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Perché “Oceania” è un film da vedere assolutamente

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Sette barche sulle quali abbiamo tutti sognato di navigare almeno una volta
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Ieri, con la scusa di accompagnare la nipotina della mia compagna, ne ho approfittato per andare al cinema a vedere un film che attendevo da tempo: l’ultimo lavoro della Disney, Oceania. Inutile nascondere che l’aspettativa fosse alta, per un amante della vela come il sottoscritto. Inizialmente il film d’animazione di Ron Clements e Jon Musker, che hanno firmato capolavori come Aladdin e La Sirenetta. avrebbe dovuto chiamarsi, anche in Italia, Moana, che in polinesiano vuol dire oceano (le barche progettate dalla più grande famiglia di marinai italiani, i Malingri, si chiamano infatti Moana).


IN BREVE

In Oceania si narra delle avventure della piccola Vaiana Waialiki, figlia ed erede del capo della piccola isola polinesiana di Motunui. Una ragazza che ha la navigazione nel sangue, ma che viene costretta dal suo rango a rimanere sull’isola fino a quando… Non vi anticipo nulla per non rovinarvi la sorpresa. Vi basti sapere che la ragazza farà coppia con un compagno davvero… divino, il controverso semidio Maui.

LA NAVIGAZIONE
Quello che mi preme sottolineare è che Oceania è un film che parla, oltre che di mitologia polinesiana (sempre affascinante), di vela e navigazione: lo spettatore viene letteralmente trasportato a bordo dei catamarani e dei trimarani polinesiani. La navigazione sia come metafora, che come piacere. E si tratta di una pellicola – dall’altissima caratura tecnica in termini di realizzazione – che sicuramente è stato realizzata da gente che sapeva di cosa si stava parlando (vedrete che ci sono punti in cui sentirete termini quali “cazza”, “strallo” eccetera): le barche strambano, ingavonano, scuffiano. E c’è persino una scena in cui il semidio fa poggiare Vaiana per far sì che la randa del suo trimarano si gonfi. Che dire? Noi velisti ce la godremo tutta! Ultima chicca: a bordo con la ragazza e Maui c’è persino un pollo, HeiHei. Appena l’ho visto non ho potuto evitare di pensare al nostro Matteo Miceli, che si è lanciato nel giro del mondo in solitario con la sua gallina! Non perdetevelo.

Eugenio Ruocco

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3 Comments

  1. Ruggero ha detto:

    La barca di Vaiana non è un trimarano ma un proa (scafo lungo e stretto con bilanciere laterale più corto

  2. Stefano ha detto:

    Eugenio Rocco, dimentichi che il film e’ stato voluto da Ron Disney, figlio di Walt Disney. 3/4 anni fa chiese fortemente al cda della compagnia di realizzare un film legato al mondo della vela, poi mori’ ma oggi e’ realta’. Fu armatore di numeroae imbarcazione da regata ed aveva la passione per il mare nel sangue.

  3. Vittorio Malingri ha detto:

    E’ un buon film, per bimbi e grandi. A noi è piaciuto molto perché il modo di navigare che stiamo cercando è proprio quello mostrato nel cartoon.
    Il nostro é un moderno cat, ma sempre figlio della famiglia delle piroghe a bilancere e dei grossi catamarani che si usavano per viaggi lunghi, dalla Polinesia verso tutto il pacifico.
    Abbiamo scelto questo modo di navigare perché troppa tecnologia e comodità hanno completamente ucciso il senso e, e quindi i valori, che la vela ha portato per anni a tutti noi, ai nostri padri e ai nostri nonni.
    Il punto è la soddisfazione, non e la velocità, vivere come un equipaggio, confrontarsi con gli elementi in un cambio di fiocco a prua in tempesta, fare una posizione senza elettricità, stare zitti per tutta una traversata e raccontare alla fine e non attraverso delle telefonate satellitari o dei post sui social.
    Non è un controsenso, a volte navigo nel primo modo, cosi vedete e godete della performance dell’avventura e degli aneddoti della traversata. Altre volte, in famiglia o con gli allievi, navighiamo alla Polinesiana, sparendo dai radar, dal primo all’ultimo giorno di traversata, e godendo di essere un puntino sul pianeta, sul dovercela cavare da soli, e sui benefici, tanti, che arrivano al nostro cervello quando lo costringiamo a non dover pensare a 1000 bisogni ma solo a quelle 4 cose che devi fare per il gruppo o per te stesso.
    Buon anno a tutti.

    Vittorio

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