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Paul Cayard, l'americano che ha fatto riscoprire la vela agli italiani

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Il secondo velista ad aver vinto il premio di Velista dell’Anno nel 1993 è anche l’unico a non essere italiano.
Stiamo parlando del grande Paul Cayard, nato a San Francisco il 19 maggio 1959. Il “baffo” più famoso (e amato) della vela fece sognare l’Italia nel 1992 quando, con la vittoria della Louis Vuitton Cup, portò il Moro di Venezia di Raul Gardini in finale di Coppa America contro gli americani a San Diego.

Starista di assoluto livello (vinse il Mondiale nell’88 assieme a Steve Erickson), ha trionfato con la squadra italiana all’Admiral’s Cup del ’95 e alla Whitbread (oggi conosciuta come Volvo Ocean Race) del ’97 al comando della svedese EF Language. E oggi? Si è tagliato i mitici baffi, bazzica sempre i campi di regata, si mette in continuazione in discussione sulla Star ed è stato è a capo del team svedese di Artemis nell’ambito della 34ma Coppa America. Qui la nostra ultima intervista, quando lo abbiamo “beccato” l’anno scorso sui J/70 a Riva del Garda.

PERCHE’ LO AVEVAMO PREMIATO
Tratto da Il Giornale della Vela del marzo 1993: “Per restare agli ultimi due anni: nel ’91 il titolo mondiale AICC con Moro 3 e quello dei 50 piedi con Abracadabra. Nel ’92 la Vuitton Cup e la finale dell’America’s Cup contro America 3 e poi, il terzo posto al mondiale Star, titolo che aveva vinto nel 1990”.

CHE COSA AVEVAMO SCRITTO
Tratto da Il Giornale della Vela del marzo 1993: “Paul Cayard, il Velista dell’Anno 1993 attraversa un periodo intenso, ricco di stimoli, ma anche di pensieri. È il periodo delle scelte dopo la sbornia di successi e di popolarità seguita alla conquista della Louis Vuitton Cup. In queste settimane si decidono le prossime stagioni, la Coppa America 1995 è sin d’ora già molto vicina e le prime scelte strategiche devono essere prese subito.

“La crisi economica è un fatto mondiale che non esclude nessuno. Ma paradossalmente in Coppa America il prezzo di questa crisi colpisce più nazioni evolute come Italia e Francia che non altre, apparentemente più deboli, come Nuova Zelanda e Australia. La ragione è semplice – spiega Cayard -, queste ultime due nazioni hanno tradizioni tali in campo velico da essere praticamente autosufficienti. In altre parole possono mettere in piedi organizzazioni complete e di ottimo livello, dagli uomini alla tecnologia, senza uscire dai propri confini riuscendo così a contenere drasticamente i budget. Voglio dire che queste due nazioni, non a caso protagoniste assolute dell’ultimo decennio di Coppa America, possono affrontare una sfida al San Diego YC con 100 15 milioni di dollari potendo addirittura sperare in un buon, se non ottimo, risultato. Lo stesso non si può dire per Italia e Francia che dipendono in maniera molto maggiore dall ‘estero “.

Del resto Cayard non esclude un suo personale futuro non solo senza Coppa America, ma addirittura senza vela. Sentite un po’: “Quando mi sono laureato in economia in California mi ero dato una specie di scadenza. Cioè se non fossi stato capace di guadagnarmi da vivere con lo sport entro 18 mesi avrei usato il mio titolo di studio. Adesso sono passati molti anni e io non ho alcun tipo di rimpianto, ma questo non significa che se la situazione economica mondiale dovesse peggiorare a tal punto da bloccare lo sviluppo dello sport della vela potrei riprendere in considerazione quell’ipotesi. Ci ho già pensato, c’è un master in economia d Harvard che fa proprio al caso mio”.

A livello affettivo è difficile immaginare Cayard orfano di Gardini. “Nella mia vita ho avuto incontrato due persone fondamentali per la mia crescita, Raul Gardini e Tom Blackaller (skipper di Coppa America e campione mondiale della classe Star, scomparso nel 1988, ndr). Tom l’ ho conosciuto che ero un ragazzo e mi ha insegnato a vivere, a usare la mia intelligenza e la dialettica. Gli devo moltissimo. Gardini invece mi ha insegnato ad essere più riflessivo e lungimirante. Lui ha la capacità di immaginare gli avvenimenti con largo anticipo prima che succedano ed è una qualità fondamentale non solo nell’imprenditoria, ma anche nella vita”. Questa è la situazione attuale del Velista dell’Anno 1993. Con moltissima carne al fuoco, lo vedremo impegnato in Star sul 50 piedi Capricorno, su Brava Q8 e speriamo già in allenamento per la Coppa America”.

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