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La vela secondo Björn Larsson: confessioni di uno scrittore-velista

A 60 anni suonati, si prepara a entrare nella storia (per l'ennesima volta)
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Dusseldorf Giorno 2: Dufour 63, Bavaria C57, Swan 65 e Nuva MS6
24 gennaio 2017

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Björn Larsson, nato a Jönköping nel 1953, docente di letteratura francese all’Università di Lund, è uno degli autori svedesi più noti anche in Italia.
Ma quello che più conta per noi è il fatto che sia un appassionato velista. Dopo il successo de “La vera storia del pirata Long John Silver” e i numerosi riconoscimenti ricevuti per “Il Cerchio celtico” e “La saggezza del mare”, Iperborea ha pubblicato il romanzo “Otto personaggi in cerca (con autore)” dove i protagonisti navigano sull’oceano del sapere, “accomunati dallo stesso spirito di avventura pronti a non dare niente per scontato”. La maggior parte della sua produzione è ambientata, in un modo o nell’altro, in mare.

LA VELA SECONDO BJORN LARSSON
A chi consiglierebbe una vacanza in barca a vela?
La consiglierei ai miei veri amici, a condizione che siano con me perchè non li vedo abbastanza.

A chi e perché sconsiglierebbe una vacanza in barca a vela?
A tutti quelli che vorrebbero fare vela perchè credono sia necessario per “essere nel vento”, per pavoneggiarsi falsamente dentro ai “capi di mare” o per rimanere in porto a vedere il bel mondo dalla banchina. Lo sconsiglierei anche a tutti coloro che soffrono di mal di mare. Non è piacevole, nel modo più assoluto.

Cosa le piace di più della vita in barca?
Arrivare in una rada in Scozia dopo una traversata un po’ impegnativa, ammainare le vele, prendere un whisky di malto in pozzetto prima di prendere il tender ed andare ad esplorare i dintorni. Ma anche semplicemente rimanere nel pozzetto in mare o in porto, a far niente se non guardare le stelle, bere un caffè e parlare con gli amici a bordo. O ancora, leggere e scrivere in solitudine, sulla barca, sotto una pioggia torrenziale.

Cosa le piace di meno (detesta!) della vita in barca?
Quando si arriva in un porto sovraffollato, pieno di gente la cui prima occupazione sembra essere quella di mettersi in mostra, facendo anche rumore. Oppure, in mare, quando si è a cinque miglia dalla destinazione, dopo ore di navigazione con il vento contro e la marea cambia e si deve lottare contro il vento e la corrente.

Qual è il suo ricordo-sensazione più emozionante legato alla barca?
Sono diverse le sensazioni che prevalgono. Ma senza dubbio la partenza da Copenhagen con davanti anni di navigazione verso il nord senza una destinazione predefinita. Anche i miei arrivi in Bretagna e in Scozia, dopo giorni e giorni in mare sulla mia seconda barca, un IF di 7,60m e largo 2.20, senza motore a bordo, una piccola imbarcazione “molto marina”.

Che cosa rappresenta per lei il mare e la possibilità  di navigare?
Domanda alla quale è impossibile rispondere in poche parole senza cadere nell’equivoco o nella banalità. Per spiegarlo è stato necessario scrivere ben due libri: “Il cerchio celtico” e “La saggezza del mare”. E ancora non sono stato in grado di spiegare tutto.

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