"Caro marinaio, sei vecchio se…" Fotostory dalle barche di una volta

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come-eravamoForse siamo andati un po’ troppo indietro con questo articolo, ma in redazione è nata una sfida tra “giovani e vecchi” e ci siamo resi conto di come si siano evoluti gli accessori che negli anni si sono alternati sulle nostre barche. Non ci credete? Continuate a leggere e alla fine domandatevi: quanti di questi strumenti non c’erano a bordo delle prime barche sulle quali ho navigato?

L’albero si “spinge”

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Negli anni ‘70 le barche di Coppa America (allora si chiamavano 12 metri SI ma erano lunghe 20 metri) installano a bordo i primi “Mast jack” ovvero delle pompe idrauliche per regolare la tensione delle sartie, agendo direttamente sull’albero. In pratica alzando e abbassando l’albero dal piede. Oggi questa tecnologia è a disposizione di tutte le barche ad alte prestazioni e diventa praticamente indispensabile per chi ha alberi in carbonio o usa sartiame in materiali esotici come PBO o carbonio.

Pilota automatico

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Era nato nel 1930 il primo pilota automatico per imbarcazioni, ma sino all’avvento della rivoluzione informatica degli anni’90 non era cambiato di molto. Se guardate a sinistra e in alto trovate gli elementi che venivano utilizzati nel 1975, in immagini tratte dai primi numeri del Giornale della Vela. Adesso basta guardare lo strumento di controllo remoto per rendersi conto dell’evoluzione compiuta.

Abbigliamento

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1975, dopo una burrasca durante la regata Saint Malo-Città del Capo l’equipaggio del “Guia” si asciuga al sole. L’abbigliamento oceanico è composto da maglioni di lana grezza, salopette di tela cerata, pantaloni “cittadini”. Così si attraversavano i mari lontani, come per una veleggiata giornaliera. Trentacinque anni dopo per attraversare gli stessi mari l’abbigliamento è supertecnico: cerata stagna a prova di onde oceaniche per rimanere sempre asciutti e caldi.

Tavoli da carteggio a confronto

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Abbiamo messo a confronto i tavoli da carteggio a bordo di due barche del giro del mondo a vela in equipaggio. Nella prima immagine del 1977 il navigatore impugna il radiogoniometro e traccia sulla carta il punto nave: nessuno schermo, solo segnali radio, carta, matita, squadrette. Trentuno anni dopo, nel 2008, a bordo del Volvo 70 Telefonica solo schermi e computer, per fare il punto nave e scegliere la rotta migliore in mezzo all’oceano in base alle previsioni meteo scaricate direttamente sulla cartografia…

La rinascita del Vhf

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C’era una volta il Vhf, unico strumento per comunicare a terra, per effettuare telefonate, ricevere informazioni meteo, chiedere soccorso. E non è preistoria, perchè prima dell’avvento della telefonia mobile e di internet, per mare quello che una volta si chiamava “radiotelefono” rappresentava l’unico modo per comunicare a distanza (vedi foto sotto a sinistra). Alla fine degli anni ‘90, sembrava che il Vhf fosse destinato ad estinzione. Oggi invece con la nuova funzione DSC (dal 2005) è diventato anche il modo più semplice ed economico per lanciare un segnale di soccorso automatico e, interfacciato al GPS, comunica la posizione.

Centrali di navigazione

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1976, c’è la coda allo stand della Apelco al Salone di Londra. è arrivato il primo Loran a prezzo abbordabile che permette di avere il punto nave (quasi) preciso e automaticamente, con segnali emessi da stazioni a terra. Una rivoluzione. Poi, a partire dal 1990 il Loran entra in competizione con il GPS, che i segnali li prende invece da satelliti in orbita. La battaglia dura poco, il GPS vince. Ora tutto si comanda dalle centrali integrate di navigazione.

Compucourse

compucourse

Un’idea geniale, senza computer e GPS. Era il 1975 quando la Musto inventò il Compucourse. Funziona così: ruotando il disco mobile graduato di cartone o plastica in funzione della direzione del vento si rilevano i dati sugli angoli di bolina e sulla rotta verso le altre boe del percorso. Ora ci sono supersoftware che prevedono tutto.

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1 commento su “"Caro marinaio, sei vecchio se…" Fotostory dalle barche di una volta”

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