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Alessandro Di Benedetto, intorno al mondo in Mini 6.50

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Il nome di Alessandro Di Benedetto, nato a Roma nel 1971 da papà siciliano, è già scolpito nella storia:
il quarantaseienne, a bordo di un minuscolo 6 metri e mezzo (Findomestic, un Mini 6.50 modificato per l’occasione), ha compiuto il giro del mondo in solitario senza scalo: mai nessuno ci era riuscito con un’imbarcazione di tali dimensioni. Partito da Les Sables d’Olonne il 26 ottobre 2010, vi è ritornato dopo 268 giorni di navigazione sulla stessa rotta della Golden Globe del 1968-69: è stato lui il nostro Velista dell’Anno 2011.

Di Benedetto ha partecipato poi all’edizione 2012/13 del Vendée Globe, chiudendo all’undicesimo posto in poco più di 104 giorni. In Francia, la sua seconda casa, è amatissimo.

COSA AVEVAMO SCRITTO DI LUI
Tratto da Il Velista dell’Anno febbraio 2011. Alessandro Di Benedetto è stato eletto Velista dell’Anno attraverso la votazione online sul sito internet de Il Giornale della Vela. Sono davvero tanti i lettori che sono rimasti affascinati dalla sua impresa: un’esperienza umana a metà tra lo sport e l’avventura.

La connotazione sportiva del suo giro del mondo, in realtà, è legata “semplicemente” al fatto di aver voluto stabilire il primato mondiale di circumnavigazione del globo a vela con una barchetta di sei metri e mezzo, come egli annota sul diario di bordo durante le prime ore di navigazione, con ancora 28.000 miglia da percorrere: “Mi sono appena lanciato verso un giro del mondo in solitario, senza scalo, senza assistenza e che prevede di lasciare a sinistra i tre grandi capi: Buona Speranza, Leeuwin e Horn. I miei piedi non sono su una barca classica di 18 metri del Vendée Globe (la regata attorno al mondo no-stop per navigatori solitari, che si disputa con imbarcazioni di 60 piedi di lunghezza, ndr), ma su una tre volte più piccola che in caso di successo diventerà la prima inferiore a 30 piedi e la più piccola al mondo, da che se ne ha memoria, ad avere completato la circumnavigazione della Terra ed io sarò il suo skipper”.

Per il resto, il fantastico viaggio di Di Benedetto ha motivazioni e significati che vanno ben oltre il traguardo sportivo, quasi incomprensibili (ma proprio per questo affascinanti) per la mentalità del regatante italiano. I velisti italiani, infatti, sono attratti dagli eventi dove bisogna lavorare in gruppo e avere il turbo (come in Coppa America, nelle classi monotipo o alle Olimpiadi). Con la vela diesel, quella oceanica, non hanno un buon rapporto; quella di Alessandro Di Benedetto, poi, è considerata solo una stravagante follia. Se non fosse stato per i numerosissimi voti arrivati dalla Francia, aggiuntisi a quelli dei lettori italiani, Di Benedetto non avrebbe battuto Andrea Mura che, vincendo nella sua classe la transatlantica in solitario Route du Rhum, nel 2010 ha ottenuto il risultato in regata più eclatante di un velista italiano.

È sconcertante, ma Il Velista dell’Anno è il primo riconoscimento ufficiale che Di Benedetto riceve in Italia, quando all’estero il prestigioso Cruising Club of America gli ha assegnato il Rod Stephens Seamanship Trophy (glielo consegnerà il 4 marzo prossimo al New York Yacht Club) e Louis Guédon, sindaco di Les Sables d’Olonne, lo ha insignito della cittadinanza onoraria. Felicitazioni per la sua impresa le ha ricevute da navigatori del calibro di Jean-Luc Van Den Heede, Yves Parlier, Arnaud Boissières e Sébastien Roubinet. Sir Robin Knox-Johnston (il mitico navigatore inglese che nel 1969 divenne il primo navigatore a girare il mondo in solitario e senza scalo, con il 9,70 metri Suhaili e che, prima di Di Benedetto, deteneva il primato della circumnavigazione a vela con la barca più piccola), ha scritto: “Navigare attorno al mondo è la sfida più dura per qualsiasi sportivo, ma quando ci riesci con una barca così piccola e superando tante difficoltà, un viaggio come quello di Alessandro diventa un successo incredibile”.

E’ la parola viaggio il centro di tutto, ovviamente non inteso come spostamento da un posto all’altro con qualsivoglia mezzo. Il viaggio di Alessandro Di Benedetto, infatti, nasce da una spinta finalizzata a realizzare qualcosa di unico, di nuovo, di mai fatto da nessuno prima. Sì, per ultimare certe imprese ci vuole un carattere con una buona dose di sano egocentrismo. Alessandro Di Benedetto ha trovato nell’idea di stabilire un record il pretesto per fare quello che più di tutto lo interessava: lui, amante del mare, trascorrendo nove mesi da solo in oceano, ha sfamato la sua voglia di dare un significato alla propria vita. Ha messo il segno, come Knox-Johnston 40 anni fa. Questo è il carburante che spinge qualsiasi uomo a portare a termine un progetto, che a tante persone appare impossibile.

Ecco cosa si intende quando si parla di sfida con se stessi, che non può essere certo affrontata in maniera viscerale quando si disputa una regata (sia essa anche la Vendée Globe, presa da Di Benedetto come riferimento per il percorso da seguire nel suo giro del mondo), dove la mente è distratta dai fattori della competizione. L’episodio del disalberamento di Di Benedetto a due terzi del viaggio, quando si trovava ancora in oceano Pacifico, a 900 miglia da Capo Horn, spiega tante cose. Nonostante la madre e il suo amico Romain, che lo seguivano costantemente da terra, gli avessero organizzato una sosta in un cantiere sulle coste del Cile dove avevano trovato un nuovo albero adatto alla sua barca, Di Benedetto ha fatto passare la burrasca e ne ha realizzato uno di fortuna con il troncone più lungo di quello spezzatosi in tre parti e ha proseguito senza fermarsi. Con quell’albero, alto meno della lunghezza della barca), ha percorso altre 9.000 miglia, ha doppiato Capo Horn, ha risalito l’Atlantico ed è tornato a Les Sables d’Olonne, portando così a termine il suo progetto.

Di Benedetto non è il primo italiano ad avere compiuto un giro del mondo a vela in solitario, ma in Italia lo si può accumunare a uno solo dei suoi predecessori: Ambrogio Fogar, che dal 1973 al 1974, partendo e tornando a Castiglione della Pescaia, completò il giro del mondo in solitario, navigando da est verso ovest, ovvero contro le correnti e la direzione dei venti predominanti, per appagare la sua voglia di diventare il primo italiano a riuscire in tale impresa.

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1 Comment

  1. Dino ha detto:

    Sono certo che affermare “è un grande marinaio” ha un significato sostanziale a chi va per mare. Questa tipologia di “marinaio” racchiude in se’ tutto ciò che un uomo è e lui lo ha dimostrato diventandolo soprattutto per se stesso. Chapeau !!!

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