developed and seo specialist Franco Danese

Lo Sciacallo contro Il Boss: arrivo al fotofinish, ora la tattica è tutto

USATO Tre capolavori di Jeppesen… per vincere facile in regata
18 gennaio 2017
Benvenuto in Coppa America, Officine Panerai! Che partnership per lo storico marchio fiorentino!
18 gennaio 2017

Sharing is caring, condividilo con i tuoi amici!

Siamo alla resa dei conti finali. A meno di 400 miglia dall’arrivo a Les Sables d’Olonne (ETA stimato giovedì), Armel Le Cleac’h su Banque Populaire VIII e Alex Thomson su Hugo Boss sono separati da 40 miglia.

ADESSO E’ SOLO TATTICA
Un soffio, dopo le 24.000 miglia di navigazione intorno al mondo. Non si era mai visto un Vendée Globe così al fotofinish. Adesso sono entrambi chiamati a dimostrare di essere dei grandissimi regatanti oltre che marinai: dovranno mantenersi lucidi perché la tattica, a questo punto sarà tutto. Al largo di Brest (Bretagna), i due protagonisti questa mattina erano sospinti da uno scirocco in calo di 10-12 nodi, ma man mano che si avvicinano alla costa il vento dovrebbe girare a nord-est e sia lo Sciacallo Le Cleac’h che il Boss Thomson dovrebbero essere in grado di cambiare mura (e mettersi mure a dritta) e iniziare lo sprint finale. Sarà un ultimo tratto carico di insidie con le isole di Groix, Belle-Île e Yeu a interferire localmente sul vento, le correnti imprevedibili e un “traffico” pesante tra navi cargo e pescherecci.

CHI VINCERA’? PARTECIPA AL NOSTRO SONDAGGIO
[socialpoll id=”2413301″]



IL VENDEE DEI FOIL

Intanto, se scorriamo la classifica, ci rendiamo conto che, fatta eccezione per i ritiri di Sebastien Josse e Morgan Lagravière (skipper rispettivamente di Edmond De Rothschild e Safran), è stato il giro del mondo degli IMOCA 60 di nuova generazione, quelli con i foil. Dietro ad Le Cleac’h e Thomson, infatti, seguono Jeremie Beyou su Maitre Coq (a 781 miglia) e Jean-Pierre Dick su St. Michel-Virbac (a 1790 miglia). Quinto, e primo degli scafi “vecchi”, Yann Elies su Queguiner-Leucemie Espoir (a 1835 miglia).

TI COMPRI LA FERRARI PER ANDARE A 80 ALL’ORA?
Tutto merito della barca? Ma neanche per idea: basta andare a vedere l’eccezione, il multimilionario Pieter Heerema, a bordo di No Way Back, la barca che era stata costruita nei cantieri italiani Persico Marine inizialmente per Andrea Mura (il sardo aveva poi dovuto venderla per problem di budget. Uno scafo bellissimo e supercompetitivo, a detta di tutti gli addetti ai lavori e persino dei concorrenti in gara (prima della partenza, gli skipper invidiavano Heerema): ve ne avevamo parlato qui. Ma il mezzo non basta. Heerema, alla sua prima esperienza oceanica (veniva dal mondo degli RC44), attualmente è a 8.246 miglia dall’arrivo, in pieno Pacifico. Perdonate il paragone automobilistico, ma è come se ti comprassi una Ferrari per poi andare a 80 km/h in autostrada: “L’importante per me sarà arrivare”, aveva dichiarato l’olandese prima della partenza, d’accordo, ma vederlo così indietro fa piangere il cuore. Siamo sicuri che se ci fosse stato Andrea Mura a bordo la storia sarebbe andata molto diversamente.

LA CLASSIFICA AGGIORNATA

 

2 Comments

  1. Emanuele ha detto:

    Se ci fosse stato Andrea Mura le cose sarebbero andate molto ma molto molto diversamente.
    Il milionario non ha idea ne’ di oceano ne’ di tattica ne’ di barche. Tra un po’ lo passa Destremau
    ed avrà raggiunto il vertice.

  2. Marco ha detto:

    Comunque fare il giro del mondo senza scalo e senza assistenza e’ un imprrsa degna di nota . Di sicuro non e’ di poco conto come girare con la ferrari a 80 all ora al mugello .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le tue informazioni non verrano mai cedute a terzi