developed and seo specialist Franco Danese

Gabrio Zandonà, il timoniere con il 470 nel sangue

Oyster torna a misure umane: ecco i nuovi modelli 565 e 595
31 gennaio 2017
Quali possono essere i danni a bordo causati dalle gelate invernali?
1 febbraio 2017

Sharing is caring, condividilo con i tuoi amici!

Vincere il Mondiale 470 è sempre un’impresa: ci erano riusciti nel 1985 i fratelli Chieffi, ha replicato il successo Gabrio Zandonà, in coppia con il prodiere Andrea Trani nel 2003: un risultato che ci spinse ad assegnare al fortissimo timoniere romano il Velista dell’Anno 2004. Di lì a poco avrebbe preso parte alla prima delle sue tre Olimpiadi (ad Atene 2004 chiuse al decimo posto, mentre nel 2008 a Pechino chiuse sesto. Assieme a Pietro Zucchetti nel 2012 nelle acque di Weymouth terminò quarto, a pochi punti dal bronzo).

A bordo della barca di Gaetano Mura

UN TIMONIERE DI RAZZA
Nato a Roma nel 1977, portacolori della Marina Militare, Zandonà ha alle spalle ha una lunga carriera velica iniziata all’età di otto anni sull’Optimist prima presso il Circolo Velico Ostia Lido, poi presso il Circolo Nautico Azzurra dietro la preziosa guida del tecnico nazionale Mario Siano. Nel 1990 è arrivato quinto al Campionato Mondiale Optimist a Cascais (Portogallo) e terzo al Campionato Mondiale a Squadre. Nello stesso anno vince il suo primo titolo italiano (nel 1993 arriva quello nella classe 420, nel 1995 quello nel 470 categoria Juniores, sino ad arrivare alla vittoria nel settembre 2010 al Campionato italiano 470 di Formia). Ma è il 470 il suo amore: ha vinto tantissimo e in Italia nessuno è più forte di lui. Nel 2016, sempre in coppia con Trani, ha fatto benissimo al mondiale in Argentina (sesto finale) dimostrando di saper correre, sull’orlo dei quarant’anni, in una classe fisica come il 470, ai massimi livelli.

PERCHE’ LO AVEVAMO PREMIATO
Tratto dal Giornale della Vela del Marzo 2004. E’ già stato tra i candidati de Il Velista dell’Anno nel 2001 (con il 470 aveva vinto i Giochi del Mediterraneo, la settimana di Kiel ed era arrivato terzo al campionato europeo). Sempre in coppia con il prodiere Andrea Trani, quest’anno si è aggiudicato il prestigioso titolo iridato 470 che, tra l’altro, mancava all’Italia da ben 18 anni dopo il successo dei fratelli Chieffi. Zandonà è stato anche uno dei dieci candidati al premio Sailor of the Year 2003 dell’ISAF.

AVEVAMO SCRITTO DI LUI
Tratto dal Giornale della Vela del Marzo 2004. Complimenti sinceri del pubblico, le pacche sulle spalle dei colleghi, l’abbraccio persino dei rivali nella corsa finale al titolo. Per Gabrio Zandonà, il “contorno” tipico di ogni Velista dell’Anno che si rispetti è stato sicuramente il premio aggiuntivo a quel Timone d’Oro che stringeva fra le mani e che rappresenta in modo tangibile il suo valore. Il velista romano, campione iridato 470 nella passata stagione, è uscito trionfatore dall’atto finale del concorso lanciato da Il Giornale della Vela. Dato per favorito negli immancabili “gossip” della vigilia, Gabrio non ha avuto vita facile. Gli altri velisti della “rosa” che il nostro giornale ha indicato in base alle migliaia di voti (sempre più on line per la cronaca) giunti in redazione, hanno messo in difficoltà la giuria composta dal segretario generale CONI Raffaele Pagnozzi, dall’organizzatore del premio Alberto Acciari, dal presidente federale Sergio Gaibisso, dal vicepresidente sempre della FIV Gianfranco Busatti, dal direttore Audi Antonio Cerlenizza e dal nostro direttore Andrea Brambilla. Difficile dover scegliere tra un campionissimo dell’altura come Vasco Vascotto, il più bravo armatore-timoniere d’Italia come Antonio Sodo Migliori, un talento della tavola a vela come Flavia Tartaglini e ancora “Cico” Rapetti, primo italiano a conquistare la Coppa America, come drizzista dell’imbattibile Alinghi. Un bell’equipaggio davvero, che ha trovato in Gabrio lo skipper ideale.

UNA GIOIA DA DIVIDERE
Stretto nella sua divisa di marinaio (corre per la Marina Militare), emozionatissimo anche se un po’ la sentiva, Zandonà ha trovato innanzitutto le parole giuste per ringraziare il suo prodiere, Andrea Trani (“se sono qui è per metà merito suo, meriterebbe il trapezio d’oro”), sottolineare il perfetto affiatamento fra il team velico con le stellette, rappresentato in sala dal comandante Angelo Lattarulo, e la Federvela e raccontare tutta la fatica per entrare nell’albo d’oro più prestigioso della vela nazionale, raccogliendo il testimone da Flavio Favini.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le tue informazioni non verrano mai cedute a terzi