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I top e i flop della Sydney-Hobart tra record e disastri. Fotostoria

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Come ogni anno, la Rolex Sydney-Hobart grande classica dell’altura di fine anno, segnala le tendenze in atto nella grande vela mondiale delle barche cabinate.
In sei fotostorie vi raccontiamo cosa e’ accaduto nell’edizione che ha visto crollare il record, complice un forte vento da Nord-Est che ha spinto le 88 barche al via (10 ritirati) per le 628 miglia del percorso dall’Australia alla Tasmania. Dalla strabiliante media del vincitore al flop milionario del favorito, passando per la splendida ottantenne di 9 metri che ha concluso in gloria la regata.


1. VINCERE A 17 NODI DI MEDIA

Ecco come si fa a vincere in tempo reale la Sydney Hobart, la più importante regata d’altura dell’emisfero australe, sbriciolando tutti i record percorrendo 628 miglia in 37 ore e mezza ad una media di quasi 17 miglia all’ora, complice i forti venti portanti. Guardate bene dove si è piazzato l’equipaggio di turno del 100 piedi Perpetual Loyal, tutti appesi al pulpito di poppa. E guardate dove hanno piazzato le vele, tutte in pozzetto. Tutto questo per spostare il più possibile ogni peso a poppa così da tenere più alta la prua cercando di evitare i rischi di ingavonata sempre in agguato quando si viaggia in planata a oltre 25 nodi con a prua un immenso Code 0 e un fiocco con punto di mura arretrato. Stiamo parlando di centinaia e centinaia di metri quadri di vela!


2. AVERE 80 ANNI E NON SENTIRLI

Ecco Maluka of Kermandie, la più piccola e la più anziana tra le barche in gara alla Sydney Hobart. Per percorrere le 628 miglia del percorso questa barca di soli 9 metri costruita 80 anni fa ci ha messo 3 giorni e 19 ore arrivando 76esima in tempo reale, mettendo sotto sette barche ben più nuove e grandi che sono giunte al traguardo dopo di lei. 57 ore separano al traguardo il 9 metri Maluka of Kermandie e il primo arrivato, il 30 metri Perpetual Loyal.


3. QUANDO LA TECNOLOGIA NON BASTA

Che non era la regata buona per vincere per il 100 piedi CQS, giunto solo settimo in tempo reale, si era già visto al via nella baia di Sydney, quando si è improvvisamente sdraiato sull’acqua mentre navigava in bolina. Sicuramente qualcuna delle diavolerie installate a bordo non ha funzionato. Per forza! Questo 90 piedi quest’anno e’ stato dotato spendendo centinaia di migliaia di dollari di due appendici laterali che fuoriescono dallo scafo (DSS ovvero Dynamic Stabilty System), di una cantina Keel (chiglia basculante), di un Canard prodiero (lama mobile a riavvia del bulbo), superficie velica aumentata del 20%, bompresso lungo 4 metri. Questo costosissimo restyling è opera del progettista neozelandese Brett Bakewell-White. Ma qualcosa evidentemente non ha funzionato nella realtà rispetto alla teoria.


4. ITALIANA DI NOME E IN EQUIPAGGIO

Ecco Giacomo, il vincitore assoluto della Sydney-Hobart. Questa barca dal nome italiano, non e’ altro che il vecchio VOR 70 Groupama, vincitore della Volvo Ocean race del 2012. Trenta piedi ovvero 10 metri più corto del vincitore in tempo reale Perpetual Loyal e’ arrivato solo due ore dopo al traguardo, secondo assoluto davanti ad un 100 piedi, Scallywag. Favorito dal vento forte alle portanti ha potuto esprimere le sue migliori doti di planata. A bordo a fare da navigatore il 45enne italiano Francesco Mongelli. L’armatore, Jim Delegat, e’ un produttore di vini neozelandesi.


5. QUANDO LO SPI E’ UN PROBLEMA

Ecco cosa succede se usi ancora il vecchio spinnaker invece del gennaker o del Code 0. Questo 37 piedi dal nome Dark and Stormy era una delle poche barche in gara che non erano dotate di bompresso e quindi di vele da vento portante da usare senza targone. Alla Sydney – Hobart la maggior parte delle barche, anche di non primissimo pelo, si erano infatti dotate dell’aggiunta di una delfiniera fissa solidale allo scafo, così da facilitare l’installazione fissa per tutta la regata di Code 0 con frullino. I fatti hanno dato ragione a chi ha adottato questa soluzione. Per la cronaca, Dark and Stromy e’ un progetto del 2011 del grande velista australiano Ian Murray. Si e’ classificato 68esimo in tempo reale.


6. ODDIO, ARRIVANO I CINESI

UBOX, un Cookson 50, era una delle due barche battenti bandiera cinese iscritte alla Rolex Sydney-Hobart che si e’ classificata ottima 13esima. L’altra era il TP 52 dal nome ARK323 che aveva un equipaggio di 14 persone interamente cinesi, mentre a bordo di UBOX su 11 membri d’equipaggio 8 erano cinesi. Questa presenza cinese e’ il segnale che in Cina sta prendendo piede la vela d’altura e che si sta formando una generazione di velisti esperti anche sulle barche più grandi, dopo che nelle derive già’ da anni competono alla pari con il resto del mondo.

3 Comments

  1. gianfrancesco costantini ha detto:

    C’è qualcosa di sbagliato: una barca di 9 metri di 80 anni di età (quindi con chiglia lunga) che mantiene una media di 7 nodi per quasi 700 miglia?

    • Francesco ha detto:

      Improbabile ma non impossibile. Complimenti all’armatore ed alla barca, in barba agli invidiosi che in quei giorni mi facevano compagnia sul divano col vino ed il panettone..

  2. ale ha detto:

    i refusi attuali del gdv mi fanno pensare ai primissimi anni della rivista farevela…
    cantina Keel (chiglia basculante), di un Canard prodiero (lama mobile a riavvia del bulbo)…
    cantina keel, riavvia del bulbo…

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