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Verso Tokyo 2020: parola d'ordine "show", che vela sarà?

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La vela resta uno degli osservati speciali da parte del CIO per quanto riguarda i futuri programmi olimpici. La presenza del nostro sport a Tokyo 2020 non è in discussione, ma su cosa accadrà in futuro gli interrogativi non sono pochi. Non è un caso che le discipline veliche siano già state eliminate dalle paraolimpiadi e in generale il nostro sport non gode di particolari simpatie presso i vertici CIO.

I motivi sono sempre gli stessi: logistica complessa, difficoltà nel veicolare i contenuti tecnici al grande pubblico e nel garantire la copertura televisiva. Per Tokyo 2020 potrebbero quindi essere in arrivo ulteriori stravolgimenti nei format delle regate con l’obbiettivo di avvicinare maggiormente il pubblico generalista. Non basta quindi la soluzione, molto criticata dagli atleti, della medal race a punteggio doppio. Occorre aumentare lo spettacolo, costi quel che costi, anche a patto di sacrificare i contenuti tecnici del nostro sport.

La rivoluzione RS:X

L’ISAF ha infatti espressamente richiesto a tutte le classi di studiare delle innovazioni da introdurre gradualmente durante il quadriennio in vista dell’appuntamento finale di Tokyo. I primi a rispondere sono stati gli RS:X. La classe ha infatti elaborato un nuovo format, con regate ad eliminazione diretta.

In pratica dopo le solite regate di qualificazione, chi passa il turno, i primi 12, accede alla fase ad eliminazione diretta. Attenzione: il punteggio ottenuto nelle sei prove di flotta verrà azzerato. Gli atleti qualificati si giocheranno tutto in 3 regate da disputare in un’unica giornata. La prima regata ne selezionerà 6, dalla seconda usciranno i tre finalisti che si giocheranno la medaglia nella regata finale.

Il format potrebbe anche essere spettacolare, ma sorge un problema: l’ISAF non ha dato direttive univoche e si rischia che ogni classe adotti proprie soluzioni, dando vita a format di regate diversi da una classe all’altra, con un’inevitabile confusione per il pubblico.

A ciò si aggiunge una riflessione: il fatto di azzerare il punteggio della prima serie di sei regate, di fatto penalizza quegli atleti che hanno dimostrato continuità di prestazione. Un problema già notevole con la medal race a punteggio doppio: a Rio ne fece le spese la brava Flavia Tartaglini, che nonostante nella serie eliminatoria avesse ottenuto ben tre vittorie, sbagliando la medal finì fuori dal podio e lontana da una medaglia che avrebbe meritato. In definitiva, le innovazioni e la ricerca dello show sono comprensibili ma l’equilibrio tra spettacolo e valore tecnico delle regate è difficile da raggiungere.

In attesa di capire come si evolveranno i format, l’altra grande novità di Tokyo 2020 sarà l’upgrade della classe Nacra 17: il catamarano misto ha infatti deciso di introdurre i foil e sono molti gli atleti in arrivo da altre classi che hanno deciso di mettersi in gioco con la nuova barca. In Italia si segnala anche la decisione di Giorgio Poggi, storico finnista, di lanciarsi sul Nacra 17 foil.

Resta poi ancora aperta la questione Kite Surf. Sarà l’Olimpiade del 2020 la volta buona o occorrerà aspettare fino al 2024? Il cambio di guida ai vertici di World Sailing potrebbe portare a dei ritardi, ma è indubbio che il Kite in una delle sue tante varianti, dato il grandissimo numero di praticanti, dovrebbe entrare a far parte del programma olimpico.

La vela sta quindi attraversando un momento di grande evoluzione: sta cambiando la vela oceanica, quella olimpica è in veloce evoluzione, cambiano le barche e i profili dei velisti, dove porterà questa strada è presto per dirlo ma indubbiamente all’orizzonte ci sono sfide affascinanti.

Mauro Giuffrè

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