lobby o faccendieri”. Trovo profondamente scorretto alimentare nell’opinione pubblica luoghi comuni e pregiudizi senza neanche sapere di che si parla, citando poi a supporto di queste affermazioni da processo sommario le parole del Dr. Tubertini, che da industriale della pesca sportiva non credo possa essere esente sull’argomento dal “solo interesse nel risvolto economico”. Comunque Tubertini evidentemente ignora che la pesca professionale di regole e limiti ne ha a bizzeffe, che lo sforzo di pesca in Europa è stato sensibilmente ridotto negli ultimi decenni, e che lo spopolamento dei mari è dovuto anche ad altre cause. Poi potremmo discutere anche del rispetto delle regole non solo nella pesca professionale, ma anche in quella ricreativa. Ma di questo o se ne parla (e se ne pubblica) seriamente, o si fa disinformazione da salotto.

  3. Giampaolo Buonfiglio ha detto:

    errata corrige al commento precedente::
    ….considerati i milioni di pescasportivi marini che, a differenza di quelli delle acque interne NON sono come questi da sempre censiti e non pagano come questi una licenza…….

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