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Questa barca vale 17,5 milioni di euro. Scopri perché l'hanno pagata così tanto

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Diciassette milioni e mezzo di euro per una barca a vela del 1933?
Si, avete letto bene, il nuovo proprietario di Endeavour ha speso 17,5 miloni di euro per aggiudicarsi uno degli unici tre J Class originali ancora in vita. Felice il mediatore, il famoso broker inglese Edmiston e orgoglioso il suo nuovo proprietario che si e’ aggiudicato uno dei monumenti della vela, dopo un’accanita asta al rialzo.


ENDEAVOUR, UNA DELLE TRE PERLE DELLA VELA

Endeavour, Velsheda e Shamrock V, sono le uniche barche originali della J Class, enormi barche lunghe fuoritutto 40 metri (bompresso compreso) che caratterizzarono il periodo più folle della storia dello yachting che caratterizzo la Coppa America negli anni ’30. Per l’americano Vanderbilt, che vinse la Coppa America del 1934, l’inglese Endeavour era più bello e veloce del suo Rainbow. Di proprietà del costruttore aeronautico Sopwith, adottava soluzioni all’avanguardia come un armamento velico con due vele di prua che poi venne adottato da tutti i J Class. Il fiocco principale era quadrangolare con due distinti punti di scotta. Endeavour giacque in stato di abbandono sino al 1984 quando la mecenate dei J Class Elisabeth Meyer lo restaurò. Ricominciò a regatare in un mitico match race nel 1989 a Newport timonato da Ted Turner.

LA STORIA DELLA NASCITA DEI J CLASS
Sir Thomas Lipton finalmente vinse, dopo tante sconfitte. Non mise la prua davanti a tutti per mare, ma nelle aristocratiche stanze del New York Yacht Club, dove un “bottegaio” come lui non era certo ben visto. Dopo aver perso per quattro edizioni consecutive la Coppa America, il ricchissimo commerciante di tè irlandese riuscì a far passare un nuovo regolamento per le barche di Coppa America.

Finalmente, per l’edizione del 1930, cambiavano gli scafi della regata più antica del mondo , dopo dieci anni di stop causati dalla crisi che seguì la prima guerra mondiale e quella del 1929
. Nascevano così i rivoluzionari e modernissimi J Class: lunghezza fuoritutto massima di 40 metri, al galleggiamento sui 26 metri e una larghezza massima attorno ai 6,50 metri. Il dislocamento era di 150 tonnellate di cui ben 110 di zavorra. Il regolamento prevedeva che gli interni dovessero tassativamente ospitare tutto l’equipaggio, previsto in una trentina di persone. L’armamento velico era esclusivamente a sloop (un solo albero) con randa e due fiocchi per un totale di oltre 700 metri quadrati e un’altezza dell’albero di 46 metri con pennaccino e tre o quattro ordini di crocette.

L’albero doveva anche avere un peso minimo di 2.900 chili per prevenire pericolose rotture causate dalla ricerca, già allora esasperata, di riduzione di peso. Lo spinnaker, allora chiamato “fiocco pallone” poteva raggiungere la mostruosa superficie di 1.600 metri quadrati. Il lunghissimo boma venne soprannominato Park Avenue, ricordando quella che era allora la strada più lunga di New York. I materiali di costruzione ammessi, oltre al legno, erano acciaio, bronzo, alluminio e le sue leghe.

IL MERITO DI LIPTON
Venivano accettati oltre ai winches anche i coffee grinder con le loro maniglie a forma di pedali di bicicletta. Per finire, in coperta non ci dovevano essere candelieri. Sir Lipton, ormai ottantenne, pensava di avere finalmente la Coppa in mano: era convinto che il suo nuovo Shamrock V, disegnato da Charles Nicholson, fosse imbattibile. Invece, nel 1930, perse per la quinta volta consecutiva con un secco 4 a 0 da Entreprise del New York Yacht Club, con a capo l’altro super-ricco Vanderbilt, che sfoggiava un avveniristico albero in alluminio e un rivoluzionario sistema di regolazione dell’enorme randa. Il merito di Lipton è di aver contribuito a far nascere quelle che unanimemente oggi vengono considerate le barche simbolo della storia moderna dello yachting.

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