Addio dacron cucito: North Sails pronta ad invadere il mondo con il Nordac 3Di
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Dall’unione di un materiale tradizionale, come il Dacron (poliestere), con il moderno processo manifatturiero (la tecnologia 3Di brevettata dalla North Sails in cui il Dyneema, il carbonio e/o i filamenti di aramide sono stesi piatti, preimpregnati con collante termoindurente e conformati in nastri ultraleggeri), nasce il Nordac 3Di, un prodotto indirizzato al mercato crocieristico di massa, e in particolare alle barche da crociera di piccola e media dimensione. Questa la direzione intrapresa dalla veleria americana, che a sessant’anni dalla sua fondazione, ha deciso di provare a riprendersi una fetta di mercato importante come quella della crociera. Come? Prendendo quelli che sono i vantaggi di una tecnologia sviluppata per il mondo delle alte prestazioni, ovvero migliore forma della vela e di più lunga durata e resistenza, e applicandoli a un bacino di velisti più ampio, cercando di mantenere bassi i costi.

Questo traguardo è l’ultimo di un percorso che ha avuto il suo inizio nel 1995 quando la North Sails ha introdotto per la prima volta nella sua produzione le vele 3D. Il vantaggio molto chiaro agli occhi di tutti era quello di poter avere vele dalla forma stabile e più duratura. Poi è arrivato il 2010 con un ulteriore passo avanti: l’introduzione della tecnologia 3Di, un approccio alla produzione di vele in composito noto per l’elevata resistenza all’allungamento e per la superiore durata attraverso l’uso di colle termoindurenti invece che termoplastiche. Non solo si era migliorata la forma, ma si era intervenuti anche sulla struttura della vela.
Nel 2017 si arriva a un ulteriore conquista: l’applicazione della tecnologia più avanzata ed esclusiva con il materiale più popolare e diffuso al mondo: ovvero la fusione di 3Di e Dacron. Ma cosa cambia nel processo di realizzazione di queste vele rispetto al tradizionale metodo di lavorazione del poliestere? Nel caso del Nordac 3Di la fibra viene orientata in maniera unidirezionale su un nastro pre-impregnato di resina.

Dopodiché i nastri sono roboticamente assemblati a comporre la vela e le sezioni di vela sono amalgamate in un’unica e solidale membrana che successivamente viene dotata di anelli e accessori necessari al suo utilizzo. Per quanto riguarda invece il poliestere tradizionale le fibre sono intrecciate a creare una trama di tessuto impregnato di resina, che viene successivamente tagliato in pannelli. Infine questi ultimi sono assemblati e cuciti a comporre la vela (cross cut). Il problema però è che le vele in tessuto intrecciato perdono la loro forma molto prima che venga compromessa la loro integrità strutturale.
IL NOSTRO VIDEO IN NAVIGAZIONE
Le vele 3Di Nordac promettono invece di offrire un’elevata stabilità senza sacrificare la durata, avendo un migliore bilanciamento tra vita strutturale e utilizzo. Inoltre, lo stampaggio sottovuoto, tramite struttura composita in 3D, fornisce una forma perfetta e rinforzi per i terzaroli integrati nella struttura per una migliore forma della vela quando viene terzarolata.
Le vele che abbiamo provato, una randa full batten e un genoa al 105%, erano armate a bordo di un Beneteau Oceanis 45 e su un First 47, sui quale abbiamo navigato tra le strepitose isole caraibiche, da Tortula a Virgin Gorda, con un vento intorno ai 15 nodi con raffiche fino 20.
La diversa tenuta della forma di queste nuove vele è stata subito evidente, soprattutto sotto raffica: ogni volta che alzavo la testa, osservavo la parte alta della vela sempre con la stessa forma.

Ma non solo, il top della vela, ovvero la parte più importante da regolare, rispondeva con prontezza agli “ordini” impartiti attraverso la scotta e il carrello, come ho potuto ben osservare dai movimenti del profilo della balumina. Una sensibilità che manca alle vele in Dacron tradizionali, sulle quali la parte alta è difficile da tenere sotto controllo. Navigando di bolina quello che si percepisce facilmente è la maggiore potenza che queste vele regalano alla barca con vento leggero e un controllo superiore quando sale il vento. Osservando da vicino le vele si nota come al centro, nelle zone di minor sforzo, siano stratificati circa sei o sette livelli di nastro che aumentano di numero mano a mano che ci si avvicina agli angoli, fino ad arrivare a cinquanta, dove lo stress è maggiore (come succede anche a bordo dei superyacht, dove la bugna di una vela in 3Di è spessa circa 10 cm).
Per quanto riguarda il costo, al momento del nostro test non era ancora stato ufficialmente definito, anche se c’è da aspettarsi un prezzo leggermente superiore rispetto al Dacron tradizionale, con una garanzia, ancora da stabilire, ma che potrebbe essere di circa 4/5 anni. Secondo i responsabili della North queste vele dovrebbero avere una durata di circa 10 anni e hanno l’obiettivo di rubare completamente lo spazio al Dacron Cross Cut (a pannelli). E proprio Dan Neri, CEO di North Sails, a bordo con noi durante il test, mi ha raccontato come “Costruire un rapporto di fiducia con i crocieristi è molto più difficile rispetto a quanto succede con i regatanti, perché i primi cambiamo le vele solo ogni 6/8 anni. Ma è proprio questa fetta di mercato che siamo intenzionati a riprenderci”.
northsails.com/sailing/3di-nordac
Veronica Bottasini
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