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L'indiscutibile talento del "Barone" che fece sognare l'Italia

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Quando Francesco De Angelis venne eletto Velista dell’Anno 1996, il meglio doveva ancora venire.

LA LUNGA CARRIERA IN COPPA AMERICA
La celebrità per il flemmatico velista napoletano (lo chiamano “il Barone”) arriverà in qualità di timoniere di Luna Rossa nella fortuna campagna di Coppa America 2000, quando, dopo aver vinto la Louis Vuitton Cup (a proposito, De Angelis è stato l’unico timoniere non anglosassone a riuscire nell’impresa) ci ritrovammo in finale contro gli imbattibili kiwies capitanati da “quell’antipatico” di Russell Coutts e dal compianto Peter Blake. Francesco De Angelis e l’equipaggio del “Silver Bullet” (proiettile d’argento, così era stata soprannominata Luna Rossa) ci tennero svegli per notti e notti, a seguire le appassionanti regate di Coppa. Nella campagna della XXXI America’s Cup del 2003, sempre al timone di Luna Rossa il Barone ha raggiunto le semifinali, dovendosi arrendere a One World. Nel 2007 partecipa con nuovamente con Luna Rossa alla XXXII America’s Cup, raggiungendo di nuovo la finale della Louis Vuitton Cup dopo aver sconfitto per 5 a 1 BMW Oracle Racing. In finale Luna Rossa deve arrendersi alla supremazia di Team New Zealand che, la storia si ripete, la sconfigge per 5 vittorie a 0.

Alla Middle Sea Race De Angelis chiama la tattica a bordo del TP52 B2

UN PEDIGREE DI ASSOLUTO LIVELLO
Nato a Napoli nel 1960, De Angelis è stato sei volte campione del mondo in varie classi: nel 1987 a Capri classe J24, nel 1989 a Napoli e nel 1992 in Danimarca classe One Tonner, nel 1995 in Danimarca e nel 1996 in Grecia classe classe ILC40, nel 2008 in Grecia classe ORC International. Vincitore dell’Admiral’s Cup nel 1995, di tre Sardinia Cup, di due Swan Cup, del Middle Sea Race Trophy (2005, 2013, 2015), completa il palmarès con due titoli europei e nove titoli italiani in differenti classi. Ha ricevuto quattro Medaglie d’Oro al valore sportivo dal CONI ed è Honorary Officer del New Zealand Order of Merit. Quando si vede in giro sui campi di regata, vince. Ad esempio si è portato a casa la Rolex Middle Sea Race come tattico del TP52 B2 di Michele Galli nel 2013: in regata erano saltati tutti gli strumenti e da skipper di razza ha usato solo il “fiuto”.

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PERCHE’ LO AVEVAMO PREMIATO
Tratto da Il Giornale della Vela aprile 1996. “Il talento di Francesco De Angelis, 35 anni di Napoli, non è mai stato messo in discussione. Campione Italiano con la Star, tre titoli tricolori, uno europeo e uno mondiale con il J24 e due vittorie alla One Ton Cup, sono solo alcuni dei risultati più importanti ottenuti dal Barone. Anche se Francesco De Angelis non considera mai una vittoria più importante di un ‘altra (“lo sogno i successi che possano premiare l’attività nella quale sono impegnato” ci ha risposto quando gli abbiamo chiesto quale vittoria sogna di poter ottenere in futuro), il 1995 sarà per lui difficile da scordare: al timone dell’ILC 40 Brava Q8 di Pasquale Landolfi ha contribuito in maniera determinante al trionfo italiano all’Admiral’s Cup, ottenendo ben cinque primi posti su nove regate, tra cui la vittoria nel Fastnet e ovviamente nella classifica di classe. Prima ancora, sempre con Brava Q8, si era “scaldato” vincendo la Kieler Woche e il primo campionato del mondo ILC 40. Tornato in Italia, due settimane più tardi, ha vinto il Campionato Italiano Assoluto di Altura IMS di Cala Galera al timone del nuovissimo ILC 30 Kicker di Federico Oriani. Per fermarlo hanno dovuto annullare la prima edizione del campionato mondiale ILC 30 in programma lo scorso settembre in Spagna. Questa è la terza nomination di Francesco De Angelis per la vittoria del Timone d’Oro dopo quelle del 1992 (secondo alla One Ton Cup del 1991), del 1993 (primo alla One Ton Cup del 1992)”.

AVEVAMO SCRITTO DI LUI
Tratto da Il Giornale della Vela aprile 1996. “Francesco De Angelis, 35 anni di Napoli ma residente a Milano, è il Velista dell’Anno 1996. Il prestigioso Timone d’Oro, che Il Giornale della Vela assegna annualmente al timoniere italiano che più si è distinto nell’arco della stagione agonistica appena conclusa, gli è stato consegnato nella tradizionale premiazione che si svolge a Roma. Nel 1995 De Angelis ha riportato importanti successi: la vittoria del primo Campionato del Mondo classe IL C 40 e dell Admiral’s Cup al timone di Brava Q8 e del Campionato Italiano Assoluto di Altura IMS al timone di Kicker, l’ILC 30 dell’armatore Federico Oriani. Consegnandogli il Timone d’Oro, la giuria del Velista dell’Anno lo ha voluto premiare per una stagione che lo ha visto autentico protagonista sia in campo internazionale che nazionale. Prima di Francesco De Angelis, sono stati premiati nell’ordine Claudio Maletto e Pasquale Landolfi.

Alla terza nomination sei finalmente riuscito a vincere il premio di Velista dell’Anno. Che effetto ti ha fatto?
Me l’hanno dato per sfinimento (Francesco scherza, ndr). Sono molto contento, anche se ero già soddisfatto per il solo motivo di far parte del gruppo dei candidati alla vittoria del premio, che quest’anno era formato da timonieri fortissimi. Quello del Velista dell’Anno è un premio importante, assegnato ormai da parecchi anni e vinto in precedenza da timonieri molto bravi.

Vista la caratura dei nomi dei candidati alla vittoria, che giudizio dai all’operato della giuria che ti ha scelto?
I timonieri che potevano vincere questo premio rappresentavano due attività chiaramente diverse: la vela olimpica e la vela d’altura. Enrico Chieffi e i fratelli Pirinoli hanno ottenuto degli splendidi risultati nel 1995, ma quest’anno hanno la grande occasione delle Olimpiadi. Sono certo che l’anno prossimo il Velista dell’Anno sarà uno degli olimpionici. La giuria avrà considerato il fatto che nel 1995 l’Italia ha vinto per la prima volta l’Admiral’s Cup, il che ha probabilmente pesato nella scelta del timoniere da premiare. Onestamente meritavano tutti di vincere. Ritengo che l’importante sia arrivare a essere uno degli aspiranti al titolo finale con dei buoni risultati. Poi i criteri a cui si ispira la giuria non si possono sapere, anche se loro lo spiegano con la motivazione. L’importante però è ottenere la candidatura, poi, quando sei lì, chi ha vinto un mondiale su una classe olimpica o chi ha vinto un’Admiral’s Cup conta poco.

Sei quindi fiducioso negli italiani che andranno alle Olimpiadi?
Io sono scaramantico, parlo poco delle mie regate, figuriamoci se ho voglia di parlare di quelle degli altri. Sicuramente i nostri olimpionici sono velisti di alto livello tecnico che hanno lavorato molto e si sono preparati nel modo migliore per affrontare quell’appuntamento. Poi diventa solo una questione di nervi, perché a quei livelli, tra tutti quei campioni, è la tenuta emotiva che fa la differenza.

Come ti impegnerà il 1996?
La stagione sarà incentrata principalmente sui campionati del mondo ILC 40 e ILC 30 (ai quali Francesco De Angelis prenderà parte rispettivamente al timone di Brava Q8 e di Kicker, ndr). Poi ci sono altri appuntamenti che costituiscono le tappe di preparazione a questi due importanti appuntamenti. Per il resto ci si deve guardare un pò attorno perché bisogna capire bene dove andrà a finire la vela per scegliere cosa fare. Non stiamo vivendo un periodo particolarmente brillante. L’attività olimpica va bene, ma richiede molto tempo e da quel punto di vista non è purtroppo più alla portata di tutti. L’attività alto mare sta invece vivendo un periodo di confusione. Si pensava che l’IMS potesse essere una formula dal gran futuro. Può ancora esserlo, ma le tappe della sua evoluzione sono certamente costellate da molti problemi”.

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