developed and seo specialist Franco Danese

Chiglia: fissa, mobile o doppia? I consigli di Marc Lombard

Tutti i segreti della superbarca volante di Ben Ainslie
6 gennaio 2017
VIDEO Ma quale drone! Così mi filmo la barca dall'alto. Che genio Amedeo
7 gennaio 2017

Sharing is caring, condividilo con i tuoi amici!

chigliaAlzi la mano chi non si è trovato a rinunciare all’unico ormeggio rimasto nel porto o all’angolino migliore di una baia, il più solitario e protetto, perché l’immersione della sua barca non lo consentiva. O a stare con gli occhi incollati sull’ecoscandaglio mentre naviga sotto costa. Maledicendo il giorno in cui, per non mortificare le prestazioni, ha scelto la versione a chiglia lunga e non quella a ridotto pescaggio, senza neppure prendere in considerazione le barche con deriva mobile integrale perché ritenute meno sicure. Grazie all’evoluzione progettuale, invece, quelle stesse appendici, un tempo penalizzanti sul piano delle performance e talvolta dell’affidabilità, oggi sono più efficienti. Che tradotto significa capaci di far stringere un angolo di bolina analogo a quello di un bulbo profondo e fornire un’adeguata coppia di raddrizzamento. Il gap tra le diverse configurazioni si è in sostanza ridotto, ce lo ha confermato il progettista francese Marc Lombard che di chiglie se ne intende avendone disegnate e testate di tutti i tipi. Con lui analizziamo le varie tipologie di barche a pescaggio ridotto.

UNA SCELTA DIFFICILE
Marc Lombard ha progettato barche con ogni tipo di chiglia, dalla deriva mobile integrale alla lifting keel, dalla doppia deriva affiancata (bichiglia) alla chiglia fissa tradizionale a pescaggio ridotto. Il suo è pertanto il parere di un grande esperto libero da pregiudizi.

Deriva mobile integrale o chiglia fissa a ridotto pescaggio. Quale delle due consiglierebbe?
Occorre fare una distinzione netta tra le barche a deriva mobile integrale e le barche a chiglia fissa con ridotta immersione. Le prime hanno un pescaggio limitato al solo corpo canoa, dunque 80 cm per uno scafo di 12 metri. Per qualsiasi altra configurazione fissa, bichiglia, tandem keel o monochiglia che sia, il pescaggio di quel 12 metri difficilmente potrà scendere sotto il metro e mezzo.
La differenza è solo nel pescaggio?
No, anche nel posizionamento della zavorra. In una barca a deriva mobile integrale la zavorra è posta in sentina e questo determina una maggiore quantità di zavorra necessaria per ottenere il medesimo raddrizzamento e di conseguenza un dislocamento complessivo più pesante.
E quindi prestazioni inferiori? Direi una minore capacità di entrare in planata alle andature portanti. In bolina, invece?
In bolina conta il rapporto di allungamento di una chiglia e la sua forma. Se la lama della deriva mobile è allungata e se al posto della lamiera piatta con cui viene talvolta costruita si utilizza una lama profilata tipo Naca, l’efficienza è paragonabile a quella di una chiglia fissa con pescaggio profondo.
E perché non si fanno così?
Per i costi. La costruzione è più complessa e laboriosa. Ma alcuni cantieri stanno optando per questa soluzione.
Passiamo alle configurazioni fisse a ridotto pescaggio. Quali sono a suo giudizio le migliori?
Uno studio comparativo da noi realizzato con programmi 3D e CFD (software di fluidodinamica, ndr) su varie configurazioni di chiglia fissa da montare su una barca di serie da noi progettata, evidenzia che la doppia deriva fissa affiancata, ovvero la bichiglia, è quella che più si avvicina alle prestazioni della chiglia con pescaggio profondo.
Le ragioni?
Il fatto di avere due ali angolate di 15°, cioè quanto lo sbandamento medio di una barca, le rende molto efficienti in bolina. In più si può dare un leggero angolo sul piano longitudinale, da 1 a 2 gradi, così da incrementare ulteriormente la portanza e risalire meglio il vento.
Ma due derive non hanno più superficie bagnata di una sola?
Sì, l’incremento è di circa il 30%. Ma la maggiore superficie bagnata è compensata in bolina dalla maggiore portanza. Alle andature larghe la bichiglia è svantaggiata, ma solo con vento leggero. La resistenza di attrito influisce soprattutto alle basse velocità.
Quali erano le configurazioni che avete confrontato?
Abbiamo comparato una chiglia allungata senza siluro, una profonda con siluro, una a basso pescaggio con siluro, due diverse chiglie tandem e la bichiglia.
E le altre configurazioni come si sono comportate?
Ovviamente la chiglia più profonda si è dimostrata la più efficiente, ma solo quella col siluro sul fondo. Quella senza siluro ha meno portanza di una bichiglia e anche un minore rapporto tra portanza e resistenza. Le due configurazioni di tandem keel, invece, si sono dimostrate inferiori alla chiglia semplice a pescaggio ridotto, per intenderci quella corta con il siluro sul fondo. Che peraltro è più semplice da realizzare e montare e per questo costa anche meno. In Coppa America la tandem però funzionava bene. La tandem usata in Coppa America aveva le due ali distanziate di 5 metri una dall’altra. Nei modelli da crociera la distanza tra le due ali è più limitata e quella anteriore crea turbolenze a quella posteriore, che si trova così a perdere efficienza.
Qual è la configurazione più sicura?
Sono tutte sicure, da quando c’è la norma CE che tiene conto della stabilità dinamica e non più solo di quella statica, qualsiasi barca deve rispettare parametri di sicurezza molto alti.
Ma una barca a deriva mobile integrale è altrettanto stabile di una dotata di chiglia fissa?
Il maggior peso della zavorra di una barca a deriva mobile integrale compensa la sua posizione più alta e conferisce un angolo di ribaltamento prossimo a quello di una barca a chiglia fissa. La differenza è nell’ordine di pochi gradi. Il fatto di essere più larga offre inoltre una stabilità iniziale più elevata e quindi maggiore rigidità alla tela. Occorre piuttosto limitare i pesi in alto, come l’antenna del radar sull’albero o un secondo avvolgifiocco.

87401e50704faa56dd859e6d4c0b389bCHI È MARC LOMBARD?
Marc Lombard è uno dei più esperti e poliedrici progettisti transalpini, oltre che un ottimo velista. Dopo il diploma conseguito nel 1981 presso il Southampton Institute of Technology, inizia a cimentarsi con i multiscafi da regata disegnando il trimarano Ker Cadelac II, il primo dotato di foiler retrattili con cui Loick Peyron vince la regata La Baule-Dakar nel 1987. Al suo attivo un ricchissimo palmares nelle classi monoscafi Imoca 60, multiscafi Orma 60, Mini Transat (ultima vittoria in ordine di tempo quella di Yves Le Blevec con Actual alla Mini Transat del 2007) e IRC. Ma Lombard ha anche firmato numerosi progetti di barche da crociera che spaziano dall’originale cat boat di 3,60 metri dotato di water ballast ai maxi yacht di 50 e passa metri. Sua la serie dei Sun Odyssey 35-36-39-42 di Jeanneau, dell’Ovni 365, degli RM (barche bichiglia in legno e resina epossidica), degli Akilaria e dei catamarani Alliaura.

1 Comment

  1. Theodoros ha detto:

    Intervista molto interessante. Sarebbe utile anche un articolo di approfondimento in futuro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le tue informazioni non verrano mai cedute a terzi