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INTERVISTA “Quelle che amo sono le barche a vela. Ma quelle vere”

“Pur di non usare il motore alla ARC ho perso l’aereo!”
21 dicembre 2016
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Toh, chi c’è a bordo di quel “vecchio” 32 piedi? Ah, è Robin Knox-Johnston!
22 dicembre 2016

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senza-titolo_253-edit“Cosa non deve mai mancare su una barca? La barca!” esclama Franco Corazza durante il nostro incontro nel nuovo cantiere di Italia Yachts a San Giorgio di Nogaro. Il fondatore del cantiere italiano mi lascia spiazzato, ma si spiega con un sorriso. “Oggi ci sono poche barche a vela vere. Ci sono tante barche ‘con vela’, che è diverso. Tu devi uscire con venti nodi e divertirti: se sei in apprensione hai comprato una barca con vela. Se ti diverti allora hai comprato una barca a vela vera. La barca è una riciclatrice, quando arriva il vento non deve perderlo. Se tu analizzi le barche che ci sono sul mercato, hanno perdite di energia colossali; le nostre no”.

A proposito delle vostre barche, in pochi anni avete creato una vera e propria gamma, adesso il nuovo cantiere. E domani?
Lo sforzo più grande lo stiamo facendo quest’anno con il cantiere, ma il prossimo presenteremo qualcosa di nuovo, senza togliere i vecchi modelli. Abbiamo avuto la fortuna o il giudizio di non farci prendere dalla “moda”, per cui abbiamo le boccole autoallineanti, l’albero John Mast e tante altre cose che fanno del nostro mercato un mercato di velisti, di armatori. Il compratore che un tempo prendeva la barca a vela in leasing per fare i quindici giorni di vacanza non si avvicina al nostro prodotto.

italia-yacht-familyCosa deve ispirare una barca?
Ergonomia di bordo e concretezza. Quando penso alle mie barche penso a barche coerenti e concrete. La coerenza la trovi nelle linee d’acqua e nell’ergonomia; in tutto il mondo si va anche di bolina. Per questo invece di disegnare una barca “fashion”, perché va di moda lo spigolo e poi patire il 50% della crociera perché il passaggio sull’onda non è ottimale, preferisco fare barche che funzionano di bolina. Se al lasco invece di andare a 25 nodi quando ce ne sono 30 andrò a 22, pazienza. Il resto del tempo ottengo comfort in navigazione.

Hai accennato alle barche “fashion”. Sembra che la produzione nostrana stia conquistando il mercato USA.
Si tratta di una crisi di idee dei cantieri americani, perché se analizzi il loro mercato, i modelli sono rimasti un po’ datati, eccezion fatta per J/Boats. Noi italiani siamo prolifici, pure troppo devo dire, perché ritengo che la barca sia ‘la barca di famiglia’, quindi il modello non può cambiare ogni quattro anni, anche per una questione di commercializzazione dell’usato. Nell’epoca d’oro per esempio il 412 di X-Yachts è rimasto sul mercato per quattordici anni. In nord Europa è ancora così, mentre il nostro mercato è drogato dal bisogno di proporre sempre qualcosa di nuovo.

dsc_0529-editParliamo di piano velico: addio alle vele di prua simmetriche, abbiamo asimmetrici per quasi ogni andatura. Come la vedi?
Di necessità virtù. Il fatto di non dover manovrare lo spinnaker ti porta ad avere un asimmetrico che non ha la stessa resa, ma che in crociera è fantastico. Non vedo invece necessari tutti quei Code Zero che, a parte il Golfo dei Nesci, servono a poco in giro per il mondo, perché la barca sotto i sei nodi la usi solo per fare i giretti e appena ce ne sono otto lo tiri giù. Il gennaker invece lo trovo molto giusto. Anche l’ala rigida (che funziona bene) ha un problema economico: sarà funzionale quando avrà un prezzo accessibile.

Sono nati i pod e gli ausili alle manovre… Che ne pensi?
Se funzionano ben vengano, come tutto quello che semplifica la vita ai croceristi meno esperti. Però è inutile fare le barche con due pale del timone profonde sessanta centimetri per poi mettere l’elica di prua: a un nodo e mezzo con due timoncini così non manovri!

santa_margherita_165Più strumenti, più consumi. Le energie alternative come soluzione?
Ben vengano, ma devono avere un costo umano e soprattutto funzionare. Sarei felice se l’ibrido o i pannelli solari (meno l’idrogeneratore perché
quando navighi rompe le scatole), entrassero davvero sul mercato, perché vuol dire che un domani potrai usare davvero un motore elettrico; oggi è impossibile perché il rapporto costo resa non vale il gioco. Perché un armatore dovrebbe scegliere un motore elettrico, col quale ha meno autonomia e gli costa 15mila euro in più?

Cosa cambierà nelle barche nei prossimi anni?
C’è da lavorare sul rigging, applicando alta tecnologia a bassi costi. Il problema di fondo è sempre quello economico. Facciamo un esempio, tu intendi l’albero in carbonio come quello figo da 100mila euro; credo ci possa essere un sistema per ridurre, grazie magari a sezioni diverse, il suo costo, come pure quello del sartiame, così da abbassare il baricentro e risparmiare chili sulla chiglia: meno strutture significano meno dislocamento e tutto ne trae vantaggio. Questa è l’evoluzione in cui spero.

A.d.A.

3 Comments

  1. Sergio Abrami ha detto:

    Rara avis ! Perfettamente d’accordo su tutto.

  2. bottadritta ha detto:

    se esci con 20 nodi e non stai in apprensione è perchè hai comprato un brocco che nun se move

  3. igi ha detto:

    Chiaro , sintetico e preciso. Bravo Franco.

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