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In risposta alla lettera del nostro lettore Adriano Tagliavento, decisamente polemico sulla nuova direzione che ha preso la Coppa America (qui tutti i particolari e la succitata lettera), pubblichiamo una bella risposta che ci è stata inviata per mail da Giovanni Fontana. Siete d’accordo con la sua opinione di “progressista”?

MA QUALE SCANDALO! QUESTA E’ LA COPPA, BABY

Carissimi,

Il vostro Adriano Tagliavento, lettore acclamato dal popolo del web, probabilmente è rimasto fermo a quella notte italiana del 20 settembre 2013 quando, a San Francisco, Emirates Team New Zealand arrivò a un miglio dal traguardo e dalla vittoria dell’America’s Cup. Forse il vostro, non avendo accettato il verdetto di quell’edizione, dimentica che il defender, il quale ha conquistato la coppa sull’acqua al termine di una delle rimonte più incredibili nella storia della vela e dello sport, oggi si chiama Oracle Team USA. Da sempre il defender fa e disfa la coppa a suo piacimento, fin da quel lontano 22 agosto 1851 quando chi vinse ne cambiò il nome, da Coppa delle 100 Ghinee in America’s Cup.

Vi scrivo quindi perché trovo l’opinione del  vostro lettore eccessivamente condizionata da un certo romanticismo e da una visione che a fatica si sposa con la velocità che contraddistingue il cambiamento della vela moderna. Tagliavento cita infatti un’epoca e nomi che, se da un lato hanno fatto la storia della vela e dell’America’s Cup, poco o nulla hanno a che fare con l’evoluzione moderna del nostro sport.

Potrà piacerci o meno, ma nel mondo della vela stanno cambiando non solo le barche ma anche i velisti e soprattutto gli armatori. I moderni Tycoon nulla hanno a che vedere con personaggi alla Alan Bond, Bertelli o Gardini: i tempi d’oro dello yachting, delle sfide romantiche, sono passati, navighiamo ormai da tempo in un’altra era.

Prorompente si fa strada sempre più forte la “generazione foil”: velisti giovani, forse meno marinai dei loro colleghi di qualche decennio fa, ma con un bagaglio tecnico decisamente multi tasking. I super professionisti di oggi si muovono dai monotipi ai moth, passando per i multi e la vela oceanica, senza mai dimenticare il principio basilare degli anni che stiamo vivendo: velocità, velocità, velocità.

Non credo che sia più in discussione il dibattito foil o non foil, ampiamente superato dai dati empirici che certificano questa tecnologia come straordinaria in termini di incremento delle performance. Risulta quindi francamente inconcepibile l’opinione di molti che invocano un ritorno ad un passato da “età dell’oro”, quando le barche da Coppa America bolinavano a 9 nodi ed i velisti erano più marinai. La tecnologia nel mondo della vela, come in tutti i settori della conoscenza umana, è fatta per guardare avanti.

L’America’s Cup da questo punto di vista rappresenta un paradigma perfetto, essendo stata da sempre una competizione dove la tecnologia ha avuto un ruolo fondamentale. I futuri AC50 vengono criticati perché considerati delle barche con una monotipia troppo stretta, in controtendenza con la tradizione che in effetti ha sempre previsto delle box rules che lasciavano ampi margini di manovra ai progettisti. Il particolare a mio avviso enormemente trascurato e sminuito è quello delle appendici: il fatto che queste saranno a libera scelta dei progettisti, sia pur entro certi limiti, conserva lo spirito originario della coppa. Sulla scelta della forma giusta dei foil si decideranno le sorti della regata e saranno i progettisti, e i velisti più bravi, a vincere la partita, come è giusto che sia e come è sempre stato. Dove sta quindi lo scandalo di questa America’s Cup?

Il fatto di introdurre numerosi elementi One Design non può che essere accolto con favore se si riflette con razionalità su alcuni punti: i futuri AC50 navigheranno probabilmente con punte superiori ai 40 nodi e le piattaforme dei cat tutte uguali saranno un grande elemento di sicurezza per i velisti che avranno la possibilità di spingere al massimo su un mezzo adeguatamente solido, senza le esasperazioni progettuali viste a San Francisco. Al tempo stesso gli elementi One Design ridurranno in maniera anche sensibile i costi della costruzione di questi mezzi: il pubblico che si indigna perché la coppa è frequentata oggi solo da paperoni capricciosi non ha riflettuto su questo punto? Potenzialmente, una regata meno costosa in futuro potrà attirare molti più partecipanti con un conseguente aumento dello spettacolo. E poi, del resto, la storia dell’America’s Cup è fatta quasi esclusivamente da paperoni che per ambizione personale si sono letteralmente lanciati in quest’impresa: la vecchia brocca non è mai stata nella sua storia un gioco al risparmio.

Se poi il problema è che dal famoso accordo di Londra è stato escluso (o si è autoescluso?) Team New Zealand, allora facciamocene una ragione: da sempre chi in Coppa vince decide le regole, nel bene e nel male. Si, è vero, il protocollo prevede che debba essere il defender, con il challenge of record, a stabilire modi e tempi della successiva sfida, mentre in questo caso la decisione si proietta sulle prossime edizioni il cui defender ovviamente al momento non è noto. E allora è chiaro che l’italico pubblico, indignato dalla mossa di Oracle e impotente davanti ai vani tentativi passati di Luna Rossa e delle altre sfide italiane di conquistare la Coppa, si schiererà in toto a favore di Team New Zealand. Nella speranza che i kiwi la vincano e ne cambino nuovamente le regole come, del resto, avviene da quel lontano 22 agosto 1851. E’ la coppa baby e, come sa bene sua maestà (che sarà stufa di essere chiamata sempre in causa), conta solo chi vince e non c’è secondo.

Vostro,
Giovanni Fontana

10 Comments

  1. gino ha detto:

    Prendo atto delle considerazioni del sig. Fontana, ma per quanto mi riguarda quei velisti appesi come “canarini” alla rete di quei catamarani, non piacciono proprio , e men che meno quelle barche . Certo faranno ricerca da riversarsi nella vela da diporto ( foils ecc), però questa coppa america non mi dice più nulla . Saluti, Gino da Sorrento

  2. Saileditor ha detto:

    Ci sono evidenze che il grande gioco della Coppa America è cambiato e doveva cambiare. Le velicità, i tempi di reazione, la fisicità richiesta dai cat ha radicalmente cambiato i velisti. Non ci sono minuti in cui tattico, stratega e timoniere possono consultarsi per decidere cosa fare come sui monoscafi. Ben Ainslie, genio totale della vela contemporanea, comincia a essere vecchio per il ru olo. Questo cambiamento avvicina la vela agli altri sport, finora è stata territorio di “non” atleti. Si può discutere se si possa praticare uno sport senza avere il fisico. Di sicuro non vedremo più un ciccione come Dennis Conner dar lezione al timone di un IACC. Monotipi? In effetti le piattaforme dei Cat sono poco significative in termini di prestazioni e in poche edizioni i diversi team sarebbero arrivati a risultati “monotipo”. Tuttavia la novità è nella proposta della forumula delle regate, un circuito che tiene viva l’attenzione anche in quei tempi che una volta erano riempiti solo di allenamento.

  3. Alessandro ha detto:

    A mio parere il principale motivo di disaffezione dei “nostalgici” della vecchia Coppa America (me compreso) è dovuto essenzialmente alla compressione dei tempi e del campo di regata ad uso di grande pubblico, tv e conseguenti sponsor, cosa che ha totalmente cambiato la modalità di svolgimento delle regate. La mancanza di grandi spazi e tempi a disposizione ha portato alla scomparsa dei lunghi bordi, delle grandi separazioni, delle scelte tattiche differenti, dell’intuizione, della possibilità che l’imprevisto, il salto di vento, rimettano in gioco il risultato che fino al precedente incrocio sembrava scontato. Come pure sono scomparsi i lunghi interminabili duelli e le strette marcature a colpi di virate e strambate, le coperture, i minuti di attesa alla ricerca del metro perso o guadagnato, le rimonte. Le regate di oggi si consumano principalmente nei pochi attimi della partenza, l’azzecchi e sei davanti, la sbagli e sei dietro, e la tua gara è segnata, salvo errori grossolani c’è ben poco da fare, non c’è praticamente modo e tempo di recuperare. E poco aiutano i velocissimi catamarani di oggi, che sicuramente regalano adrenalina grazie alle incredibili prestazioni che raggiungono ma che tolgono il fascino della sfida tra grandi uomini di mare cui si assisteva in precedenza. A mio parere si tratta di un altro sport e non dell’evoluzione del precedente, per cui era forse più opportuno creare un altro evento chiamato che so… “short sail race”, e lasciare che la vecchia Coppa America conservasse lo spirito e la tradizione di una vela più tradizionale

  4. umberto verna ha detto:

    ineccepibile. Questa è la coppa America da sempre, non sono le regate veliche. Come quelli che si scandalizzavano che una parte importante della Coppa America si svolgesse nei tribunali a terra e fosse decisa dai giudici e sul tavolo delle proteste: questa è sempre stata la Coppa America.
    Spero non diventi la Vela! L’unica vela.
    Umberto
    PS) Lasciamo un piccolo spazio a quella vela “lenta” che insegna ai ragazzi la calma, la concentrazione, la pazienza.

  5. Ladislao ha detto:

    Concordo in pieno con quanto scritto dal signor fontana. Se molti non sono d’accordo pazienza, c’è ne faremo una ragione, che restino pure ancorati al passato, ma il mondo va avanti, l’ingegno e la sperimentazione hanno permesso all’uomo di progredire, di viaggiare, nel prossim9 futuro, alla scoperta di nuovi mondi, se era per”loro” starebbero ancora nelle caverne.

    • Alessandro ha detto:

      L’ingegno e la sperimentazione porteranno queste barche ad essere condotte da un computer, con un paio di uomini a bordo a controllarne il funzionamento, tanto per salvare le apparenze. Sai che divertimento…

      • Ladislao ha detto:

        Io personalmente preferisco così. Amo ka velocità. Vedere l’atleta che supera i propri limiti, che stabilisce nuovi record. Questa deve essere la bussola per l’essere umano. Una delle ragioni supreme per.cui vivere. Vedere dei calamari che raggiungono i 50 nodi quasi, bee per me è puro godimento (sarri docet). Altro che navigare con un motoscafo a 8/9 nodi. Ma di che parliamo…il limite a cui l’uomo può spingersi è altro…..

  6. Giuseppe ha detto:

    Gli hydrofoil non sono una invenzione recente e nei fatti non si sono mai realmente affermati nella nautica sia a vela che a motore, né in ambito di diporto, civile e militare, rimanendo un’applicazione di nicchia. I motivi idrodinamici (elevata direzionalità, “isteresi”, problemi di controllo e sicurezza – nose-dipping e nose lifting-, difficoltà a gestire condizioni di onda etc.,) sono stati già bene illustrati dal grande architetto-ingegnere navale Prof. Marchais alcuni decenni addietro. Piuttosto mi sembra che dietro il cavallo di Troia “progresso e innovazione” si nascondano malcelati interessi di marketing. La disaffezione alla Coppa America nasce piuttosto anche da vari comportamenti anti-sportivi, derivanti ad esempio dall’accettare modifiche “aerodinamiche” alle imbarcazioni in corso di regata, le uniche in grado di giustificare rimonte tutt’altro che limpide… (cfr.: Cino Ricci “Odiavo i velisti”).

  7. Nuvola ha detto:

    Caro Giovanni,
    molto d’accordo con te su tanti punti, dal cambiamento delle regate, alle imbarcazioni, alla velocità, al fatto incontrovertibile che è il Defender che briga e disfa a suo piacimento, come forse avrai letto dalla mia risposta alla lettera del Sig, Tagliavento
    Ma in disaccordo con te su altri punti, più critici: la monotipia, ad esempio
    I foil sono solo una parte dell’innovazione lanciata con gli AC72, e il loro sviluppo come killer application per la vittoria non può prescindere da quello della portanza dell’ala (in monotipia), dal punto di stacco degli scafi (in monotipia), dalla loro posizione (in monotipia) o dalle loro dimensioni (predefinite).
    Quindi, quanto sarà il valore aggiunto effettivo dei singoli Team per le appendici alari, non potendo variare gli altri elementi portanti?
    Io non credo che sarà questo punto che permetterà a LRBAR di vincere su OTUSA, ma solo di non perdere troppo.
    Altro aspetto su cui non sono d’accordo è che, grazie alla monotipia, ci sarebbe ad una riduzione dei costi che porterebbe d un aumento dei partecipanti. Tu scrivi di “riduzione sensibile”, provo a capirci qualcosa:
    Il budget per la 34^ AC del 2013 per ETNZ, che ha quasi vinto, era di circa 100 mio $, ma con delle bestie veramente innovative e grosse come gli AC72 (fonte sailingscuttlebutt)
    il budget di LRBAR per la 35^ ed attuale AC è di ca. 100 mio $ (fonte Telegraph)
    Il budget stimato per partecipare al prossimo nuovo campionato AC è di 30/40 mio $
    Solo che la AC sarà biennale e non più quadriennale.
    Per cui per pareggiare i tempi: 40×2 = 80 … wow! Il 20% in meno!
    Senza contare che “del resto, la storia dell’America’s Cup è fatta quasi esclusivamente da paperoni che per ambizione personale si sono letteralmente lanciati in quest’impresa: la vecchia brocca non è mai stata nella sua storia un gioco al risparmio”
    E quindi si sono giocati la box rule per cosa?
    Non per spendere meno o avere più team, ma solo per guadagnare di più con i ritorni pubblicitari.
    E allora perché guardarla con favore?

  8. Gaetano ha detto:

    Questa non è piu vela ma aerei sull’acqua. Non esistono più stramabate, virate, l’acqua che scorre sull’imbarcazione. Marinai che sbagliano una manovra o la fanno alla perfezione. Fra poco daremo un telecomando allo skipper e da riva giocheranno come se fossero modellini. Modellini da 100 milioni di dollari…. ok guardare avanti ma questa non è vela.

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