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TEST Ancora, catena, cima. Tutta la verità sulla linea d’ancoraggio

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Ce l’ho fatta, finalmente. Adesso so sino a quando tiene l’ancora di una barca a seconda della forza del vento. Così non sarò costretto a litigare con quello a prua urlandogli di dare un po’ di catena o cima in più perché quella che ha dato non basta.
E, soprattutto, non passerò notti in pozzetto con il vento che mi si insinua nelle ossa (non sono più un ragazzino) con gli occhi puntati a prua, preoccupato che l’ancora cominci ad arare e mi debba scagliare ad accendere il motore. Per non rischiare di fare disastri.

schermata-2016-11-10-a-15-02-49TIENE O NON TIENE?
Per chi non l’avesse capito ancora, sto parlando dell’argomento essenziale per ogni diportista: tiene o non tiene il mio ancoraggio in baia? Chi ha ragione, quello che pontifica che è meglio un’ancora più pesante e una catena più leggera o quello che invece dice che è meglio l’inverso. Oppure, ma è proprio vero che mi devo portare cento chili in prua con l’opzione “tutta catena” che mi fanno sbattere come un dannato quando ho l’onda in prua e mi fanno perdere l’assetto della barca? Proseguendo, non sbaglia chi invece teorizza l’opzione “light” con una buona ancora ultima generazione del giusto peso abbinata ad una dose adeguata di catena e poi una bella cima? Anni e anni di discussioni che francamente, mi avevano rotto gli zebedei. Ma non ero in grado di dare una risposta definitiva che mi sollevasse da quelle noiose discussioni da marinaio e, soprattutto, mi mettesse tranquillo quando getto l’ancora in una baia e il meteo dice che nella notte il vento salirà di intensità.

COM’E’ NATA L’IDEA
La soluzione ai miei problemi si è materializzata a fine settembre quando, sfogliando la rivista francese Voiles et Voiliers, ho letto un articolo dove veniva realizzata una prova di resistenza di un ancora alla trazione prima che spedasse, mettendo a confronto tre tipi di linee di ancoraggio: tutta catena, catena e cima e tutta cima. Interessante ma teorico. Non veniva spiegato, nella realtà, sino a quale intensità di vento, in rapporto alla dimensione della barca, i sistemi di ancoraggio resistevano prima di “mollare”. Adesso lo faccio io questo test e lo completo per rendere utili i risultati a me e a tutti quelli che hanno l’ansia da ancoraggio, mi sono detto. E l’ho fatto.

schermata-2016-11-10-a-15-02-05COS’HO FATTO
Guardo le previsioni meteo e il venerdì sera sono sul traghetto che mi porta in Sardegna Nord. Lì c’è la barca di mio figlio che ha proprio le due linee di ancoraggio che mi servono e che, guarda caso, sono praticamente le stesse del test effettuato dalla rivista francese. Così, mi dico, posso avere una verifica se i dati che andrò a rilevare sono corretti. Vi spiego bene cos’ho fatto. Ho chiamato un mio amico che ha una barca a motore, un vecchio peschereccio che ha adattato anche a barca da crociera, dotato di due potenti motori dalla coppia bassa, capace di forte tiro anche a bassi regimi. Perfetto per fare la prova. Quello che serve a me. Ho acquistato, e me lo sono portato con me dal continente, un dinamometro (MCWN Ninja con misurazione sino 6.000 kg). Chi me l’ha venduto mi ha assicurato che se lo tratto bene poi me lo ricompra con un piccolo sconto. Il resto del materiale per effetture il test ce l’ho già, sono le due linee di ancoraggio che sono a bordo della barca di mio figlio.

Le conosco bene perché gliele ho regalate io. Ne ha due perché la sua barca la usa sia per crociera che per regata. A bordo del suo Rodman 42 di 11 metri che pesa solo 6.500 chili imbarca una linea d’ancoraggio con un’ancora Kobra 2 da 12 kg abbinata per la crociera con 50 metri di catena da 8 mm di diametro e una seconda linea, che usa quando va in regata perché è più leggera, con 10 metri della stessa catena unita ad una cima da 16 mm a tre fili. C’è anche il tender che mi servirà per il rilevamento a vista del comportamento dell’ancora. Mi manca solo una cima, identica a quella che c’è già. La comprerò nel negozio del porto (è comunissima). Mi accompagna mio figlio che, in cambio dell’assistenza mi costringerà ad aiutarlo a fare qualche lavoro di bordo. Lo faccio ben volentieri.

ultra_anchor_white_backgroundLE CONDIZIONI DEL TEST
Sabato mattina, imbarchiamo sul peschereccio da diporto le tre linee di ancoraggio previste per il test. La prima è “tutta catena”, la seconda è costituita da 10 metri di catena e la terza è “solo cima”. Proveremo queste tre opzioni abbinate all’ancora Kobra 2 sui quattro metri di fondale “tutta sabbia” davanti alla spiaggia, che si trova appena usciti dal porto. Le testeremo con tre diverse opzioni di calumo (lunghezza tra l’ancora affondata e la prua della barca). La prima sarà di 3 volte l’altezza del fondale (12 metri di calumo) che definiamo l’opzione “corta”, quella che si usa quando la rada è affollata e non c’è spazio per dare il corretto calumo. La seconda opzione sarà quella che definiamo “giusta” con sei volte l’altezza del fondo (24 metri). La terza la definiamo “lunga”, quella che dai quando decidi di stare all’ancora in una rada quando il vento spira forte e vuoi stare sicuro, senza dover dare la seconda ancora. Inizia il test.

I RISULTATI SORPRENDENTI
Cominciamo dalla più semplice l’opzione “tutta cima”. Il peschereccio comincia a spingere i motori. Con il tender osserviamo – l’acqua è trasparente come solo in Sardegna si trova – e vediamo tutto quello che succede sott’acqua. Con tre lunghezze di 12 metri (tre volte il fondale) l’opzione con sola cima è assolutamente inefficace, appena da gas la barca, l’ancora speda inesorabilmente. Tenuta nulla. Proviamo a dare cima arrivando alla soluzione “giusta” (sei volte il fondale), ovvero quella che si utilizza normalmente per un corretto ancoraggio in baia. L’ancora tiene sino ad una trazione di 270 kg, poi molla. Con la barca di 12 metri di mio figlio mollerebbe con meno di 20 nodi di intensità di vento. Con la soluzione “lunga” (10 volte il fondale) resiste sino a 350 kg. A circa 30 nodi la barca “target” spederebbe alla grande.

Meglio la situazione con la seconda opzione, quella con 10 metri di catena e il resto cima. Con la soluzione “corta” la tenuta è anche qui nulla, ma con quella “giusta” ara un po’ con una trazione di 450 kg ma poi l’ancora si pianta bene sino a 600 kg, per poi mollare. La barca “test” resisterebbe ferma sino a più di 30 nodi di vento. Con la soluzione “lunga” dopo aver arato per circa un metro con 600 kg si stabilizza e sino 800 kg tiene. Significa che la barca rimarrebbe al suo posto sino a 40 nodi di vento.

Con l’opzione “tutta catena” i risultati sono eccellenti. Ara un po’, ma non molla, con tre lunghezze soluzione “corta” sino 210 kg, ovvero con vento sino a poco più di 15 nodi di vento. Alla soluzione “giusta” di sei lunghezze resiste con una trazione di 920 kg ovvero come se ci fossero oltre 40 nodi di vento. Con la “lunga”, 10 lunghezze, molla con 1.230 kg, ovvero con circa 50 nodi di vento teorici.

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L’ANALISI DEI RISULTATI

Quello che è accaduto nel nostro test verità è ben riassunto nei dati che trovate nelle tabelle qui sopra. Vi basta raffrontare la tenuta alla trazione delle tre differenti linee di ancoraggio nelle tre lunghezze diverse, misurate in kg (tabella in alto a sinistra) e raffrontarle con l’opzione 11 metri. Vi diciamo di raffrontare i dati della lunghezza “11 metri” perché i materiali utilizzati per il test (ancora/catena/cima) sono quelli corretti da usare per una barca di queste dimensioni.
è’ ovvio che nel caso la vostra barca abbia dimensioni diverse, i materiali usati saranno di diverso diametro e peso ma il risultato di tenuta, al variare delle condizioni di vento, non varierà di molto. Perché una cosa è certa, non è vero che un’ancora molto più pesante vi consentirà di aumentare la tenuta. Tutte le ancore, ma soprattutto quelle di nuova generazione come la nostra Kobra 2, non aumentano le performance in funzione del peso, ma dell’angolo di tiro che riescono a mantenere. Dalla rilevazione visiva del nostro test la situazione era chiarissima. Quando l’angolo di trazione della linea d’ancoraggio era superiore a 10/15 gradi rispetto al fondale, l’ancora si alzava rispetto al fondo e cominciava a derapare o a mollare di colpo.

Gli insegnamenti pratici da questo test? Eccoli: dare sempre il più possibile di lunghezze rispetto al fondo; non usare mai l’opzione “solo cima”, non funziona. Controllate l’intensità del vento prevista perché non è detto che la vostra linea d’ancoraggio tenga sempre, anche se l’ancora è ben affondata nel terreno. E lo ripetiamo, allungate la vostra linea d’ancoraggio più che potete. La tenuta aumenterà in modo esponenziale.

L.O.

9 Comments

  1. franco ha detto:

    Interessante. Sarebbe utile introdurre un fattore di riduzione con onda. Forse i risultati con tutta catena ne soffrirebbero rispetto a quelli con cima e catena a causa degli strappi violenti trasmessi dalla catena.
    Attenzione poi alle giunzioni quali grilli e impiombature. Se non opportunamente scelti in base al loro carico di lavoro (e non di rottura !) potrebbero rivelarsi i punti deboli della linea di ancoraggio.

  2. ciriani paolo maria ha detto:

    sarebbe utile il confronto tra le diverse ancore con “tutta catena” visto che ormai è appurato che il “tutta catena” è il sistema che tiene maggiormente. Per il misto ricordatevi che la cima se è rigida trasmette lo strappo quanto la catena e forse più perchè manca del peso che con la catenaria rallenta la velocità dello strappo, se invece la cima è elastica questa provoca terribili imbardate con relativo strappo finale che avviene con un tiro laterale sul fuso che fa spedare l’ancora per i ripetuti strattoni a destra e sinistra, senza contare la possibile sincronia/sintonia tra onde e strappo che può sviluppare un effetto armonico pericolosissimo.

  3. Alberto Foglia ha detto:

    Grazie mille, utilissima informazione.
    Buon vento
    Alberto

  4. Tomaso ha detto:

    Grazie. Finalmente una risposta al problema in oggetto con prove inconfutabili.

  5. Layline ha detto:

    Finalmente un articolo terra terra, ma fatto con cognizione di causa, senza sviolinate a favore di un marchio piuttosto che un altro e con risultati più che coerenti.
    Su un paio di cose non mi trovo d’accordo.
    Sul peso dell’ancora in rapporto alle dimensioni e al dislocamento della barca, perchè a mio parere non è salutare andare al risparmio; per la mia di 10 mt, ho preso una Kobra da 14 kg e, forse, tornassi indietro la prenderei da 16 kg.
    La seconda sulle dimensioni della cima: se di qualità e del tipo elastico (il nylon sarebbe l’ideale), per queste dimensioni di barca da 14 mm basta, prima di strapparsi lei partono le bitte o la coperta.

    Giuste le osservazioni di Franco, a Paolo Maria dico invece che con onda e sola catena gli strappi sono molto più violenti che con calumo misto; a mio parere, una volta data una decina di lunghezze di catena, allungare il calumo con una percentuale di tessile non può che migliorare le cose.

    Per limitare il brandeggio con vento forte sono solito immergere a poppa una piccola ancora paracadute legata corta.
    A prua rizzata alla catena funzionerebbe decisamente meglio, ma dopo una notte sono impazzito per sciogliere le volte delle fettucce attorno alla catena con il paracadute che non riusciva più a restare aperto.

    • franco ha detto:

      Grazie Layline per il suggerimento della galleggiante a poppa.
      Per quanto riguarda il cavo ho adottato un tre legnoli di nylon con diametro da 18 mm. per la mia vela LFT 9 mt. che disloca 2900 kg a vuoto.
      Ho considerato i seguenti fattori peggiorativi per il WLL (working load limit).
      Carico di crociera ed equipaggio + 1.000 kg.
      Raggi UV e uso con fondali sabbiosi che degradano le caratteristiche
      Invecchiamento
      Impiombature (attenzione alcuni nodi possono ridurre il WLL fino al 60 % !)
      Il tutto mi dà ottimisticamente – 20 % .
      Poi andrebbero considerate le onde.
      Quindi adottata una catena da 8 mm. con WLL di 800 kg. ne è conseguita la cima da 18 mm. con WLL 1.080 kg che diventano 860 kg.
      La misura inferiore da 16 mm. avrebbe avuto un WLL (sempre ridotto del 20 %) di 688 kg. quindi più debole della catena.
      Analoghi ragionamenti per grilli e maglie.

      B.V.

  6. Carisa Parrett ha detto:

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  7. Stefano Galassi ha detto:

    Test inutile, il problema è alla radice: tutte le ancore a tenuta statica sono destinate ad arare e quindi spedare con l’aumentare dell’intensità e/o con la rotazione del vento.
    Per un ancoraggio sicuro bisogna affidarsi ad un’ancora con comportamento dinamico (Mantus e Ultra). In parole semplici, ancore di ultima generazione che con l’aumentare della trazione penetrano maggiormente, trovando quindi un punto di ancoraggio migliore di quello precedente, e che non spedano con i salti di vento.
    Ovviamente, occorre sempre tenere conto che tutti gli elementi della linea d’ancoraggio (calumo, peso/dimensioni dell’ancora, cardine di connessione, catena ed eventuale cima con relative impiombature) siano adeguati.

  8. Corrado ha detto:

    Un bel Test fatto bene , che fa capire che di catena ce ne vuole e parecchia e poi se si vuole aggiungere anche della cima ben venga ma 50/60 metri di catena ci vogliono, poi cima….

    Complimenti per il Test

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